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L'INTERVISTA

Enzo Bianco attacca Pogliese
“Catania è in mano a nessuno”

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Appalti, promesse e dissesto. Lunga intervista a Enzo Bianco.


CATANIA – “La sensazione che ho oggi, la più acuta di tutte, è che la città è “in mano a nuddu”: ognuno fa quello che vuole e non c'è un direttore d'orchestra”. Una città in mano a nessuno, a “nuddu”, sostiene l'ex sindaco Enzo Bianco che lancia l'attacco al primo cittadino Salvo Pogliese che, un anno addietro, lo ha sconfitto. Appalti, opere pubbliche, promesse, Bianco è un fiume in piena, parla del Corso dei Martiri, dell'ex mercato ortofrutticolo. Ma ci sono anche i rilievi della Corte dei Conti sulla sua gestione di cui parlare, prima dell'analisi politica di quello che sta accadendo. Partendo da quel giorno in cui è stato sconfitto da Pogliese.

Come è stato il giorno del voto quando ha capito che non sarebbe stato più il sindaco di Catania?

Ho sofferto ovviamente. Non spetta a me dare un giudizio. Il fatto che ho perduto vuol dire che la cittadinanza non ha dato una valutazione soddisfacente del mio operato. Certo potrei anche dire che, come sempre, ho preso più voti della coalizione di centrosinistra e che spirava un vento inarrestabile di destra, soprattutto pochi mesi dopo le elezioni regionali in cui il centrosinistra venne travolto, ma non c'è dubbio che sono rimasto profondamente amareggiato. Ho avuto e ho responsabilità politiche ed istituzionali sia nazionali che europee di un certo rilievo, ma la cosa che mi ha appassionato di più è stata quella di governare la mia città. L'ho considerata sempre come un essere vivente, come una persona. Con Catania ho un rapporto profondo, di grande amore e qualche volta di rabbia.

Ha mollato Catania?

Certo che no. Per i miei impegni istituzionali frequento Roma e Bruxelles, ma vivo a Catania e ogni giorno mi batto e mi batterò con forza per aiutare la città.

Come sta trovando Catania?

Direi che c'è una congiuntura "astrale" negativa sulla città, non solo dal punto di vista politico e istituzionale. È una città che sembra non avere fiducia in se stessa, in cui i comportamenti negativi prevalgono e in cui il vecchio modo di fare politica si sta riorganizzando. Modalità che ho voluto mettere al bando, non sempre riuscendoci perché la classe dirigente catanese ha aspetti assai negativi. Non a caso sono numerose e puntuali le azioni della Magistratura e anche alcuni miei ex collaboratori si sono macchiati di comportamenti ignobili

Si riferisce a Massimo Rosso, a Fazio, coinvolti nel procedimento per corruzione?

É stata tradita la mia fiducia. Io sono stato vittima e ci siamo costituiti in giudizio come parte lesa. Anzi, lo abbiamo addirittura denunciato come nel caso di Idonea. Il sistema marcio lo avevamo messo fuori dalla porta e cercava di rientrare dalla finestra. Oggi ho la sensazione che un pessimo sistema politico-clientelare stia tornando a farla da padrone. E anche dal punto di vista del costume politico c’é davvero di che preoccuparsi. L'ultima vicenda, la telefonata tra il vicesindaco e il consigliere comunale ed ex candidato sindaco dei 5 Stelle, è assai grave. Un discorso triviale da bar, senza contare che le parole irrispettose erano riferite ad una donna a cui va espressa solidarietà. Un episodio sorprendente da cui bisognerebbe trarre le conseguenze fino in fondo

Cioé?

Di fronte a un fatto così grave, penso che il vicesindaco da una parte e il consigliere comunale Grasso dovrebbero fare un passo indietro e se non lo fanno loro dovrebbe intervenire il sindaco

Cioè Pogliese dovrebbe ritirare le deleghe a Bonaccorsi?

