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l'intervista

Il Pd, le correnti e il nuovo corso
Napoli: “Basta inciuci nei comuni”

, Politica

Il segretario in proroga fa il punto sullo stato dell’arte del partito.

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CATANIA – Pd, il punto dopo le Europee. Enzo Napoli, segretario provinciale in proroga, traccia un bilancio dell’appuntamento elettorale e indica una via da seguire: forgiare un partito dall’identità politica chiara. Con tutte le conseguenze del caso. In primo luogo abbandonando la strada delle coalizioni “ibride” in occasione delle elezioni amministrative. “Dove governa il centrodestra, il Pd deve stare all’opposizione”, dice Napoli tentando di mettere in soffitta esperimenti di laboratorio da “Patto del Nazareno” di provincia.

 

Napoli, come dobbiamo chiamarla? “Ex segretario” va bene?

No. Io sono segretario in proroga finché sarà eletto il nuovo segretario come avviene per gli amministratori locali.

Allora possiamo tracciare con lei un bilancio delle Europee: il Pd in Sicilia tiene ed elegge due deputati, ma la candidata di area zingarettiana non ce la fa. Tratteggiamo un quadro sia in riferimento al partito sia all’area Zingaretti.

Il partito sicuramente ha avuto un risultato positivo se pensiamo che alle politiche abbiamo preso il 12% in Sicilia: il risultato è consistentemente maggiore. Prendiamo il 50% in più dei voti delle politiche: questo è già un segnale incoraggiante. Qualcuno ci dava per spacciati invece siamo la seconda forza politica in Italia. Inoltre, con l’elezione di Zingaretti si apre una fase nuova, legittimata dal voto, e il Pd si pone come l’unica alternativa credibile a questo governo è chiaro che è un segnale di enorme fiducia, non basta e sicuramente si dovrà lavorare tantissimo. Dovremo ricostruire il radicamento del partito sul territorio e allargare i consensi.

Secondo lei il fatto che il risultato migliore lo abbia ottenuto un indipendente come Bartolo come va letto?

Bartolo ha incarnato una reazione alle politiche xenofobe di Salvini. Su Michela Giuffrida comunque esprimo un giudizio positivo. Il risultato comunque c’è stato. Michela ha ottenuto un grosso risultato e comunque ha pesato l’indicazione del capolista data dal nazionale.

Si riferisce a Caterina Chinnici?

Sì. Io vorrei ricordare che Michela Giuffrida ha fatto vita di partito, si è schierata al congresso regionale a differenza di altri. Mi è dispiaciuto che qualcuno abbia messo il cappello sugli eletti. Nel senso che Bartolo e la Chinnici sarebbero stati comunque eletti perché alle Europee si esprime un voto di opinione.  Qualcuno ha voluto giocare le Europee anche in chiave interna e invece sono due mondi diversi.

A proposito di partita interna. Il 27 giugno si deciderà della sorte di Davide Faraone. Come andrà a finire?

Io ero tra quelli che non ritenevano opportuno svolgere il congresso regionale. Sul modo in cui si è svolto non ho celato critiche, anzi sono stato parecchio polemico Credo che il percorso avrebbe dovuto prendere una piega diversa perché non si può pensare di vincere un congresso nel modo in cui lo si è vinto. Credo che la commissione nazionale di garanzia terrà conto delle osservazioni di procedura fatte e mi auguro che in Sicilia si apra un nuovo percorso unitario. Se Faraone venisse dichiarato il segretario legittimo, anche con tutte le perplessità che nutro, non potrei non riconoscerlo.

 

E a livello provinciale?

Anche in questo caso ritenevo che il congresso non andasse fatto. C’è stato imposto di farlo. Avevamo lavorato a livello unitario e siamo stati bloccati per ben due volte. E’ chiaro che un altro al mio posto avrebbe mollato la presa e lasciato il partito a se stesso. Io per senso di responsabilità, nonostante qualcuno lo interpreti diversamente, ho pensato fosse doveroso dopo sei anni di faticosa direzione del Pd a Catania consegnare il partito al prossimo congresso.

 

Quando?

Spero il prima possibile, nei modi più legittimi dal punto di vista statutario ma anche politicamente conducenti.

 

C’è la possibilità di mettere in campo un altro tentativo unitario?

Se, come molti ipotizzano, la Sicilia verrà affidata a un commissario transitorio fino al prossimo congresso bisognerà capire i modi e i tempi con i quali si va a congresso e poi costruire anche aspetti politici.

 

In che senso?

Il problema non è solo contare all’interno del partito. C’è un problema di identità politica che va ridiscussa. Non possiamo avere un segretario come Zingaretti a Roma e in Sicilia un Pd non coerente con quello che lui sta incarnando.

 

Si è assunto la responsabilità di alcune scelte discutibili. Un primo nodo riguarda il consiglio comunale di Catania. Vi siete presentati senza simbolo e oggi non c’è un gruppo del partito ma due compagini legate a due correnti del Pd e come se non bastasse qualcuno è andato via.

C’è un tema di fondo che il nuovo corso di Zingaretti deve affrontare. Questo è stato un partito che per troppi anni è stato ostaggio delle correnti interne in cui ciascuna componente si è ritagliata degli spazi che pensava di potersi  ritagliare: questa è una strada non più percorribile. Il Pd deve avere un’identità politica e organizzativa unitaria. Non è possibile che non ci siano in ogni consiglio comunale dei gruppi del Pd e assessori dem a sostegno di giunte di centrodestra.

 

In passato però si è scelto di non scegliere avallando queste situazioni. No?

In questi anni la direzione e il segretario provinciale non sono stati fortemente legittimati come avrebbe dovuto essere. Quando ho fatto il commissario il primo anno avevo dato questa impronta perché avevo i poteri per farlo, ma nel corso di questi anni è prevalsa la logica per cui le correnti potevano muoversi anche con l’avallo della direzione nazionale per cui ciascuna recitava a soggetto. Questo ha comportato che in ciascun consiglio comunale ogni capocorrente scegliesse la collocazione più opportuna.  E’ chiaro che la convivenza all’interno di un partito comporta una coerenza a tutti i livelli: non si può essere parlamentari nazionali o regionali del Pd e poi nei comuni perseguire politiche che non sono coerenti con la linea politica del partito. Dovremo chiarire in tutti i comuni se stiamo in maggioranza o all’opposizione. E dove ci sono sindaci di centrodestra il Pd deve necessariamente stare all’opposizione.

 

 

 

 

 


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