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Operazione Leo 121

Spaccio nel fortino di Cosa nostra
La decisione della Cassazione

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Un annullamento con rinvio. E poi ci sono gli effetti della sentenza della Corte Costituzionale sulle pene per droga.

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CATANIA - Le pene inflitte al termine del processo di secondo grado, anche se alcuni imputati avevano rinunciato ai motivi d’appello, erano state pesantissime. Dai diciannove agli otto anni le condanne che hanno colpito gli imputati del troncone ordinario dell’inchiesta Leo 121, quella che nel 2014 azzerò la piazza di spaccio di via Capo Passero a San Giovanni Galermo che operava sotto l’effige del clan Santapaola. Una sentenza così severa, che il ricorso per Cassazione è stato un passo quasi obbligato. E nei giorni scorsi è arrivata la decisione.

La Suprema Corte ha annullato con rinvio ad altra sezione della Corte d’Appello di Catania la sentenza nei confronti di Concetto Tudisco, difeso dall’avvocato Giuseppe Magnano. Annullamenti parziali invece per Gianluca Di Mauro, difeso dal penalista Alessandro Lapertosa, Sebastiano Pagano, difeso dagli avvocati Micaela Manzella e Giuseppe Lo Faro, Vito Paladino, difeso dall'avvocato Giovanna Aprile, Cosimo Parisi, difeso dall'avvocato Gaetana Cipolla, Giambattista Spampinato, difeso dal penalista Francesco Maglione, Concetto Contarini, difeso dall'avvocato Marco Basile. La Corte D’Appello dovrà rideterminare la pena in riferimento alla continuazione riferibile al reato della detenzione di droga. Un effetto questo dovuto alla sentenza numero 40 del 2019 della Corte Costituzionale che ha ritenuto sproporzionata la pena minima di 8 anni prevista dal codice, riducendola a sei anni (questa decisione della Consulta provocherà un effetto a catena su molte sentenze simili, ndr). Annullata, limitatamente al trattamento sanzionatorio, anche le sentenza per Vincenzo Lodato, difeso dall'avvocato Micaela Lapertosa, e Simone Guarrera, assistito dall'avvocato Vittorio Basile. Per il resto i ricorsi degli imputati sono stati rigettati e quindi la Suprema Corte ha dichiarato “irrevocabile l’affermazione di penale responsabilità di Gianluca Di Mauro, Sebastiano Pagano, Vito Paladino, Cosimo Parisi, Giambattista Spampinato, Concetto Contarini, Vincenzo Lodato e Simone Guarrera”. La Cassazione, infine, ha rigettato interamente il ricorso di Francesco Carmelo Di Mauro.

Gianluca Di Mauro



Per effetto della decisione della Suprema Corte, oggi i carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia di Paternò hanno arrestato il 38enne catanese Gianluca Di Mauro, in esecuzione di un ordine per la carcerazione emesso dalla Corte di Appello di Catania. Il 38enne - secondo il provvedimento della magistratura - deve scontare una pena pari a 14 anni e 9 giorni di reclusione. La pena da scontare è quella riferibile all’accusa di associazione a delinquere finalizzata allo spaccio di stupefacenti. Per la contestazione di detenzione, come ha deciso la Cassazione, la Corte d’Appello dovrà pronunciarsi in base alla sentenza della Corte Costituzionale.


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