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l'udienza

Omicidio, colpo di scena in aula
Disposta una super perizia

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Dario Chiappone è stato trucidato nel 2016 con 18 coltellate.

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CATANIA. Sarà un super perito a stabilire se siano di Agatino Tuccio le impronte trovate sul luogo del delitto di Dario Chiappone. Colpo di scena nel processo sull’omicidio del 27enne giarrese, trucidato nel 2016 con 18 coltellate in via Salvemini a Riposto. I giudici della Corte di Assise di Catania, presieduta da Nunzio Trovato, hanno disposto, dopo una breve camera di consiglio, la nomina di un perito per compiere nuovi accertamenti dattiloscopici. Una richiesta avanzata dai legali Enzo Iofrida e Vanessa Furnari, difensori di fiducia di Tuccio. L’imputato, come sempre finora, era presente in aula. Ancora latitante, invece, il coimputato Salvatore Di Mauro, difeso dall’avvocato Cristofero Alessi. A rappresentare i familiari della vittima i legali Angela Chiarenza, in sostituzione di Michele Pansera, e Rosario Fabio Grasso. La decisione della Corte è giunta dopo un lungo confronto-scontro in aula sulle impronte digitali tra i rispettivi consulenti di accusa e difesa, da una parte il luogotenente dei Ris di Messina, Giuseppe Polimeni, e dall’altra l’ex vice questore della Polizia di Stato, Francesco Matranga. Il prossimo 21 giugno, dunque, si procederà alla nomina di uno o più periti. I legali della difesa hanno chiesto che venga affidata a personale tecnico, non militare. La sentenza del processo non arriverà dunque, come finora previsto, prima dell’estate. I risultati della perizia a questo punto potrebbero essere decisivi per l’esito del processo.

IL CONFRONTO. E’ tornato nuovamente sul banco dei testimoni il luogotenente della sezione impronte dei Ris di Messina, Giuseppe Polimeni. Su richiesta del pubblico ministero Santo Distefano, il militare ha ricostruito innanzitutto la catena di custodia dei reperti giunti nei laboratori, nel caso specifico le tre buste di plastica, contenenti un grosso macigno, rinvenute sulla scena del crimine. Descritte poi le tecniche, definite universalmente riconosciute dai massimi organi internazionali, di esaltazione, fissazione e poi analisi delle tracce. Il teste ha analizzate ad una ad una, con l’ausilio di un videoproiettore, le quattro impronte rilevate sulle tre buste. Definita “da scuola”, poiché contenente circa il 90% delle informazioni, l’impronta scovata sulla seconda busta. Sarebbe questa, secondo il tecnico dei Ris, a non lasciare dubbi sull’identificazione dell’imputato. Ma anche nelle altre sarebbero stati rilevati numerosi punti caratteristici in comune con il cartellino di Agatino Tuccio, estratto dalla banca dati Afis, il Sistema automatizzato di identificazione delle impronte digitali. Subito dopo è stato Francesco Matranga a salire sul banco dei testimoni. Secondo il consulente della difesa i Ris non avrebbero rispettato, durante l’attività svolta, le linee programmatiche previste. Contestato anche il sistema Afis, definito troppo soggettivo. I dati inseriti dall’operatore, secondo Matranga, avrebbero condizionato il risultato. A quel punto il presidente della Corte ha consentito il confronto tra i consulenti di parte. Troppo divergenti però le tesi messe in campo dai due tecnici. Per questo la Corte ha stabilito di affidare una super perizia che possa sgombrare il campo dai dubbi sollevati durante l’udienza. D’altronde le impronte digitali, che per l’accusa inchioderebbero l’imputato, rappresentano l’elemento di prova più importante del processo.

 

 


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