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L'analisi

Europee, equilibri e strategie
Il voto dei big: nomi e partiti

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Ufficialità, indiscrezioni e intrighi di palazzo.

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CATANIA - Chi vota chi. Un’informazione di dettaglio, ma che può dirci tuttavia tanto. Perché dietro la macrosfida dei cartelli per l’Europee, c’è un'altra conta da fare ed è tutta interna ai partiti in previsione del futuro più o meno prossimo. Questione di equilibri, preferenze e quindi numeri, soprattutto se un'eventuale crisi di governo portasse il Paese a elezioni Politiche anticipate. Il voto del 26 maggio va letto come il più grande test disponibile per pesare la capacità di mobilitazione dei ras territoriali. Il 4 marzo dello scorso anno ha visto aprire i battenti ad un nuovo parlamento i cui componenti, se non possono essere più ritenuti strettamente dei “nominati” sulla scorta del tanto bistrattato Porcellum, non possono neanche dirsi temprati dalle preferenze.  Dettaglio che per alcuni parlamentari vale quanto un peccato originale, un difetto di legittimazione, da lavare via scheda su scheda.

In zona Partito democratico non sono ancora spenti i fuochi delle primarie che hanno visto vincente la cordata di Nicola Zingaretti, composta soprattutto degli esponenti del primissima ora dem. Sarà quindi l’uscente Michela Giuffrida a beneficiare della macchina organizzativa che ha tirato la volata al neo segretario nazionale. Dalla sua ha infatti gli ex Cgil dell’area Orlando, il più moderato Anthony Barbagallo, Enzo Bianco e (fatti gli opportuni distinguo) il gruppo dei Progressisti Dem, l’ala più a sinistra del Partito. A differenza di cinque anni fa, l’eurodeputata non ha più al suo fianco il compianto Lino Leanza e i leader dell’ex Articolo 4. I renziani Luca Sammartino e Valeria Sudano, oggi, blindano invece il nome dell’altra uscente siciliana, Caterina Chinnici. Essendo però le preferenze triplici, dentro il Pd sta accadendo un fenomeno che va segnalato per novità: tutte le aree hanno espresso il placet per Pietro Bartolo, il medico di Lampedusa simbolo dell’accoglienza ai migranti. Un nome che aggrega anche oltre le linee del partito: da Claudio Fava, Emiliano Abramo della Comunità di Sant’Egidio al sicilfuturista Nicola D’Agostino, passando da pezzi di mondo del cattolicesimo democratico come il centro studi Don Milani ai simpatizzanti etnei di Pisapia ( che alle comunali hanno corso sotto il simbolo de "i Progressisti").

Dentro Forza Italia, Saverio Romano (espressione diretta di Ppe-Noi con l’Italia) fa il miracolo di far convergere in flotta i voti centristi sulla sua persona. L’escluso eccellente Giovanni La Via e Pino Firarello si sono schierati ufficialmente con lui; ma lo ha fatto anche il mondo di Raffaele Lombardo che, saltata l’intesa con FdI, ha ripiegato su un approdo culturalmente più affine. L’ex An Marco Falcone e il deputato Ars Alfio Papale, optano invece per l’opzione Giuseppe Milazzo (espressione diretta del plenipotenziario di Sicilia Gianfranco Micciché, che vive questa tornata con un test sul suo operato).

Fuori dal partito azzurro ci sono Salvo Pogliese e Basilio Catanoso, che lasciata Arcore non hanno ancora deciso quale sarà il prossimo approdo. “O Lega o Fdi”, hanno ripetuto più volte alla stampa. Ed è vero: tant’è che gli i fedain della segreteria del sindaco di Catania hanno le tasche della giacche affollate: a sinistra i fac-simili per la salviniana Francesca Donato e a destra Raffaele Stancanelli (e Giorgia Meloni). Una sorta di doppia caparra per il futuro. Intanto il senatore di FdI sta incassando consenso tra gli orfani del vecchio Msi. Nonostante la schermaglia con Nello Musumeci e l’assise congressuale di Diventerà Bellissima, la mancata discesa in campo (né ufficiale né ufficiosa) del presidente della Regione e dei suoi, sta permettendo a Stancanelli di pescare senza suscitare particolari obiezioni nel movimento che lui stesso ha fondato e dal quale però si è auto-sospeso in via preventiva.

La Lega catanese è polarizzata su due combinazioni differenti. Un fronte fa capo al già segretario nazionale di Noi con Salvini, Angelo Attaguile; l’altro, che fa riferimento a Fabio Cantarella e Anastasio Carrà ("il primo sindaco leghista di Sicilia"), sostiene invece il binomio Matteo Salvini e la pro-life Annalisa Tardino. Nei circoli però c’è chi punterà sull’accoppiata Salvini/Donato.

Sull'altro versante del contratto giallo-verde, per la prima volta il Movimento cinque stelle palese delle insofferenze interne. Mai era successo infatti che i 'portavoce' facessero coming-out per i singoli candidati (lo statuto non lo consente). Lo ha fatto invece Giancarlo Cancelleri a favore dell'europarlamentare uscente Ignazio Corrao, dando sfogo così ai malumori dell'intero gruppo parlamentare Ars che non ha gradito "l'imposizione" di Luigi Di Maio, ratificata poi dalla piattaforma Rousseau, in funzione del capolistato di Alessandra Todde. La campagna elettorale catanese sarà conclusa oggi a piazza Università dal ministro della Salute Giulia Grillo, che ha detterà i tempi della manifestazione unitaria. Tuttavia, caso insolito, il comizio di eri dell'ex iena Dino Giarrusso ha piazza Teatro Massimo, ha suscitato qualche imbarazzo tra i meet-up. Appunto perché – sulla scorta dell'uno-vale-uno – non sarebbe nella filosofia del movimento apparecchiare eventi ad personam. Non almeno nel M5s conosciuto finora.


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