Sì e se non lo fa si assume la responsabilità di questi comportamenti. Capisco che lo stile alla “Salvuccio”, come lo chiamano i catanesi, prevede solo pacche sulle spalle ma chi ha ruoli istituzionali deve avere e deve pretendere un contegno senz’altro maggiore.

Dobbiamo fare un passo indietro, andiamo al nodo cruciale, Catania è in dissesto, secondo la Corte dei Conti la sua amministrazione sarebbe responsabile

La Corte dei Conti non dice affatto questo. Il predissesto del Comune di Catania viene dichiarato nel 2012 e nel 2013, negli anni precedenti alla mia sindacatura! La Corte dei Conti, già con le amministrazioni Stancanelli e Scapagnini, aveva fatto una serie di osservazioni molto dure dicendo che si stava andando al dissesto. Quando l'amministrazione Stancanelli, della quale faceva parte Bonaccorsi, attuale vicesindaco, vide come stavano le cose dichiarò il predissesto e presentò un piano di rientro che io ho ereditato. Molti mi consigliavano di dichiarare il dissesto, dando così la colpa a chi aveva amministrato la città fino a quel momento. A me sarebbe senz’altro convenuto ma io ho anteposto l'interesse della città.

Perché non ha dichiarato il dissesto?

Come potevo far crescere Catania, far arrivare i 2,4 miliardi di risorse se fossi stato sindaco di una città fallita? Allora ho verificato se c'erano i margini e ho deciso di fare questa scommessa e per cinque anni il dissesto l'ho evitato con risultati chiari. Nel periodo tra il 2013 e 2016, ad esempio, in base al piano di revisione, il Comune avrebbe dovuto realizzare un risparmio di 163 milioni. Il risparmio reale fu invece di 221milioni, con un miglioramento di 58milioni. La stessa Corte dei Conti dice che rispetto al piano redatto dall'assessore Bonaccorsi la mia amministrazione ha fatto un risparmio maggiore. Abbiamo ridotto le spese del personale per 20 milioni annui, diminuito i trasferimenti in favore di AMT, Multiservizi e Istituto Bellini per circa 5 milioni annui, abbattuto i costi della politica (Giunta, Consiglio Comunale Circoscrizioni) per circa 2 milioni annui. Quando però nel 2013 ho deciso di proseguire con il piano di rientro approvato dalla Giunta Stancanelli non potevo certo immaginare che i numeri non erano veritieri o che i debiti fuori bilancio e di cui non c’era traccia in quel documento erano così ingenti.

Perché allora i conti, anche dopo la sua amministrazione, non tornano?

La verità è che il Piano di rientro di Bonaccorsi e Stancanelli era completamente sballato. Se fossero stati riportati i dati esatti quel piano non avrebbe potuto essere approvato e il Comune sarebbe andato in dissesto prima ancora delle elezioni del 2013. Non erano stati previsti i maggiori tagli Statali e Regionali che il Comune di Catania ha subito a far data dal 2014. Parliamo di circa 15 milioni di euro annui, 150 milioni per la durata del Piano. Ma l’errore più grave è stato avere omesso l’incidenza dei debiti fuori bilancio (sentenze passive) che si sarebbero materializzati negli anni successivi al 2013. Il Piano Bonaccorsi-Stancanelli ne prevedeva per un totale di 8 milioni in dieci anni. In realtà la cifra vera supera addirittura i 150 milioni. E si tratta di maggiori debiti sorti durante l’epoca di Scapagnini e Stancanelli.

Con la sua amministrazione il debito è arrivato a 1,6miliardi, è vero o no?

È una bufala, assolutamente falsa, che circola. Nessuno si chiede quanto era il debito al momento del pre dissesto. Non viene detto che l'indebitamento è lo stesso e sono cambiati solo i criteri contabili! Detto questo io per 5 anni ho impedito il dissesto, ho pagato i dipendenti comunali sempre puntualmente e ho attratto centinaia di milioni di investimenti. Purtroppo il sindaco e l'attuale vicesindaco hanno preferito dichiarare e subire il dissesto e le conseguenze le paga oggi la città

In verità non è stata la Corte dei Conti a dichiararlo?

