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Inchiesta chiusa

Corruzione elettorale ad Adrano
Le accuse ai consiglieri comunali

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Dalle carte emerge un particolare "tariffario del voto di scambio".

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ADRANO - Non più il pacco di pasta in cambio del voto ma un “giro pizza”. Ad Adrano c'è chi si sarebbe accontentato di farsi pagare il piatto italiano più famoso del mondo per mettere la x su un preciso candidato. Altri invece avrebbero ottenuto 25 o 50 euro. È questo "il tariffario" che emerge dalle accuse messe nero su bianco nell’avviso di conclusione indagini notificato ai consiglieri comunali adraniti Federico Floresta e Maria Grazia Ingrassia e agli altri 12 indagati per corruzione elettorale. Si è chiusa quindi l’inchiesta, anticipata da LiveSicilia nei mesi scorsi, che però ha provocato - nonostante la gravità dei fatti oggetto di indagine - solo una timida reazione da parte dei politici locali e del sindaco Angelo D’Agate. Che ha commentato “guardiamo oltre”. A febbraio la discovery è stato resa necessaria per lo svolgimento di alcuni accertamenti irrepetibili sui cellulari dei consiglieri comunali, che sono stati analizzati da un consulente nominato dal pm. È però caduta dalle contestazioni l’aggravante mafiosa.

I due consiglieri comunali e Antonio Furnari, marito di Maria Grazia Ingrassia, sono accusati di associazione a delinquere finalizzata “alla corruzione elettorale e al mercimonio del voto”. “Nel periodo antecedente all’elezione per il rinnovo del consiglio comunale di Adrano”, si legge nell’avviso firmato dal pm Giuseppe Sturiale e dal procuratore aggiunto Francesco Puleio, i tre indagati “creavano e gestivano una rete di soggetti che, in cambio di somme di denaro, avrebbe dovuto agire sul territorio per procacciare voti in favore dei candidati Federico Floresta e Maria Grazia Ingrassia”. Gli elettori, alcuni dei quali finiti nel registro degli indagati, avrebbero ricevuto soldi o altre “utilità” (o la promessa). Ma non è finita, perché i due politici locali hanno avuto la pensata di non lasciare al macero la fatica. E così per aver già pronto il “pacchetto di voti” per le successive campagne elettorali o da far pesare (a livello politico) ‘in consiglio comunale e nelle commissioni”, sarebbe scattata la “schedatura” degli elettori. Insomma sarebbe stato svolto un lavoro certosino per garantire “il controllo del voto presso le relative sezioni e la conseguente verifica della correlazione tra denaro corrisposto e voti ottenuti, nonché la creazione di un vero e proprio database”. Un sistema “finalizzato al riutilizzo con il medesimo sistema di cambio denaro-voti”.

Il particolare della pizza in cambio del voto emerge nel capo di imputazione sulla corruzione elettorale che vede indagati Floresta, Ingrassia, Furnari, Vincenzo Scalisi, Gino Giangreco, Salvatore Condorelli, Angelo Paratore, Maria Grazia Russo ed Eugen Craciun. “Nel periodo immediatamente precedente le elezioni amministrative - scrive la procura - per il rinnovo del Consiglio Comunale di Adrano per ottenere a proprio od altri vantaggio il voto elettorale, davano, offrivano o comunque promettevano somme di denaro (di importo compreso tra i 25 e i 50 euro ad elettore) ed altre utilità, tra cui delle pizze, a più elettori”.

Un sistema che avrebbe contribuito alla vittoria dei due candidati. “Al termine delle elezioni Floresta otteneva 578 voti e Ingrassia 465 consenti e quindi la conseguente elezione”, si legge nell’avviso di conclusione indagini. I due consiglieri comunali - attraverso il difensore Salvo Burzillà - ribadiscono "la piena fiducia nel lavoro dell’Autorità Giudiziaria. Come diceva Voltaire “il tempo è galantuomo, rimette a posto tutte le cose“. Prendendo spunto da questa affermazione - dice il legale - giova precisare che l’originaria ipotesi accusatoria comprendeva anche l’aggravante del metodo c.d. mafioso. Ebbene, all’esito delle indagini preliminari, apprendiamo con immensa soddisfazione che detta aggravante è stata esclusa. Ciò vuol dire che non sono state riscontrate connivenze con ambienti mafiosi. Per il resto, è doveroso precisare che la presunta condotta illecita descritta nei capi d’imputazione è ancora tutta da dimostrare e non esclude - conclude il legale - risvolti favorevoli per i miei assisti".

Non è un certo un momento facile per la vita amministrativa di Adrano. Le polemiche dell’ultimo periodo tra il piano di lottizzazione, gettoni di presenza dei consiglieri e l’ombra delle dichiarazioni di un pentito ora devono fare i conti con un fatto concreto: un’inchiesta su corruzione elettorale. Un’indagine chiusa, e non più nella fase embrionale, non potrà certamente essere archiviata con un commento sui social. È tempo di prendere posizione. Via, quindi, il prosciutto dagli occhi.

 


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