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Il punto

Catania merita di tornare a sognare
Ma servono risposte adeguate

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Dal tramonto (della passata stagione) all'alba (della nuova): cosa dobbiamo attenderci? (Foto di repertorio)

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CATANIA. In mancanza di tutto il resto, c’era il pallone che regalava storie di orgoglio, riscatto, carattere e felicità di una città. 
In mancanza di tutto il resto, c’erano (e quelle ci sono ancora) le curve del Massimino che incardinavano la spinta che mancava in quelle giornate in cui schemi e sudore non parevano essere sufficienti. In mancanza di tutto il resto, era il Calcio Catania che era divenuto l’antidoto ai drammi soffocanti di una comunità.
Ma il calcio non deve certo farsi carico di responsabilità altrui. Il calcio è “semplicemente” calcio: e nulla più. Non è mai stata la vittoria a tutti i costi il perno di tutto. Non è mai stato il palcoscenico e nemmeno la categoria che hanno decretato il generoso affetto della piazza alla squadra. E’ sempre stato tutt’altro. Perchè, semmai, sono sempre stati gli atteggiamenti ed i proclami che non sono mai calati giù. Perchè i catanesi possono pure perdonare le sconfitte più dolorose, le vicende extra-campo più devastanti (vedi “I treni dei gol”), attendere con speranza alle calende greche il ritorno agli altari: ma se pensano di essere stati abbandonati alle mani dell’improvvisazione (l’alibi dell’amore e della passione non c’entrano nulla), beh, sono pure capaci di disinnamorarsi senza appello. Quella trascorsa è stata un’altra stagione controversa e contraddittoria. Un altro rospo amaro da dovere ingoiare sulla polvere della Serie C e che, al momento, segna il passo all’alba del prossimo campionato.

All’amministratore delegato, Pietro Lo Monaco ed al diretto riferimento della proprietà Nino Pulvirenti, non serve sciorinare la storia (bella, intensa e coinvolgente) degli anni recenti. La Serie A è alle spalle da un bel pezzo: oggi va sognato tutto daccapo. E di certo, senza un vero dialogo ed in assenza di altruismi difficilmente si potrà andare oltre gli spiccioli del quotidiano. Come il campo ha bisogno di eroi che infiammino gli spalti (ahimè quanto sono mancati negli ultimi anni a Catania), una dirigenza solida ha bisogno di una comunità - addetti ai lavori, giornalisti, tifoseria - che venga vista come stimolo per crescere e durare. Altrimenti, tutti perdono insieme.

A Catania c’è necessità di una resurrezione che curi le ferite e rinsaldi i legami piuttosto che proclamare continue guerre fratricide. 
Tocca in principal modo a società e dirigenti compiere il primo e una volta per tutte decisivo passo: perchè la passione di una comunità merita risposte chiare e adeguate.


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