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neomelodico e malavita

Agata, la nipote del boss
Con le pallottole canta Librino

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Pistole dorate, mitra, spaccio, manette. La fotografia criminale di un quartiere. Nessuno si indigna?

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CATANIA - Il neomelodico (catanese) al femminile. Agata Arena si è affacciata da qualche tempo nel mondo della canzone napoletana. E anche lei, come altri artisti catanesi, ha legami di parentela con personaggi che hanno avuto diversi guai con la giustizia. Lo zio è Giovanni Arena, il super latitante catturato nel 2011 a Librino dopo 18 anni di ricerche. Non è certo una parentela a mettere etichette criminali. Ma i collegamenti sono inevitabili davanti a certi video dove il linguaggio criminale è dominante. Come l’ultima canzone che la vede protagonista, insieme a Pino Rosselli, dal titolo ‘Quartiere Librino’, prodotto dalla Seamusica. Il video clip inizia con caduta di pallottole e un uomo che imbraccia un mitra. E sopra, la scritta “Quartiere Librino”. Una scelta iconografica che non lascia adito a dubbi. E forse chi abita in quel quartiere, già al centro di inchieste giudiziarie di mafia e droga, dovrebbe indignarsi. Ed invece, tranne qualche accennato commento di disgusto nel canale youtube, il nulla. Anzi il plauso.

Vuole essere una fotografia dello stato delle cose? Di un quartiere periferico senza alternative? Con le istituzioni che proclamano e poi stanno a guardare? Per questo cantano “chi sbaglia e spaccia è per necessità…”. Forse è anche vero. L’assenza di alternative fa trasformare il crimine in una sorta di ammortizzatore sociale. Ma i vestiti griffati, la pistola placcata oro, le moto di grossa cilindrata. Non c’è un fotogramma della parte buia di una parte di città che cerca riscatto. Non c’è la disperazione di chi per tirare a campare è costretto a spacciare. È la colonna sonora di chi ha accettato questo stile di vita. Di chi ha accettato il crimine. E lo ostenta. “Questa vita ormai ci ha segnato, non possiamo cambiare”, cantano (questa è la versione tradotta, ndr). Ma non può, e non deve essere, questa la colonna sonora di un intero quartiere. Dov'è la ribellione?

Agata Arena nel suo profilo facebook condivide diverse foto e frasi associate alla fiction “La Regina di Palermo”, la donna boss di Canale Cinque. Ancora riferimenti criminali. Nel video musicale Agata Arena porta in scena il padre (fratello di Giovanni Arena, ndr). È seduto con gli occhiali scuri, nessuna parola, attorno a lui i due artisti che cantano. C’è il riferimento alla ‘famiglia”, che “mi aspetta a casa”. E poi ci sono due indirizzi. Due indirizzi precisi. Viale San Teodoro numero 7, una delle piazze di spaccio più operative dell’intero rione periferico. E le inchieste giudiziarie ci raccontano - come il processo Carthago - che farebbe riferimento proprio alla famiglia Arena. L’altro indirizzo è viale Moncada numero 5. Forse proprio il covo di Giovanni Arena per quasi due decenni. Un caso? Agata ad un certo punto lascia la melodia e parlando si rivolge a Pino: “Io non ho paura di niente e nessuno, questa è casa nostra e noi restiamo qui”. “Agata, questa è a vita nostra e non la possiamo cambiare”, fa eco il cantante. Infine padre e figlia vengono arrestati. “Papà, ci stanno arrestannu…”. Come se fosse l’epilogo già tracciato.

Sembra un messaggio chiaro. Non è che questa canzone vuole far sapere che gli Arena sono ancora 'i signori della droga di Librino'? Un'ipotesi, certo. Ma se fosse così?

Ricordiamo che la musica è uno degli strumenti comunicativi più forti. E la canzone neomelodica a Catania è molto diffusa soprattutto tra i giovani dei quartieri. E che messaggio può portare questa canzone? Se non di esaltazione del crimine. Con l’alibi della necessità. La canzone neomelodica dovrebbe raccontare le angosce, le paure, l’amore perduto, la sofferenza di alcune scelte, la disperazione. Ci sono anche storie di galeotti e malacarne. Ma non può diventare ostentazione ed emulazione del crimine. Infatti, qualcuno una volta mi ha sussurrato: “la canzone napoletana è un’altra cosa”.


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