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l'inchiesta

Morosoli e gli appalti sull'Etna
Chiesto il giudizio per 19 imputati

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Fissata l'udienza preliminare. Quattro posizioni sono state stralciate.

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CATANIA. Dovranno comparire il 6 settembre, davanti al gup di Catania Giancarlo Cascino, i 19 imputati dell’inchiesta Etna per i quali i pubblici ministeri Alessandra Tasciotti e Fabrizio Aliotta hanno chiesto il rinvio a giudizio. Si tratta di Francesco Russo Morosoli, Salvatore Di Franco, Francesco Barone, Biagio Ragonese, Orazio Distefano, Simone Lo Grasso, Antonio Rizzo, Alessandro Galante, Gianluca Ferlito, Antonino De Marco, Alberto Puglisi, Mario Taller, Gianni Trepin, Alberto Felicetti, Stefano Branca, Angelo Nicotra, Orazio Consoli, Giuseppe Dentici, Carmelo Cavallaro e la società Russo Morosoli Invest Spa. Le accuse contestate a vario titolo sono corruzione, estorsione, falso in atto pubblico, turbativa d’asta, abuso d’ufficio, false dichiarazioni e rivelazione di segreti d’ufficio. Sparita, invece, l’accusa di associazione per delinquere. Quattro le posizioni stralciate dalla procura di Catania: quella dei sindaci di Linguaglossa e Nicolosi, rispettivamente Salvatore Puglisi ed Angelo Pulvirenti, del tenente colonnello della Guardia di Finanza, Sergio Cerra, e del consigliere comunale di Castiglione di Sicilia, Stefania Russotti. Ben 15 i soggetti individuati come parti offese che potrebbero costituirsi parte civile nel processo.

L’INCHIESTA. Sarebbero diverse le procedure di gara pubbliche turbate dal responsabile dei settori Affari Generali e Sviluppo Economico del comune di Linguaglossa, Francesco Barone, per impedire l’ingresso nel mercato dei servizi turistici dell’Etna alle imprese concorrenti della Star srl, rappresentata da Francesco Russo Morosoli, Salvatore Di Franco e Simone Lo Grasso. Questa almeno l’ipotesi dell’accusa. I concorrenti sarebbero stati esclusi dalle gare in modo pretestuoso, spianando la strada alla società amica. Stesse procedure fraudolente sarebbero state utilizzate in occasione di un altro bando pubblico finalizzato all’affidamento di un immobile di Monte Conca. In questo caso l’azienda agevolata da Barone sarebbe stata la Russo Morosoli Invest Spa. Un vero e proprio sistema, fondato sulla corruzione, avrebbe dunque consentito al gruppo imprenditoriale Russo Morosoli di conservare il monopolio delle attività sul vulcano. In cambio i funzionari infedeli avrebbero ricevuto gioielli, ski pass stagionali e sconti sui costi di riparazione. Secondo la procura etnea sarebbero state taroccate anche le procedure per la selezione delle guide vulcanologiche. Percorsi ed altre prove del concorso sarebbero stati trasmessi con anticipo per agevolare alcuni concorrenti rispetto ad altri.

REVOCA MISURA. Il gup Giancarlo Cascino ha disposto, su istanza del difensore di fiducia Giuseppe Testa, la revoca della misura cautelare dell’obbligo di firma per Francesco Barone, dirigente del comune di Linguaglossa. L’imputato ha così ottenuto la completa liberazione. L’avvocato Giuseppe Testa si dice soddisfatto per la scarcerazione del proprio assistito poiché “il gup ha ritenuto scemate le esigenze cautelari – spiega il legale - soprattutto in seguito alle prospettazioni della difesa sull’ormai prossimo pensionamento del dottore Barone”. Resta valida l’interdizione dallo svolgimento delle funzioni pubbliche fino al prossimo 2 dicembre. Da quella data, infatti, l’imputato entrerà ufficialmente in pensione.

 


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