C'era la possibilità di evitarlo con un ricorso al Tar per esempio, sostenendolo in modo convinto e puntuale. Ma anche nei confronti della Corte dei Conti, con il rispetto dovuto ma maggiore forza, si potevano far valere le nostre ragioni per evitare il dissesto. Io per 5 anni sono riuscito ad evitarlo. La mia voce era ascoltata anche a Roma e diverse volte sono stati inserite delle norme che ci hanno consentito di non far fallire la città.

Pogliese disse in Comune che la città aveva subito un oltraggio dalla sua amministrazione

Sorrido. Ho tanti aspetti caratteriali che possono piacere o non piacere, ma non sono un tipo “oltraggiante”. Forse la città l'oltraggio l'ha subito quando fu lasciata al buio, letteralmente, dal centrodestra. Io nel 2000 la lasciai con i conti in ordine e la ritrovai oltraggiata, in predissesto, cioè con il bilancio tecnicamente in default

Perché la Corte ha allora chiesto il dissesto?

Circola la bufala che l'amministrazione Bianco abbia incrementato i debiti di 500 milioni. La Corte dei Conti non ha affatto chiesto il dissesto in ragione di un inesistente incremento di debiti, l'ha chiesto perché ha ritenuto errate e non sostenibili le previsioni del piano di rientro del 2012, cioè quello redatto da Bonaccorsi e da Stancanelli, che è sempre rimasto in vigore.

Però la Corte ha ribadito che anche durante la sua amministrazione la situazione finanziaria è stata critica

Non nego certo che la situazione finanziaria durante la mia sindacatura fosse molto difficile e la Corte dei Conti ha fatto delle osservazioni critiche in determinati settori, ma è la stessa Corte che riconosce come nel complesso, pur non avendo raggiunto gli obiettivi prefissati in alcuni campi, il risultato complessivo dell'azione di risanamento posta in essere dalla mia amministrazione è superiore a quello preventivato nel piano di rientro. È la Corte dei Conti che lo dice!

Dal punto di vista politico cosa contesta a questa amministrazione?

È difficile contestare qualcosa perché fatico a vedere una fisionomia amministrativa in chi oggi la guida. Anche in consiglio comunale stento a vedere una maggioranza e c'è un empasse continuo. Normalmente nel primo anno le cose filano lisce e si marcia a regime, invece vedo molte difficoltà. La Giunta comunale avrebbe potuto giovarsi del fatto che a Roma, almeno con una parte del governo, c'è una certa sintonia e lo stesso a Palermo. Ma mi pare che aiuti non ne sono arrivati, né da Palermo, né da Roma. È una città scomparsa dai grandi tavoli decisionali, senza una positiva reputazione, in una fase di involuzione, non in grado di avere quell'attenzione o quell'aiuto di cui avrebbe diritto. Io dall'opposizione ho cercato di essere costruttivo. Anche da presidente del consiglio nazionale dell'Anci ho sostenuto emendamenti che riguardano i Comuni in dissesto. Continuerò a farlo, perché mi piange il cuore se la città affonda o se i dipendenti non prendono lo stipendio. La sensazione che ho oggi, la più acuta di tutte, è che la città è “in mano a nuddu”: ognuno fa quello che vuole e non c'è un direttore d'orchestra. Io mi lamentavo della scarsa presenza dei vigli urbani, mi dannavo quando vedevo un incrocio non presidiato. Le micro illegalità di ogni giorno sono impunite e tutto appare come una giungla. Ma la cosa più grave è che la città aveva pronto un serbatoio di progetti, finanziamenti, iniziative, che procedono con una lentezza esasperata e ingiustificabile. Catania è in difficoltà e se si spendessero i soldi che avevamo portato la città avrebbe un po' di ossigeno.

