Live Sicilia

L'INCHIESTA

Il Rettore e il potere delle “famiglie”
Le intercettazioni dello scandalo


CATANIA – Questioni di famiglia e potere. Un sistema consolidato, frutto di rapporti di forza e di una lunga storia di famiglia. Famiglie potenti che da sempre governano l'Università etnea. Le cimici della Digos registrano il Rettore Francesco Basile, sospeso dal Gip di Catania, mentre spiega quali siano le regole dell'Università. “Ne ho uno al giorno – dice il Magnifico Rettore - che viene per un problema di parentela o di... perché poi alla fine qua siamo tutti parenti… si, si, sono tanti parenti… penso perché sono… alla fine l’Università nasce su una base cittadina abbastanza ristretta una specie di élite culturale della città perché fino adesso sono sempre quelle le famiglie…”.

Intercettazioni rispetto alle quali il procuratore Capo Carmelo Zuccaro ha detto che bisogna “indignarsi”. Un sistema “criminale”, secondo Zuccaro, è quello che verrebbe fuori dagli atti giudiziari. Un sistema fatto di scambi di favori e gestione di potere, assunzioni, assegni per i dottori di ricerca. Il Rettore rimprovera un interlocutore che chiede un favore: “mi sembra molto strano che... che proprio tu che stai... chiedendo il posto di una persona... in questa circostanza... perché certo non credere che in Dipartimento il posto che tu chiedi diciamo... tu stesso va, che hai l'esperienza che hai... ma dove vivi?... Cioè... o pensi che... ee... le cose... che per te sono ci debbono essere e sono gratuite... e invece il resto ci pensano gli altri... ti assicuro che non c'è questo entusiasmo per la chiamata di Torrisi”.

I concorsi sarebbero stati pianificati ad hoc, stabilendo anche il tetto massimo di pubblicazioni per favorire determinati candidati. Roberto Pennisi, tra gli indagati, è direttore del dipartimento di Giurisprudenza: “poi, c'è la possibilità, se si vuole... ma è solo eventuale di mettere un tetto al numero di pubblicazioni... che comunque non può essere inferiore a dodici…”.

“E allora – risponde il suo interlocutore – mettiamo dodici, metto, mettiamo dodici e così evitiamo...”.

“Vediamo chi sono questi stronzi che dobbiamo schiacciare”. Università di Catania, le cimici della Digos stanno intercettando l'utenza di Giuseppe Barone, direttore del Dipartimento di Scienze Politiche. Un professore potente, finito al centro della maxi inchiesta sulla corruzione e i concorsi truccati nello storico ateneo catanese. A parlare con Barone è uno dei “candidati” al concorso, un concorso “bello tosto – dice Barone – perché ci sono 10 domande, con sette idonei”. “Sette idonei”, risponde il professore di Scienze Politiche, che subito dopo conferma che l'interlocutore è tra gli idonei. “Ora io – dice Barone - quindi ci vuole la preselezione… io le sparo alcuni nomi ma ora mi faccio dare l’elenco tutto…...e vediamo chi sono questi stronzi che dobbiamo schiacciare!”.

 


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