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la conferma della cassazione

Il colosso strappato agli Ercolano
Geotrans: la confisca è definitiva

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La ditta è finita sotto amministrazione giudiziaria dopo l'indagine patrimoniale condotta da Dia e Ros.

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CATANIA - La Geotrans, colosso imprenditoriale del settore trasporti, è stata strappata definitivamente al controllo della mafia.
Precisamente al controllo di una delle famiglie più potenti di Cosa nostra: gli Ercolano. Il gioiello societario è stato creato dal boss Pippo Ercolano, morto nell’estate del 2012, che (forse) per evitare un’altra confisca intesta l’azienda ai figli Enzo e Cosima. Espediente che non serve a nulla, perché alla fine l’impero imprenditoriale è finito sotto amministrazione giudiziaria. L’impianto probatorio è stato analizzato dal Tribunale Misure di Prevenzione, poi è passato al vaglio dei giudici d’appello e ora della Suprema Corte: la Geotrans è frutto dei soldi sporchi degli Ercolano. Il verdetto della Cassazione - che ha confermato la sentenza d’Appello - ha chiuso definitivamente le file di un percorso giudiziario iniziato nel 2014 quando Dia e Ros consegnarono l’azienda ‘di famiglia’ nelle mani dello Stato. E da alcuni anni i tir della Geotrans attraversano le strade d’Italia con il logo di AddioPizzo. Un altro schiaffo agli Ercolano. Che hanno tentato il ricorso per Cassazione ma hanno perso. Definitivamente.

L’indagine patrimoniale prese il via anche dall’indagine della magistratura napoletana, denominata Sud Pontino. Da quell’inchieste era emerso un sodalizio mafioso tra gli Ercolano e la camorra campana per il controllo del settore dei trasporti nella zona di Fondi. L’accordo avrebbe previsto che il trasporto da e per la Sicilia doveva essere effettuato dalle società dirette dagli Ercolano di Catania. Le analisi bancarie permisero di fotografare la forza finanziaria del clan del capomafia scomparso Pippo Ercolano.

L’uomo d’onore è stato, dopo l’arresto del cugino e cognato Nitto Santapaola (ha sposato la sorella del padrino, Grazia, ndr), il portatore degli affari economici della famiglia di Cosa nostra a Catania. Anche lui, anticipatore della strategia di sommersione come Benedetto Santapaola. Invece di sparare preferiva sedersi attorno a un tavolo e usare la ‘diplomazia’ mafiosa. Le armi erano usate solo per convincere chi si metteva di traverso a ‘trattare’ con gli Ercolano. Si chiama 'metodo mafioso'.

L’erede prediletto è stato, almeno fino al suo arresto, il figlio Aldo. Il boss di razza (sangue degli Ercolano, Santapaola e delle nonne d’Emanuele) è stato condannato all’ergastolo. Ha voluto mettere a tacere il giornalista Pippo Fava che aveva scoperchiato i legami tra i boss e i 'cavalieri'. Il profilo criminale di Pippo Ercolano è ben delineato nella storica sentenza Orsa Maggiore, ma il suo nome torna nelle carte del Ros che alcuni anni fa ha condotto l’indagine Iblis che ha svelato i forti contatti, mai estinti, tra Cosa nostra catanese, imprenditoria e pezzi della politica.

A blindare il quadro accusatorio anche le rivelazioni dei pentiti, come quelle di Santo La Causa, per un periodo reggente militare dei Santapaola-Ercolano. Lo “zio Pippo” e Aldo Ercolano volevano tenere lontano dagli affari mafiosi Enzo, a cui è stata intestata la Geotrans. La Causa è stato preciso su questo aspetto: “Aldo Ercolano mi aveva raccomandato di vigilare sul fratello per contenerlo ed evitare che si inserisse attivamente nella direzione dell'organizzazione mafiosa”. Enzo (e la sorella Cosima) sono stati travolti dall’inchiesta Caronte che ha portato entrambi ad una sentenza di condanna in primo grado.

L’anno scorso la Geotrans è stata al centro di una visita istituzionale del Ministro dell’Interno Matteo Salvini. L’azienda confiscata è un esempio virtuoso di come poter rinascere dopo un provvedimento patrimoniale. Non è stato facile, perché la tenuta sul mercato della ditta di trasporti era fondata  sul potere intimidatorio del cognome mafioso. In un regime di concorrenza leale, e soprattutto lecita, ha dovuto reinventarsi. Ma la grande forza della Geotrans sono i lavoratori che hanno operato per far tornare la ditta catanese uno dei ‘bisonti’ del settore della logistica italiana.

La sentenza della Cassazione mette un punto: la Geotrans è ufficialmente patrimonio della collettività. “L'Agenzia nazione sui beni confiscati mi ha richiesto immediatamente una relazione particolareggiata sull'azienda, che invierò nel giro di pochi giorni”, spiega l’amministratore giudiziario Luciano Modica. Ma ora cosa succederà? “La normativa stabilisce - spiega - delle ipotesi specifiche di proseguimento dell'attività aziendale. In estrema sintesi l'azienda potrebbe essere venduta o assegnata ai dipendenti che eventualmente volessero costituirsi in forma di società cooperativa. Potrebbe anche proseguire attraverso la conferma dell'amministratore attuale o la nomina di un nuovo amministratore sotto la direzione di Anbsc. In ogni caso l'azienda arriva alla confisca definitiva in attivo, con un parco mezzi rinnovato e con la completa salvaguardia dei posti di lavoro. Per il futuro si vedrà ma - dichiara Modica - sono fiducioso, soprattutto per la qualità delle persone che lavorano in Geotrans. Con i lavoratori avrò una riunione già convocata per il prossimo 17 giugno - conclude l’amministratore giudiziario - proprio per discutere dell'intervenuta sentenza di confisca”.


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