Dove sono questi soldi?

Sono bloccati. Faccio un esempio per tutti: ci sono 48milioni di euro di finanziamenti per solidificare e migliorare la sicurezza del molo di Levante che viene danneggiato ad ogni mareggiata. Sono bloccati perché manca un parere tecnico. È passato un anno e ancora non è arrivato. A causa di ciò non si manda a gara il progetto, in un momento in cui le navi sono tornate in città e sta crescendo il numero dei turisti grazie al lavoro svolto negli anni precedenti. Cito un altro caso: era quasi pronta la ristrutturazione della scuola a Nesima, in via Torquato Tasso, per la quale abbiamo speso un milione di euro. Avevamo pensato di trasferire lì gli uffici del Comune che attualmente costano oltre 800mila euro l'anno. Da quasi un anno gli uffici sono pronti ma il Comune non si é adoperato per fare il trasferimento. Perché gravare la casse comunali di 800mila euro mentre è pronto un immobile di proprietà? Solo in questi giorni sembra che si stia iniziando il trasloco degli uffici del Faro. Perché i lavori dell'ex mercato ittico, dove avremmo dovuto trasferire gli altri uffici, proseguono a rilento? Già il solo completamento di queste due opere farebbe risparmiare al Comune quasi due milioni di euro l'anno. Per questo dico che siamo “in mano a nuddu”.

Corso dei Martiri?

Anche lì hanno perso quasi un anno di tempo perché mancava un parere tecnico per il parcheggio coperto dal verde. Finalmente adesso pare che abbiano ottenuto i permessi per andare in gara, ma l’anno buttato via nessuno lo restituirà ai catanesi

E gli appalti?

Nella torre di cemento a Librino, con il cui sgombero mi feci qualche nemico, abbiamo iniziato i lavori. Sono 144 unità immobiliari, 144 famiglie che potrebbero finalmente avere una casa: anche questi lavori bloccati da un anno. E quelli per realizzare la spina verde a Librino? Ieri hanno festeggiato in pompa magna l’apertura della casa dell’acqua a Nesima. Peccato che era già pronta un anno fa e ce ne sono altre due pronte per arrivare a un totale di sei.

La sua ricetta qual è?

Credo che questa città avrebbe bisogno di armonia, di un impegno da parte di tutti per aiutarla a uscire fuori da questa congiuntura sfavorevole. Sono pronto a fare la mia parte, a utilizzare il sistema di conoscenze e relazioni affinché la città esca dalla condizione sfavorevole. Il sindaco dovrebbe lanciare un appello alle forze sane, mondo produttivo, imprese, sindacati, ordini professionali, associazioni datoriali, a scommettere su Catania, ascoltando le riflessioni e i suggerimenti. Ma non so se è in condizione di poterlo fare. La sensazione che ho è di una persona simpatica, amicone di tutti, ma che non è in grado di interpretare il ruolo di regista per il quale occorrono prestigio e autorevolezza, non solo pacche sulle spalle e sorrisi.

Occorre un cambio di passo serio e concreto. Senza nascondere la testa sotto la sabbia e senza ricostruzioni false del passato. Le responsabilità sul dissesto da parte del Centrodestra sono chiarissime e ormai storiche. E non si usi più la crisi finanziaria come scusa per non amministrare o per fare il minimo indispensabile. Occorre lavorare per tutelare il più possibile chi è colpito dai tagli, i lavoratori, i più deboli, il welfare. Ma al tempo stesso un’infinità di azioni a costo zero e la spesa delle ingenti risorse disponibili possono e devono essere realizzate pur in presenza del dissesto. Questa è la sfida che attende la città per il prossimo difficile futuro e per la quale sono disponibile a dare una mano. Non mi tirerò indietro, se si tratta di un’operazione vera per rilanciare Catania.

 


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