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GUARDIA DI FINANZA

Maxi indagine sulle truffe UE
Coinvolti imprenditori: tutti i nomi

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Sono 34 gli indagati dalla Guardia di Finanza. Disposti sequestri di conti correnti.

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CATANIA – Ci sono 34 imprenditori e operatori dei Centri di assistenza agricola accusati di associazione per delinquere, per aver commesso – secondo la Procura di Caltagirone – una maxi truffa ai danni dei fondi Agea. Avrebbero intascato – hanno documentato gli uomini della Guardia di Finanza - contributi destinati all'agricoltura attraverso false attestazioni pianificate a tavolino. Considerando le imprese, il numero dei soggetti finiti sul registro degli indagati sale a 55. L'operazione è stata eseguita 15 giorni fa.

LE ACCUSE – I 34 sono indagati per associazione per delinquere, “ per avere – si legge negli atti di cui LiveSicilia è in possesso – in concorso tra loro e con altre persone non identificate, con la consapevolezza di far parte di un medesimo sodalizio criminoso, promosso, costituito, organizzato o comunque partecipato a un'associazione a delinquere finalizzata alla commissione di un numero indeterminato di truffe in danno dell'Agea e, tramite quest'ultima, in danno della CEE, per l'indebito conseguimento di contributi per l'agricoltura”.

GLI OPERATORI – Sebastiano Licciardino, Luigi Giuliano, Carmelo Amoruso, Alfio Bellardita, Giuseppe Attilio Amore, Sebastiano Fisicaro, Grazia Giudice, Giuseppe Alessandro Militello, Antonio Strangio, Salvatore Secolo e Giovanni Morello, operatori e responsabili dei Centri di assistenza agricola, avrebbero “raccolto le coordinate bancarie” nelle quali far confluire i contributi, avrebbero anche acquisito i dati anagrafici e fiscali di “teste di legno”, cioé prestanome, “in nome dei quali presentare le domande per ottenere contributi comunitari”. La documentazione sarebbe stata infarcita da “falsi contratti di affitto dei terreni”, ma non basta, gli operatori avrebbero anche attestato “falsamente la regolarità delle domande uniche di pagamento e le domande di accesso alla Riserva Nazionale” per ottenere i titoli Pac e cederli “fraudolentemente” nel sistema informatico. Gli operatori sarebbero, a vario titolo, “anello di raccordo tra tutti i correi, organizzatori della costituzione dei fascicoli aziendali”.

GLI IMPRENDITORI – Sebastiano Licciardino, Luigi Giuliano, Mario Giuseppe Scinardo, conosciuto come il re dell'eolico, attualmente detenuto dopo la condanna definitiva a 7 anni per concorso esterno all'associazione mafiosa, Nellina Letizia Deni, Francesco Salemi, Pina Bertuna, Francesca Renda, Giovanni Montagno, Giuseppe Daniele Miraglia Faciano, Maria Nicolosi, Maria Cavallaro, sarebbero “ideatori e promotori dell'attività criminosa”, avrebbero avuto il compito di individuare soggetti appartenenti allo stesso nucleo famigliare”, ma anche parenti. Gli inquirenti fanno l'esempio di Francesca Renda, “legata alla famiglia Scinardo attraverso il fratello Salvatore”, cognato di Mario Giuseppe Scinardo, e Pina Bertuna, suocera di Salvatore Scinardo, a sua volta fratello di Mario Giuseppe. Ci sono anche alcuni dipendenti di imprenditori coinvolti, come Francesco Salemi, alle dipendenze di Mario Giuseppe Scinardo e sarebbero state costituite anche società ad hoc.

LE RECLUTE – Giuseppe Alessandro Militello e Samuela Animamia avrebbero avuto il compito di reclutare altri componenti della famiglia, “che dietro accordi di spartizione – si legge negli atti – dei contributi, fornivano le proprie coordinate bancarie”. A questo si aggiunge che Militello avrebbe presentato le domande di contributi comunitari corredate da falsi contratti di affitto dei terreni.

LE SOCIETÀ – Rosaria Mommo, Giovanni Antonino Montagno, Sebastiano Licciardino, Roberto Montagno, Giuseppe Scinardo (originario di Nicosia e residente a Giardini Naxos), Salvatore Licciardino, Maria Miraglia Faciano, Sebastiano Miraglia Faciano, Giuseppe Miraglia Faciano, Antonino Liuzzo Scorpo, Maria Nicolosi e Maria Cavallaro, avrebbero costituito “numerose società agricole al fine di giustificare la fittizia conduzione di vastissimi terreni dislocati in tutto il territorio”.

LA RISERVA – Salvatore Cannizzo, Antonino Pirrone, Antonio Grosso Mario, Salvatore Secolo, Pino Ortolano, Giovanni Morello, Andrea Cavallaro, Fabio Cristofaro Mancuso avrebbero avuto il compito di redigere le domande uniche di pagamento da trasmettere all'Agea e quelle di accesso alla Riserva Nazionale.

I SEQUESTRI – La Gip Elisa Milazzo ha disposto il sequestro di 48mila euro a Giovanni Antonino Montagno, 175mila euro a Sebastiano Licciardino, 73mila euro a Annalisa Fascetto, 27mila euro a Roberto Montagno, 28mila euro a Francesco Salemi, 5mila euro a Tommaso Rametta, 17mila euro a Pina Bertuna, 89mila euro a Giuseppe Scinardo, 39mila euro a Angela Licciardino, 93mila euro a Maria Miraglia Faciano, 118mila euro a Antonino Liuzzo Scorpo, 41mila euro a Samuela Animamia, 11mila euro a Doreana Miraglia Faciano, 29mila euro a Giuseppe Miraglia Faciano.


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