Live Sicilia

L'INCHIESTA

Scinardo, i Santapaola e Nicastri
I milioni e la condanna definitiva

summit, catania, terreni

Un fiume di soldi, relazioni pericolose e centinaia di ettari di terreni. Tutto su Mario Giuseppe Scinardo, "socio" di Nicastri.

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CATANIA – Un fiume di soldi, terreni estesi quanto una città, relazioni pericolose e una condanna definitiva per concorso esterno alla mafia. Mario Giuseppe Scinardo, l'allevatore originario del messinese e trapiantato a Catania, divenuto re dell'eolico, è stato in affari, strettissimi, anche con Vito Nicastri, il trapanese finito sott'inchiesta per corruzione insieme a Paolo Arata, ex consulente energetico della Lega.

Scinardo, che ha costruito un feudo di 1.400 ettari nel cuore della provincia etnea, risulta a LiveSicilia condannato a 7 anni, ma senza l'inserimento stabile in un contesto associativo.

L'INCHIESTA – Le indagini su Scinardo nascono all'interno dell'operazione Iblis eseguita dal Ros sotto il coordinamento del Pm Antonino Fanara e della Pm Agata Santonocito. In particolare Fanara ha ottenuto una confisca da 200milioni di euro dei terreni di Scinardo, eseguita dalla Direzione investigativa antimafia sotto la guida di Renato Panvino, oggi Vicario di Nuoro. Sui terreni – oggi gestiti dallo Stato - sono stati realizzati numerosi parchi eolici. Non si contano i capi di bestiame, le cementerie, per non parlare dell'agriturismo di Casale Belmontino e i feudi sparsi nell'ennese.

LA SENTENZA – Scinardo è stato nel passato assolto dal'accusa di essere associato al clan di Mistretta, ma questo non ha evitato che lo stesso potesse essere imputato con l'accusa di appartenere al clan Ercolano Santapaola, accusa che ha portato all'emissione di una sentenza di condanna in primo grado nel 2014, poi riformata in appello, nel 2017, in concorso esterno.

Lungo l'elenco delle sue relazioni pericolose, la Cassazione elenca Sebastiano Rampulla, fratello dell'artificiere della strage di Capaci, Giorgio Cannizzaro, il colletto bianco di Cosa nostra. A inchiodarlo sono state le dichiarazioni del boss pentito Santo La Causa, di Giuseppe Mirabile e Umberto Di Fazio, entrambi personaggi di spessore.

I SUMMIT – Agli atti ci sono i summit all'interno dei terreni di Scinardo, il pizzino ZE10 sequestrato con l'arresto dei Lo Piccolo, che parlava dei lavori da svolgere nel parco eolico da parte di Scinardo e Nicastri.

CONCORSO ESTERNO – “Vi è prova – scrive la Cassazione – che Scinardo pose in essere, in tempi diversi e secondo le contingenti esigenze dell'associazione, condotte, tutte convergenti nel favorire l'ente a base collettiva quali la disponibilità a fornire alloggio ai partecipi nei periodi di latitanza, nonché a mettere a disposizione luoghi sicuri dove poter tenere riunioni riservate con la partecipazione di esponenti apicali dell'organizzazione”. Scinardo avrebbe fatto anche “da prestanome all'organizzazione”; gli sarebbe stato “garantito l'intervento della famiglia mafiosa per la risoluzione di eventuali problemi come il furto di bestiame”.

IL SISTEMA – Sui terreni di cui era proprietario, Scinardo otteneva, attraverso società “veicolo”, le autorizzazioni per realizzare i Parchi Eolici di Vizzini e Militello in Val di Catania. “Dopo avere venduto le stesse società ottenendo lauti profitti – - ha ricordato nel processo il Pm Fanara - continuavano a “restare” nell’affare, “imponendo” alle società acquirenti (cd. società finanziatrici) di concludere con altre società riconducibili agli stessi “sviluppatori” dei contratti per la costruzione degli stessi parchi eolici, per la manutenzione degli impianti o per il pagamento dell’affitto dei terreni”.

Una volta ottenute le autorizzazioni, Scinardo vendeva i parchi eolici a terzi in buona fede, come per esempio Alerio Energie Rinnovabili, estranea alle indagini. Alerion ha acquistato da Scinardo la Callari Srl, che nel 2005 aveva ottenuto 3,3milioni di euro dalla Regione per realizzare il parco eolico di Vizzini da 23MW. La Procura ha ricostruito che la Callari è stata acquistata dalla Alerion attraverso una società del Lussemburgo, la Lunix SA, “che risulta essere stata utilizzata ed è in parte riconducibile anche a Nicastri”.

Scinardo ha venduto la Callari a 4milioni di euro, obbligando da contratto la Alerion a dare in appalto i lavori alla Vento del Sud Srl, riconducibile sempre a Scinardo, per circa 900mila euro.

“IL SOCIO” - “Scinardo e Nicastri – annota la Procura etnea - risultano essere stati tra loro soci di alcune importanti iniziative imprenditoriali e che le società di Scinardo hanno lavorato anche per le società del Nicastri. Ad esempio, la EUROAGREDIL di Scinardo ha ricevuto rilevanti somme di danaro a titolo di pagamento di prestazioni in subappalto dalla EOLO COSTRUZIONI di Nicastri; o, ad esempio, la vendita della CALLARI di Scinardo passa dalla lussemburghese LUNIX di Nicastri”.

Adesso si attende la decisione sulla richiesta di confisca dei terreni di Giuseppe Scinardo, il padre di Mario Giuseppe, dovrebbe arrivare entro l'estate.


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