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processo d'appello

La vendetta passionale del boss
Sarà sentito il pentito Amoroso

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CATANIA - Ancora fanno rabbrividire le immagini dell’omicidio, in perfetto stile mafioso anche se la mafia non c’entra nulla, di Maurizio Maccarrone. Quel filmato ha scosso per la freddezza di quella mano che ha sparato. Senza scrupoli. Senza pietà. Questa mattina si è aperto il processo d’appello che vede alla sbarra il presunto mandante di quel delitto, Antonino Magro già condannato a 30 anni dal gup. Il processo d’appello è frutto del ricorso depositato dai difensori dell’imputato, gli avvocati Eugenio de Luca e il prof. Guido Ziccone. Questa mattina il pg Francesco Paolo Giordano ha chiesto di riaprire il dibattimento e sentire il collaboratore di giustizia Nicola Amoroso, ex elemento di vertice del clan Scalisi di Adrano, ramificazione dei Laudani di Catania. Il collaboratore salirà sul banco degli interrogatori il prossimo 23 settembre. Dal suo esame potrebbero arrivare nuovi elementi che potrebbero ancor di più blindare la tesi accusatoria e rafforzare il quadro probatorio. Dalle indagini, svolte dalla Squadra Mobile, dietro l’agguato ci sarebbe un movente passionale. Antonino Magro, ritenuto un personaggio di spicco del clan Morabito-Rapisarda di Paternò, non avrebbe gradito il fatto che Maccarrone avrebbe iniziato una relazione amorosa (mai provata in realtà) con una sua vecchia fiamma. A completare il puzzle indiziario anche i verbali del pentito Gaetano Di Marco, detto "caliddu", ex esponente del clan Scalisi di Adrano.


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