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il processo

Corruzione, appalti e voti
Il finanziere ricostruisce le accuse

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L'ex sindaco Barbagallo era presente in aula.

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CATANIA – È stato il luogotenente delle Fiamme Gialle di Acireale, Vincenzo Mastrangelo, il primo testimone dell’accusa nel processo scaturito dall'operazione Sibilla che, nel febbraio dello scorso anno, ha travolto il comune di Acireale. Tra gli imputati presenti in aula l’ex sindaco Roberto Barbagallo. L’escussione del teste, condotta dal pubblico ministero Fabio Regolo, titolare dell’inchiesta, viene interrotta dopo pochi minuti dall’eccezione dell’avvocato Vincenzo Mellia, difensore di fiducia dell’ex primo cittadino. Il legale si oppone alle domande sul contenuto delle intercettazioni. Si associano anche gli avvocati Giovanni Grasso e Orazio Consolo. Dopo circa un'ora di camera di consiglio i giudici della terza sezione penale, presieduta da Rosa Alba Recupido, rigettano l'eccezione sollevata dal collegio difensivo.

LE ELEZIONI. Su sollecitazione del pubblico ministero il luogotenente delle Fiamme Gialle ricostruisce in aula, capo per capo, tutte le imputazioni contestate. Si inizia con le accuse all'ex sindaco Roberto Barbagallo, imputato per induzione indebita a promettere utilità, in concorso con Nicolò Urso, luogotenente della polizia municipale di Acireale, e Salvatore e Sebastiano Principato, due venditori ambulanti. L'attività investigativa prende il via quando una cimice, installata dai finanzieri nell'ufficio del primo cittadino, capta una conversazione in cui Barbagallo dice a Urso: “M'aggiuva na cosa elettorale”. L'ex sindaco, impegnato nella campagna elettorale a sostegno di Nicola D'Agostino, candidato alle regionali, avrebbe spinto il vigile urbano a compiere un controllo amministrativo nei confronti dei fratelli Principato. Per l'accusa avrebbe indotto così i due venditori ambulanti a promettere voti per l'on. D'Agostino ed in cambio sarebbe stato chiuso un occhio su alcune irregolarità amministrative emerse durante l'attività di controllo. Dalle intercettazioni emerge che il camion dei due commercianti, coperto dall'assicurazione, sarebbe stato privo di revisione. Ma dagli accertamenti compiuti successivamente dai finanzieri il mezzo sarebbe risultato sia assicurato che revisionato. Ai due ambulanti sarebbero però state risparmiate, secondo l’accusa, sanzioni per l’occupazione abusiva del suolo pubblico. La superficie occupata per la vendita dei prodotti ortofrutticoli, infatti, sarebbe stata di gran lunga superiore a quella prevista dalla licenza.

SOPRALLUOGHI FANTASMA. “Mu spieghi esattamente..che cosa sto collaudando”. Questa frase pronunciata da Salvatore Di Stefano, dirigente dell'area tecnica del comune di Acireale, incaricato di eseguire il collaudo in corso d'opera delle strutture realizzate dalla ditta appaltatrice all'interno del cimitero comunale, dimostrerebbe la falsità delle certificazioni di collaudo rilasciate. Il funzionario, infatti, sempre secondo l'accusa, non avrebbe compiuto i sopralluoghi attestati nella documentazione. Non solo. Avrebbe anche ottenuto somme di denaro in cambio di un collaudo mai eseguito. Per questo il funzionario è accusato di concorso in corruzione e falso insieme ad Angelo la Spina e Salvatore Leonardi, rispettivamente dipendente e consulente esterno della società San Sebastiano Srl, appaltatrice degli interventi di restyling al cimitero comunale acese.

APPALTI PILOTATI. Avrebbero deciso nel corso di una riunione a tre che quell'incarico di progettista, nell'ambito degli interventi di riqualificazione della pista di atletica dell'impianto sportivo Tupparello di Acireale, sarebbe stato conferito all'ingegnere Ferdinando Maria Garilli. Rispondono per questo di turbativa d'asta il consulente tecnico regionale del Coni, Anna Maria Sapienza, l'ex capo area tecnica del comune acese, Giovanni Barbagallo, l'ex assessore allo Sport e alle Politiche giovanili del Comune di Acireale, Giuseppe Sardo e lo stesso ingegnere Garilli, beneficiario della condotta. Già definita, invece, la posizione di Eva Finocchiaro, condannata dal gup, per la stessa accusa, ad 8 mesi di reclusione con pena sospesa. Gli imputati, secondo il luogotenente Mastrangelo, avrebbero simulato una gara informale per l'aggiudicazione del ruolo di progettista. In questo modo sarebbe risultata più vantaggiosa l'offerta economica di Garilli, destinatario dell'incarico. Il teste in aula evidenzia uno dei dialoghi captati tra la Sapienza e Garilli nel corso dell'attività tecnica. La consulente del Coni telefona al collega e gli dice: “Lo vuoi un incarico? Per un progetto esecutivo di una pista di ateltica leggera? Cinque mila euro?”. E Garilli risponde: “Minchia, ma sei...il numero uno!”.

SCAMBIO DI FAVORI. Si sarebbero agevolati l’un l’altro, ottenendo così reciproci benefici. Salvatore Di Stefano, accusato di corruzione in concorso con Giovanni Barbagallo, avrebbe riconosciuto a quest’ultimo un contributo pari ad oltre 14mila euro per i danni causati dalla tromba d’aria abbattutasi ad Acireale nel 2014 pur in mancanza dei requisiti. In cambio Barbagallo lo avrebbe nominato Responsabile unico del procedimento per il progetto Smart City, del valore complessivo di 10 milioni di euro. Imputato, infine, per falso in atto pubblico, in concorso con Salvatore Di Stefano, il geologo Alessio D’Urso. Quest’ultimo avrebbe ottenuto da Di Stefano, rup delle opere di messa in sicurezza dei torrenti Lavinaio – Platani e Peschiera e di consolidamento di un costone interessato da movimento franoso, un incarico, di poco sotto la soglia di 40mila euro, per svolgere indagini geognostiche-geofisiche e geologiche. Di Stefano avrebbe attestato falsamente di aver compiuto indagini di mercato prima dell'affidamento dell’incarico. In realtà D’Urso, secondo l’accusa, avrebbe gestito per il comune acese anche altri progetti, pur non ricoprendo alcun incarico ufficiale, in virtù dei propri rapporti di amicizia con Nicola D’Agostino e Roberto Barbagallo. Il prossimo 27 giugno si proseguirà con il controesame del teste di polizia giudiziaria e saranno sentiti anche i periti su alcune discrasie rilevate tra i brogliacci e le trascrizioni delle intercettazioni.


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