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Polizia, confisca milionaria
Colpito "impero" del clan Cappello

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Nel mirino il tesoro di Giuseppe Guglielmino, imprenditore del settore dei rifiuti. TUTTI I PARTICOLARI.

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CATANIA - Una confisca milionaria. O come l'ha definisce la polizia "un piccolo impero economico". Il provvedimento patrimoniale ha colpito Giuseppe Guglielmino, imprenditore (attualmente detenuto) che opera nel settore dei rifiuti, ritenuto organico al clan Cappello. Nel 2017 è finito in manette nel maxi blitz Penelope della Squadra Mobile di Catania che ha azzerato la cupola della cosca catanese. E pochi mesi dopo la Divisione Anticrimine della Polizia di Stato ha eseguito il sequestro di beni e società per un valore di svariati milioni di euro. Un'indagine delicata quella svolta dal pool creato ah hoc (con personale dell'Anticrimine e della Squadra Mobile) proprio per  individuare le ricchezze e i compendi aziendali frutto di fondi illeciti. La mafia è stata colpita nel cuore finanziario. "Lo avevo detto il giorno del mio insediamento - ha esordito il Questore di Catania, Mario Della Cioppa - l'aggressione ai patrimoni illeciti è una delle priorità, insieme a quella dei presidi territoriali, su cui ci muoveremo".

Giuseppe Guglielmino è l'imprenditore che ha permesso ai Cappello di fare il salto finanziario, nella scia della famiglia catanese di Cosa nostra. Il Tribunale Misure di Prevenzione al termine del processo di primo grado ha emesso il decreto di confisca che rispecchia perfettamente quello di sequestro. Quindi l'intero patrimonio è rimasto - nella pratica - nelle mani dello Stato e affidato ad un amministratore giudiziario.

Guglielmino, forte della sua rete di contatti criminali anche con la 'ndragheta e la camorra, è riuscito a far ottenere alle sue società - o quelle riconducibili a lui - appalti nel settore della raccolta e del trattamento dei rifiuti. Poi i fondi illeciti, secondo le ricostruzioni accusatorie, sono state reimpiegate per la costituzione di altre imprese commerciali. Aziende che di fatto hanno arricchito le casse del clan Cappello.

"Sono emblematiche alcune intercettazioni che coinvolgono Guglielmino e altri uomini di vertice del clan, come Salvatore Massimiliano Salvo", dice Ferdinando Buceti, dirigente della Divisione Anticrimine della Polizia di Catania. Nel decreto di confisca, attraverso alcune conversazioni si può ben delineare il profilo criminale dell'imprenditore-boss. "A Caserta siamo blindati", dice parlando con Salvo, 'u carruzzeri. Oppure, quando si parla di risolvere una determinata questione si chiede "di inviare i carusi". E su una delicata questione di appalti, Guglielmino dà il via libera "per un ribasso" di alcuni punti percentuali. Guglielmino è figlio di Vincenzo 'u zio nino, scomparso recentemente, che era stato coinvolto nel blitz Gorgoni della Dia (quello che ha portato allo scioglimento per mafia di Trecastagni), ed è anche cugino di Michele Guglielmino, titolare dei supermercati Gm che un anno e mezzo fa sono stati sequestrati da parte dell'Anticrimine. Su questo fronte è in corso il procedimento davanti al Tribunale - Misure di Prevenzione di Catania.

Il valore del tesoro confiscato, secondo le stime degli inquirenti, ammonta a 12 milioni di euro. Il patrimonio inserito nel decreto è composto dalla totalità delle quote ed intero patrimonio aziendale della società Geo Ambiente srl, con sede legale in Belpasso (CT) e due sedi secondarie site nella provincia di Cosenza: Belvedere Marittimo (CS)  e  Sangineto (CS); la totalità dei beni aziendali e strumentali dell’Impresa individuale Consulting di Guglielmino Giuseppe, con sede legale in San Gregorio di Catania; la totalità delle quote ed intero patrimonio aziendale della società Clean Up srl, con sede legale in Motta Sant’Anastasia (CT); la totalità delle quote ed intero patrimonio aziendale della società Eco Logistica srl  con sede legale in Aci Sant’Antonio (CT); la totalità delle quote ed intero patrimonio aziendale della società  Eco Business srl, con sede in Siracusa, e sede secondaria a Belpasso (CT); la totalità delle quote ed intero patrimonio aziendale della società Work Uniform srl, con sede legale Catania (CT). Oltre alle società sono state confiscate quattro unità immobiliari a Catania, due a Fiumefreddo di Sicilia (CT) e uno a Bronte (CT), e poi diverse autovetture (un’Audi S3 1.8 Turbo, due Daimler Chrysler, un’Alfa Romeo, una Mercedes, una Fiat Uno, due autocarri (Peugeot e Fiat), un autocarro Unic 190 e due Fiat 500).


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