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Fratelli D'Italia

"Il sindaco Pogliese è tornato
e giocherà da centravanti"

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Intervista a Ignazio La Russa.

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Onorevole Ignazio La Russa, oggi è qui per Pogliese. Ma l’ultima volta che è stato avvistato in questo hotel, era uno degli osservatori al secondo congresso di Diventerà Bellissima, quando Musumeci ha espresso delle forti perplessità  sulla tenuta politica di Fratelli d’Italia.

“Non le ricordo…”

Allora ci penso io: disse che se una forza resta ferma tra il 2% e il 3% un motivo ci sarà.

“Non ricordavo un Musumeci così negativo. Ricordavo un ragionamento di neutralità, che non condivisi ovviamente. Nonostante ciò ho continuato a rispettarlo”.

Tuttavia le vostre strade al momento sono quanto mai distanti, non trova?

“Credo che non sia un problema il rapporto con il governatore, che apprezziamo e stimiamo. Lo rispettiamo anche se ha altri percorsi. Il nostro obiettivo è quello che abbiamo chiaramente esposto un anno fa, e lo abbiamo dichiarato con Nello Musumeci presente”.

Quando?

“Lo ricordo benissimo: sul palco, assieme a lui, c’era il governatore della Liguria, Giovanni Toti. Allora Meloni annunciò la volontà di costruire la seconda gamba del centrodestra: un partito conservatore e sovranista”.

A che punto è il cantiere?

“Un anno fa dicevano che non avremmo raggiunto neanche il 4%, oggi i sondaggi ci danno all’8%. Non ci interessa scavalcare questo o quel partito. Ci interessa, questo sì, affinché l’Italia abbia un governo che non sia frutto di un contratto. Ma sia frutto di una sintesi politica”.

Verso quale direzione?

“Che abbia un programma nazionale, conservatore e sovranista. Pensiamo di essere vicini a questo risultato. Mancano soltanto gli ultimi centro metri. Ma questi ultimi centro metri non dipendono da noi. Dipendono dalla Lega e dal presidente della Repubblica. Quando ci manderanno a votare, ci faremo trovare pronti”.

Alle scorse Europee, pur nella lacerazione con Musumeci, Stancanelli ha ottenuto numeri importanti. Cosa vuole dire tutto ciò?

“Raffaele ha avuto l’appoggio di tutta la classe dirigenti dei Fratelli d’Italia. Lo abbiamo accolto non come un uomo di Db, ma come appartenente alla storia dell’Msi e di An. Abbiamo deciso di metterlo secondo in lista, non assecondando l’ordine alfabetico, sulla scorto proprio di quanto era successo in Sicilia”.

Con l’ingresso di Salvo Pogliese, FdI si candida a essere una delle principali formazioni in Sicilia orientale?

[sorride] “Mi permetta: non l'ingresso, ma il ritorno di Pogliese…”

Vada per il ritorno…

“Stiamo cercando di crescere in maniera coerente e organica entro un progetto che sia alleabile con la Lega, ma diverso dalla Lega. Noi non siamo solo sovranisti. Siamo anche conservatori. Ed in questa partita il sindaco di Catania giocherà da centravanti”.

La fiamma nel simbolo fa pensare che FdI sia arroccata su pozione novecentesche, è così?

“Se qualcuno lo dice lo fa per interessi diversi dalla verità. Perché, quando a Milano candido Francesco Alberoni, quando in Sicilia c’è Cannata, che arrivano da storie diverse, ma compatibili, dalla nostra, vuol dire che è in corso una crescita. Una crescita ormai sotto gli occhi di tutti”.


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