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viale moncada 21

Librino, gli spari, le tensioni
Venti bossoli sull'asfalto

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Il punto sulle indagini.

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CATANIA - Nessuno ne parla. Come se non fosse mai accaduto. Ma appena due settimane fa il civico di viale Moncada 21 è stato trasformato in zona di guerra. Nelle mani della polizia scientifica sono finiti almeno 20 bossoli, calibro 9 e 7.62. Due armi, dunque, da cui sono stati esplosi i colpi di mezzo caricatore. E almeno due pallottole hanno ferito, fortunatamente di striscio, due ventenni. Il lavoro della Squadra Mobile non si è mai arrestato: perquisizioni, testimonianze, fiuto investigativo. Un lavoro certosino al fine di far incastrare ogni tassello del puzzle e identificare le facce di chi ha partecipato alla sparatoria.

Sono almeno due le mani che hanno fatto fuoco. Non una volta, ma almeno dieci volte a testa. Ed è nelle tensioni scaturite dal controllo delle piazze di spaccio a Librino che si indaga. Qui i confini sono ben delineati: tra palazzotti e cemento. Ognuno ha il proprio campicello dove smerciare la 'roba', ma guai a sconfinare. Qui è rischioso vendere droga senza autorizzazione. Perché alcune teste calde, che si considerano i detentori dello spaccio a Librino, potrebbero non gradire e rispondere con le armi. Incursioni a bordo dell'Honda Adv, che ha surclassato il modello Sh, tra i malacarne dei quartieri. Questo potrebbe essere accaduto la sera dell'11 maggio. Ma tutto resta da verificare.

Un tappeto di pallottole si è presentato dunque agli agenti intervenuti. Non c'era più nessuno. I due giovani feriti erano stati portati ai due pronto soccorso, tra Policlinico e Garibaldi Centro. Nemmeno dalle due vittime sono arrivate notizie utili agli investigatori. I due sono inseriti nel quartiere, nella zona della sparatoria. Chi è andato lì per sparare sapeva che li avrebbe trovati al viale Moncada 21. E così è stato.

Dopo gli spari però è calato il silenzio. Non se ne parla quasi più nel quartiere. E anche i media, oltre i due trafiletti il giorno dopo, hanno lasciato correre. Come se non fosse accaduto alcun fatto grave. Due ragazzi, però, hanno deciso di ragionare con le armi e non con la via maestra della parola. Questo dà contezza del degrado sociale in cui vivono la maggior parte dei giovani delle periferie. Ragazzetti appena usciti da scuola, quasi immediatamente, ingaggiati a fare la vedetta. Silenzio. Un silenzio assordante che ci rende complici.

 

 


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