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l'analisi

Il Pd e il "fattore Bartolo"
Chinnici batte Giuffrida

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Il big match correntizio ha il suo esito incontrovertibile. Ma le urne dicono molte altre cose.

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CATANIA – “E’ cambiata la fase”. Una formula vetero, anzi vintage perché sembra non tramontare mai.  Complici l’avanzata della Lega, la nuova formula ampia di Zingaretti e un candidato lontano dalla nomenclatura dem, il Partito Democratico regge e ottiene il terzo gradino del podio in provincia di Catania. In totale le preferenze sono 60958. Dal 17,87% si deve ripartire. Lo schema, coalizione ampia con innesto di indipendenti, centra l’obiettivo e rimescola le carte all’interno della compagine. L’uscente Michela Giuffrida non è riconfermata e si ferma a quota 19081 voti nella sua provincia, classificandosi terza alle spalle di Caterina Chinnici (24508 voti) e Pietro Bartolo (21464 preferenze). Il big match correntizio ha il suo esito incontrovertibile: il duo renziano Sammartino-Sudano stacca di netto la dirigenza zingarettiana che va dal deputato Anthony Barbagallo alla coppia orlandiana Villari-Raia passando per l’ex sindaco Enzo Bianco e i Progressisti Dem di Gaetano Palumbo. Al netto del voto di opinione che pesa e della maggiore notorietà di Chinnici il calcolo non può essere perfetto ma è più che indicativo.

Una vittoria che Sammartino e Sudano rivendicano con soddisfazione e che puntella l’architrave del consenso su cui poggia il partito. “Il massimo del risultato per lei con il minimo della presenza sul territorio, abbiamo organizzato soltanto un incontro con gli universitari”, fa notare un sammartiniano catanese. A masticare amaro è soprattutto l’uscente Giuffrida che cinque anni fa attinse a ben altro serbatoio di voti. Ma erano i tempi di Lino Leanza e degli ex Articolo 4 e del vento nazionale in poppa che porto i dem sul gradino più alto del podio in città: un’altra fase, appunto.

C’è poi un elemento macroscopico che non può passare in sordina. Al contrario del famoso fattore K, il fattore B (Bartolo) è un asso nella manica. Ma anche una grossa responsabilità. Ammesso pure che in tanti abbiano dato indicazione di voto per il medico di Lampedusa in accoppiata con una candidata, è evidente che Bartolo raggranella consensi d’opinione di elettori di rito non strettamente dem. L’endorsement di Fava lo dimostra. Un candidato simbolico fortemente voluto da pezzi di mondo cattolico, Emiliano Abramo e Demos in primis, sposato dai Partigiani dem di un lungimirante Fausto Raciti. Le preferenze “secche” a Bartolo richiamano alla mente i voti totalizzati da Zingaretti alle primarie senza voto di lista. Qualcosa si muove nel ventre del mondo progressista che pure in città non ha mai potuto vantare percentuali da capogiro.

L’imperativo è cogliere la palla al balzo e fare valere il fattore B. Dei numeri totalizzati alle urne si terrà conto alla prima occasione utile: il congresso provinciale con tanto di liturgie rodate. Ma con un fattore B. sempre dietro l’angolo e del quale tenere conto. Perché se è vero che è cambiata la fase, potrebbe mutare anche la base. Che prima o poi vorrà avere voce in capitolo.

 


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