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L'INCHIESTA

“Atroci sofferenze e diagnosi errata
Chiediamo giustizia per Khadim”

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KHADIM, SOFFERENZE, MORTO, ospedale, infarto
CATANIA - “Tutti noi lo conoscevamo, era un bambino amico di tutti, integrato, andava a scuola, Khadim era un catanese a tutti gli effetti, gli volevamo bene, adesso, però chiediamo giustizia per lui”. Il messaggio della comunità senegalese è diretto al procuratore Capo di Catania Carmelo Zuccaro, gli amici del piccolo morto per arresto cardiaco
- caso sollevato da LiveSicilia -
dopo una diagnosi di mal di pancia e ben tre visite in pronto soccorso in 24 ore, confidano nell'operato della magistratura, ma è troppa la rabbia per ciò che è accaduto nel pronto soccorso pediatrico del Vittorio Emanuele di Catania.

LA RABBIA - “È un bambino senegalese nato a Catania – racconta Mbaye Moussaf a LiveSicilia - è un catanese e noi abbiamo una rabbia molto forte vero i servizi sanitari di questa città, una città che ci ha ospitati e nella quale viviamo da più di 20 anni”. “Non possiamo accettare – continua il leader della comunità senegalese - che quando portiamo un nostro figlio in ospedale viene sempre assegnato un codice verde o giallo. I bambini soffrono e tra coloro che sono nei pronto soccorso ci sono persone incapaci, come quelle che non hanno capito che Khadim soffriva e ha avuto dolori fino al momento dell'arresto cardiaco”.

AGONIA – Una sofferenza atroce durata quasi 24 ore. Un tempo infinito per una famiglia disperata che si è recata più volte nel pronto soccorso pediatrico e si è vista rispedire a casa con l'ipotesi di un sospetto mal di pancia. “Dicevano che non aveva niente – spiega la comunità senegalese - e che aveva solo un virus, hanno fatto un antidolorifico e basta. Dopo alcune ore lui piangeva e i genitori lo hanno riportato in ospedale. Lo hanno fatto attendere 40 minuti e a quel punto hanno iniziato a cercare le vene del bimbo. Anche se siamo abbronzati le vene le abbiamo. Il bambino stava male e continuava a piangere i genitori erano disperati”.

Viene dimesso per la seconda volta, ma continua a soffrire, torna in ospedale, i medici gli fanno alcune prescrizioni, ma i genitori non accettano di lasciare la struttura. “C'era un medico di turno – raccontano i senegalesi - che non poteva utilizzare i macchinari alcuni dei quali non funzionavano”.

IL DECESSO – Khadim ha perso la vita intorno alle 20.30 di tre giorni fa. “Il bambino – commenta uno dei conoscenti - era nel posto giusto, non poteva morire, non possiamo continuare a soffrire di queste cose. Noi siamo abbronzati, non stupidi, non possiamo accettare che lo hanno rimandato a casa, per la mancanza di assistenza si può dire che sia stato ucciso”. E adesso, chiedono tutti giustizia.

 

 

 

 


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