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Droga

Arrestato per spaccio di cocaina
Il Riesame dispone la scarcerazione

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Il 27enne di Fiumefreddo di Sicilia era stato arrestato a Giardini Naxos.

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MESSINA. E’ tornato in libertà il 27enne di Fiumefreddo di Sicilia Giovanni Marco Condorelli, arrestato a Giardini Naxos con l’accusa di detenzione ai fini dello spaccio di sostanza stupefacente. Così ha deciso il tribunale del Riesame di Messina, presieduto da Massimiliano Micali, che ha annullato l’ordinanza di custodia cautelare in carcere. I difensori di fiducia dell’indagato, Michele Pansera e Alessandro Billè, hanno sollevato un’eccezione in ordine all’utilizzabilità delle analisi eseguite sullo stupefacente sequestrato e la nullità dell’ordinanza per mancanza di un’autonoma valutazione del gip. Il tribunale ha accolto l’istanza ed ha disposto l’immediata scarcerazione di Condorelli, rinchiuso nel carcere di Messina Gazzi.

Il giovane è stato notato da una pattuglia dei carabinieri della Compagnia di Taormina mentre nascondeva, in compagnia di un amico, un involucro all’interno di un’automobile abbandonata, in sosta lungo una via di Giardini Naxos. I militari dell’Arma, quando i due si sono allontanati, hanno appurato che all’interno di quell’involucro, un contenitore di plastica per gomme da masticare, vi erano 10 dosi di polvere bianca, presumibilmente cocaina. A quel punto i carabinieri decidevano di appostarsi e attendere il ritorno dei pusher. Alcune ore dopo Giovanni Marco Condorelli è tornato sul luogo, questa volta in compagnia di una ragazza, ma è stato prontamente bloccato e perquisito dai militari. Il giovane è stato trovato in possesso di 290 euro in contanti, sequestrati poiché ritenuti provento dell’attività di spaccio. Nella sua abitazione, poi, sono stati rinvenuti diverso materiale utilizzato per il confezionamento delle dosi e circa 30 grammi di mannite, sostanza usata per il taglio della droga. Al termine dell’udienza di convalida il gip di Messina Salvatore Mastroeni aveva convalidato l’arresto e disposto l’applicazione della misura cautelare in carcere, ritenendo gravi gli indizi di colpevolezza e la possibilità di reiterazione del reato.

 


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