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la cellula di Lineri

Mazzei, il 'ritorno' di Coppola
Il boss inquieto: "C'è malu tempu..."

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E nel blitz Hostage emerge anche la figura di Turi Licciardello.

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CATANIA - Il ritorno dei vecchi boss. Nel blitz di oggi ci sono nomi che riportano alla storia della mafia catanese degli anni 90. Parliamo di Orazio Coppola e Salvatore Licciardello, uomini di vertice della cellula mafiosa dei Mazzei nella frazione misterbianchese di Lineri. Un gruppo nato dopo l’estinzione del clan del Malpassotu. I fedeli del boss scomparso (già pentito) Giuseppe Pulvirenti si divisero tra Mazzei e Santapaola. E così Orazio Coppola, delfino di Michele Cuffari (ex affiliato dei Cursoti) e i fratelli Licciardello, Agatino (detto Tino Paparazza) e Salvatore (per la malavita Turi Chianca) tra la fine degli anni 90 e 2000 hanno retto le file di un gruppo che, a quanto pare, è ‘riuscito’ a resistere alle retate. Ed è rimasto autonomo, anche se sempre legato al gruppo del 'Traforo' (la zona di via Belfiore a San Cristoforo dove vive la famiglia di sangue dei Mazzei, la moglie del capomafia Santo, Rosa Morace, la si può incontrare spesso passando da lì, ndr).

Nelle oltre trecento pagine dell’ordinanza firmata dal gip Santino Mirabella, ci sono centinaia e centinaia di intercettazioni e riferimenti anche a video di telecamere piazzate nei luoghi strategici dove gli affiliati si incontrano. Il quartier generale è in piazza Enrico Berlinguer. Uno slargo che taglia in due via Lenin, il cuore di Lineri. E non solo. Coppola, Licciardello, Giovanni Ventorino (u gilataru) e Agatino Costantino (TIno Banana) si riuniscono anche nell’area della delegazione comunale di via Partigiani d’Italia.

Orazio Coppola è attento. È consapevole di poter essere nelle mire della magistratura. E così limita i suoi spostamenti, prende appuntamenti tramite sms (soprattutto quelli con i boss di altri clan, come Carmelo Distefano dei Santapaola) e, per ‘discutere’ di affari importanti, preferisce vedere le persone face to face. Tutto inutile. La Squadra Mobile installa una telecamera davanti la casa del boss dei “Carcagnusi”. Molto frequenti sono le visite di Salvatore Imbrogliano. E non solo.

È inquieto Coppola. Nel novembre 2016 il boss ha brutte sensazioni. Pensa di poter essere vittima di un agguato. E parlando con il figlio, in una giornata dove non risultano particolari intemperie atmosferiche, commenta: “Non lo vedi che c’è malu tempu?”. Per il giudice “è evidente che Coppola non si riferisse certamente al clima, Coppola, già in passato vittima di un agguato mafioso, evidentemente temeva per la sua incolumità”. In effetti, durane le tensioni tra i 'catanesi' diretti da Angelo Privitera e Rosario Sciuto (detto u Sucaru, ucciso anni dopo a Librino) e gli uomini di Lineri, Orazio Coppola riuscì a salvarsi dall’imboscata organizzata l’11 novembre 1999. Sarebbe stato Sciuto a volere la sua morte. Coppola come risposta avrebbe subito ordinato l’omicidio di Sciuto. Fallito anche quello.


Coppola parla con il boss dei Santapaola-Ercolano Carmelo Distefano, dunque, con cui stringe una joint venture per acquistare una partita di marijuana dagli albanesi. Ma organizza anche incontri con i Santangelo di Adrano, referenti (anche loro) della famiglia di Nitto. Non ci sarebbero dubbi, quindi, sul ruolo di vertice di Coppola. Anche i sodali parlando di lui lo definiscono “il capo”. Il capo di un gruppo decimato: “qua siamo cinque, Giovanni, quali quindici”, dice Costantino a Ventorino, che però ribatte inserendo nel suo conteggio anche “quelli del Traforo”. Insomma, blitz dopo blitz, i Mazzei in libertà a marzo 2017 sarebbero stati 15, tra la cellula di Lineri e quella di San Cristoforo.


E se Coppola sarebbe stato il punto di vertice, Licciardello avrebbe avuto il ruolo di interfaccia. Turi Chianca (così è soprannominato Licciardello) però preferisce stare fuori dagli affari di droga. Forse non si vuole esporre. Anche lui, infatti, teme di poter tornare in carcere. E così evita di intrattenersi con gli affiliati. “…le microspie che sentono…”. E non si sbaglia, infatti le cimici registrano le sue paure, tramutate venerdì in realtà. Quando a Ventorino dice di allontantarsi: “No, no, ciao bello, vattene… non per qualche cosa… perchè mi devo fare arrestare”. E così è stato.


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