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I santapaola di San Cocimo

Mafia, discoteche e neomelodico
Andrea Zeta: "Processo da libero"

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CATANIA - Nemmeno il tempo di uscire dal carcere di Bicocca, dove è stato rinchiuso per quasi tre mesi, che Filippo Zuccaro, per il mondo neomelodico Andrea Zeta,
ha deciso di informare i fan - attraverso una diretta Facebook -  che è tornato un uomo libero. "Affronterò il processo da libero", scrive il cantante che ha già in programma di tornare sul palco al più presto.

Filippo Zuccaro è finito in manette insieme al fratello Rosario (rimasto dietro le sbarre) lo scorso 20 marzo nel blitz 'Zeta' che ha azzerato il gruppo santapaoliano di San Cocimo. Tra gli indagati il padre Maurizio, ergastolano e storico reggente della famiglia catanese di Cosa nostra, e la madre Graziella Acciarito, a cui la Gip Marina Rizza ha revocato gli arresti domiciliari immediatamente dopo l'interrogatorio di garanzia.

I pm Andrea Bonomo e Alfio Fragalà quasi un mese fa hanno chiuso le indagini e per la richiesta di rinvio a giudizio è solo questione di tempo. La gip ha quindi ritenuto che per Filippo Zuccaro non sussistano le esigenze cautelari quindi ha accolto l'istanza dei due difensori, Giuseppe Rapisarda e Salvo Centorbi. La Procura aveva dato parere contrario alla scarcerazione. Restano dietro le sbarre tutti gli altri indagati, tranne Antonino Sentina che già aveva lasciato il carcere su decisione del Tribunale del Riesame che aveva annullato l'ordinanza. La squadra mafiosa di San Cocimo (che ha come quartier generale piazza Machiavelli, ndr) sarebbe composta - secondo l'organigramma ricostruito dalla Squadra Mobile - da Luigi Gambino, alias Gino 'u longu, Angelo Testa, Carmelo Giuffida (Melu ' u pisciaru), l'ex soldato dei Cursoti Francesco Ragusa (meglio conosciuto come Francu 'u sceriffu), Michele Colajanni, Giuseppe Verderame, Giovanni Fabio La Spina e Simone Giuseppe Piazza.

Al centro delle indagini è finita anche la gestione della security della discoteca Ecs Dogana. I titolari del locale avrebbero pagato come estorsione tremila euro al mese al clan. Tra le mura della discoteca, inoltre, si sarebbero svolti anche summit tra Zuccaro e il boss dei Cappello Massimiliano Salvo ('u carruzzeri) per la spartizione del servizio di vigilanza.

Dalla Vecchia Dogana si arriva ad un ristorante della scogliera, gestito fino a poco tempo fa da una società poi messa in liquidazione che vedeva tra i soci Michela Gravagno, moglie di Alessandro Scardilli (tra i titolari dell'Ecs Dogana e quindi vittima del sistema criminale, ndr) che è considerata dagli inquirenti la 'testa di legno' di Rosario Zuccaro. Anche nei confronti della donna, accusata di intestazione fittizia, la Gip ha revocato i domiciliari al termine dell'interrogatorio di garanzia.

Sarà un processo interessante quello che si svolgerà al Palazzo di Giustizia di Catania. Un dibattimento dove emergerà la storia criminale e grigia di una città dove cultura neomelodica e malavita si intrecciano troppo spesso, come è emerso anche nella trasmissione Rai Realiti, e dove ai varchi delle discoteche trovi i 'galletti' raccomandati dai clan.


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