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Il profilo criminale

Alleruzzo, una storia di mafia
Sangue, vendette e arsenali

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Dietro il nome di Pippo Alleruzzo la faida degli anni 80.

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CATANIA - C’è una storia di sangue e pallottole dietro il profilo criminale (e di pentito) di Giuseppe Alleruzzo, il boss di Paternò morto stamattina nella sua casa in contrada ‘Porrazzo’. Corse clandestine e pastorizia. Tutto inizia così nei lontani anni 70, u zio Pippo si fa spazio tra i ‘malandrini’ della città all’ombra del castello normanno. E tanto fa il suo legame con il cognato, Francesco Augusto Ferrera, ‘u cavadduzzu’, cugino del padrino Benedetto Santapaola. Avevano sposato entrambi due sorelle Anastasi. Da lì il nodo familiare, che lo fa entrare a pieno titolo nella famiglia di Cosa nostra catanese.

Per raccontare la biografia di Pippo Alleruzzo, bisogna riavvolgere il nastro fermando il frame al 31 luglio 1975. In via Scala Vecchia ci sono i cadaveri di Angelo e Giuseppe Catena crivellati di piombo. Ferito il fratello Orazio. A far scattare il fuoco sono i soldi delle corse clandestine. La guerra è tra i Catena, gruppo poi rivelato e di cui diventa capo proprio Alleruzzo, e Orazio Conigliello. Quest’ultimo ha contatti con i mafiosi di rango del tempo: Salvatore Rapisarda, nel 1979 condannato per omicidio, Federico Antonio Morabito, detto Nino “Lima”, Vito Arena, detto Vito “u piscaturi”.

Scoppia la faida armata. Nel 1980 muore Giuseppe Mazzaglia, ammazzato. Ma è l’omicidio di Antonino Scalisi, mafioso adranita e molto legato ai Laudani di Catania, a far precipitare le cose. Gli avversari di Scalisi sono gli Alleruzzo di Paternò. Ed è a metà degli anni 80 che si può cristallizzare la nascita del clan guidato dal boss Giuseppe Alleruzzo. Al comando, al suo fianco, u zio Pippo mette il cognato Ferrera. Ma Alleruzzo sceglie anche i suoi picciotti: pastori e pericolosi killer. Tra questi c'è Salvatore Leanza, “Turi Padedda” ucciso nel 2014 sotto casa.

Nel 1987 però accade qualcosa che cambia le sorti della mafia paternese. E anche della vita di Pippo Alleruzzo. Nel 1987 è uccisa la moglie Lucia Anastasi, proprio davanti l’uscio di casa. E non è finita, perchè anche il figlio Santo è vittima di un agguato. E allora Alleruzzo decide di diventare un pentito. Anche se poi ritratta. Ma dalle sue rivelazioni si avviano indagini e inchieste. I clan del cosiddetto triangolo della morte (così è chiamata la triade dei comuni di Paternò, Biancavilla e Adrano) tremano. E molti finiscono in carcere. C’è aria di una nuova guerra, serve l’intervento dei Santapaola e dei Laudani per stabilire una sorta di pax mafiosa: da una parte Alleruzzo-Pellegriti-Gurgone e dall’altra Stimoli-Morabito. Nel corso degli anni i nomi cambiano.

Per qualche tempo il nome di Pippo Alleruzzo rimane nel silenzio delle carte giudiziarie. Ma nel 2012 arrivano i carabinieri e sequestrano un arsenale micidiale. La riserva di fuoco sarebbe servita per ricomporre il clan. Un anno dopo esce dal carcere il suo fidato, Salvatore Leanza. Questa volta a fermare la voglia di riconquistare il controllo militare di Paternò degli Alleruzzo non sono i carabinieri ma le pallottole. Turi Padedda è ammazzato sotto casa. I processi raccontano per ordine di Turi Rapisarda. Oggi è morto Pippo Alleruzzo. Seppellito per sempre il nome della famiglia mafiosa?


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