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Voto di scambio

Lombardo e Toti condannati
L'ex governatore: "Un misfatto"

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Foto di repertorio

Ribaltata la sentenza di primo grado.


CATANIA -  "Si tratta di un misfatto". Così Raffaele Lombardo commenta - con un whatsapp a LiveSiciliaCatania - il verdetto della Corte d'Appello di Catania. L'ex governatore siciliano, il figlio Toti, Ernesto Privitera, Giuseppe Giuffrida e Angelo Marino sono stati condannati a un anno (pena sospesa) per voto di scambio. La sentenza ribalta la decisione del Tribunale che nel 2015 aveva assolto tutti gli imputati "perchè il fatto non sussiste". Quando il presidente Riccardo Pivetti, alle 16,30, ha letto il dispositivo Lombardo non era presente. La notizia all'ex presidente della Regione arriva al telefono: a comunicarglielo è il suo difensore. "Incredulo e furioso, soprattutto per il figlio", commenta l'avvocato Salvo Pace appena chiude il telefono. E questa volta Lombardo sembra non voler chiudere così la partita. "Nei prossimi giorni convocherò una conferenza stampa", annuncia.

Il processo d'appello è frutto del ricorso della Procura che ha deciso di impugnare la sentenza di primo grado. Al centro del procedimento le elezioni regionali del 2012 che sancirono la vittoria di Toti Lombardo come deputato regionale nelle file del Movimento per l'Autonomia. Secondo l'accusa, i Lombardo avrebbero promesso due posti di lavoro in cambio di voti in favore del figlio dell'ex presidente della Regione. Precisamente la promessa di assunzione sarebbe stata fatta a Privitera in favore di Marino e Giuffrida, quest'ultimo poi effettivamente assunto nell'Ati che all'epoca gestiva l'appalto dei rifiuti del comune di Catania.

Questa mattina, prima che la Corte d'Appello si ritirasse in camera di consiglio, l'avvocato Mario Brancato ha ribadito - mettendo sul tavolo diverse sentenze arrivate dopo l'assoluzione del 2016 - "l'inutilizzabilità delle intercettazioni" che sono state il fulcro dell'impugnazione della Procura. Ed ha quindi chiesto alla Corte di dichiarare inammissibile il ricorso del pm e in subordine di confermare la sentenza di assoluzione. Anche il difensore di Raffaele Lombardo, l'avvocato Salvo Pace ha evidenziato l'inutilizzabilità delle conversazioni captate dalla Squadra Mobile. Inoltre il penalista ha sintetizzato gli step delle indagini, mettendo in evidenza che il procedimento è nato da alcune dichiarazioni di collaboratori di giustizia che non parlavano degli imputati di questo processo. E che da quelle rivelazioni nacque 'una sorta di pesca a strascico". Quelle intercettazioni (formulate in via d'urgenza e poi autorizzate dal gip) riguardavano un'indagine per reati di mafia che poi è stata archiviata. Le stesse intercettazioni sono confluite nel processo a carico dei Lombardo accusati di voto di scambio semplice. Reato per cui non è previsto dalla legge l'utilizzo delle intercettazioni. Sul punto il Pg Angelo Busacca ha depositato una precisa nota. Il sostituto procuratore generale, al termine della requisitoria, ha chiesto la condanna a un anno e due mesi ciascuno per l'ex presidente della Regione Siciliana e suo figlio, e a otto mesi per gli altri tre imputati.
Le motivazioni della Corte d'Appello saranno depositate tra 90 giorni. "Alla luce del ribaltamento della sentenza di primo grado è bene comprendere - commenta l'avvocato Brancato, difensore di Privitera - quale è il confine tra campagna elettorale e il reato di voto di scambio atteso che nel caso concreto si discuteva solamente di una campagna elettorale svolta da propri elettori in favore del leader del gruppo". Attende di leggere le motivazioni l'avvocato Pino Ragazzo, che assiste Giuffrida. "Dobbiamo comprendere quale è stato l'iter ideologico-giuridico che ha seguito la Corte", commenta Ragazzo. Duro il commento del legale di Lombardo, l'avvocato Salvo Pace: "Pensiamo che la sentenza di primo grado fosse inattaccabile. Nel corso dell'articolata attività istruttoria dibattimentale la tesi accusatoria si era sgretolata e il tribunale aveva preso atto che non vi era stato nessuna promessa indebita da parte dei Lombardo, soprattutto se si considera che Privitera Ernesto era un antico amico politico di Raffaele Lombardo e militante del suo movimento (nel 2012 era consigliere di quartiere a Catania). L’aiuto nei confronti di Toti - aggiunge Pace - era quindi cosa scontata. È stato dimostrato poi che Raffaele Lombardo dovendo badare al successo di tutta la lista e non solo al figlio distribuì l’aiuto dei quadri dirigenti del suo movimento tra tutti i candidati alle regionali. Non riusciamo a comprendere   quindi - conclude il penalista - come a fronte di così chiare evidenze la Corte di Appello abbia potuto convincersi della colpevolezza degli imputati". "Faremo ricorso in Cassazione", è l'annuncio dei tre difensori. Appuntamento, quindi, al terzo capitolo giudiziario di questo processo.

 


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