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TRIBUNALE DI CATANIA

Mafia, la spedizione punitiva
Tutte le richieste di pena

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Il referente dei Laudani, Turi da Macchia, sarebbe il mandante.

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CATANIA. Una spedizione punitiva per castigare l'autore del furto compiuto all'interno della stazione di servizio di proprietà del figlio. Per il sostituto procuratore generale di Catania Giuseppe Lombardo il violento pestaggio subito da un 40enne giarrese, nel novembre del 2017, caricato in auto in pieno giorno nel centro di Giarre e poi condotto in campagna, sarebbe stato ordito da Salvatore Nicotra, detto Turi da Macchia, ritenuto il referente del clan Laudani della piccola frazione giarrese. Ad eseguirla concretamente Antonino Nicotra, figlio di Salvatore, ed i fratelli Domenico ed Isidoro Musumeci.

Per i quattro imputati il pg, davanti ai giudici della seconda sezione penale della Corte d'Appello, presieduta da Dorotea Quartararo, ha chiesto la conferma della sentenza emessa in primo grado. Ritenuti colpevoli, a vario titolo, dei reati di sequestro di persona, lesioni gravissime e furto con strappo sono stati condannati in primo grado complessivamente a 17 anni di carcere. La pena più dura, 5 anni, è stata inflitta proprio a Salvatore Nicotra, ritenuto il mandante dell'aggressione. L'imputato, secondo l'accusa, avrebbe addirittura ordinato ai tre di scavare una fossa, salvo poi decidere di lasciarlo andare perché troppi testimoni avevano assistito al pestaggio ed al rapimento. Condannati invece a 4 anni ciascuno gli altri tre imputati.

LA DIFESA. Ha concluso la propria arringa con la richiesta di assoluzione perché il fatto non sussiste e, in subordine, perché non costituisce reato l'avvocato Maria Elisa Ventura, difensore di fiducia di Antonino Nicotra e dei fratelli Domenico ed Isidoro Musumeci. Il legale ha definito inverosimile la ricostruzione dei fatti fornita dalla presunta vittima. Non ci sarebbe stata alcuna aggressione premeditata ma solo una lite degenerata in colluttazione. Il 40enne, autore del furto ai danni della stazione di servizio di proprietà di Antonino Nicotra, sarebbe stato notato per strada dal proprio assistito, che si sarebbe fermato per chiarire la vicenda. Ma dalle parole presto si sarebbe passati ai fatti. Temendo un intervento delle forze dell'ordine ed una conseguente denuncia per rissa sarebbero saliti tutti in auto per proseguire altrove la discussione. Ma non ci sarebbe stato alcun sequestro di persona. Infine, sempre secondo l'avvocato Ventura, l'uomo non sarebbe stato malmenato così pesantemente come avrebbe poi raccontato. Il prossimo 9 luglio discuterà l'avvocato Enzo Iofrida per Salvatore Nicotra.

 


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