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L'intervista

Europee, Matteo Iannitti in campo
"C'è una sola sinistra da votare”

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"In questo momento ci sono due idee di Europa diverse", spiega il candidato alle elezioni europee con La Sinistra.

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CATANIA – Matteo Iannitti, esponente della sinistra movimentista catanese, leader di Catania Bene Comune, è candidato alle elezioni europee con La Sinistra. Da sempre all'opposizione, non le manda a dire all'attuale amministrazione comunale, ma anche agli eurodeputati uscenti. Ecco la sua ricetta per l'Europa.

Che atmosfera c'è in questa campagna elettorale?

Questa campagna elettorale è come se non fosse mai partita. Noi affrontiamo i temi, portiamo in piazza i programmi, ma c'è una disattenzione totale verso la politica e credo che su questo stia influendo pesantemente la disillusione verso il Movimento 5 stelle. Tanti che ci dicono che non andranno a votare alle scorse elezioni avevano votato il movimento 5 stelle. I partiti tradizionali pensano di raccogliere voti con i vecchi metodi delle segreterie politiche ma sono in evidente difficoltà anche loro. La Lega pensa che basti la televisione. In parte ha ragione Salvini, la campagna elettorale si è trasformata in un Referendum su di lui. La Sinistra raccoglie tutte le forze che giorno dopo giorno hanno costruito, dal porto di Catania a Verona, l'opposizione sociale al suo Governo. Il Pd su questo è in evidente imbarazzo considerando che sono tanti i comuni siciliani nei quali il Pd è stato alleato della Lega e che molte politiche razziste e securitarie sono state proprio approvate dai governi Renzi-Gentiloni.

In questo meccanismo come si colloca questa lista alla quale hai scelto di aderire?

Abbiamo deciso di mettere in campo due novità, la prima è che esiste un'unica lista a sinistra e quindi c'è un'attenzione particolare nei confronti di tutti quelli che erano rimasti orfani di un partito di sinistra e hanno chiesto l'unità vera della sinistra. Abbiamo finalmente un progetto unico e plurale: “la Sinistra”. L'altra novità sta nel fatto che abbiamo deciso di candidare le persone più attive nelle battaglie del territorio. È una lista che sta tentando di ricostruire la sinistra a partire dalle tante vertenze, lotte, proposte dal basso che abbiamo fatto negli ultimi anni. La mia candidatura è un esempio di questo percorso. Abbiamo l'obiettivo di portare nel Parlamento Europeo proprio le tantissime battaglie e le tantissime proposte che abbiamo fatto.

Qual è il tuo giudizio sugli eurodeputati catanesi uscenti?

Inconsistenti, credo che nessuno si sia accorto che c'era qualche voce siciliana nel parlamento europeo. Molte volte l'attività si è limitata alla pubblicizzazione di bandi e azioni degli uffici dell'Unione Europea. L'attività dei parlamentari è stata a metà tra un ufficio di collocamento e un ufficio pubbliche relazioni. I deputati sarebbero dovuti servire ad orientare le politiche dell'unione europea, non ad informare su quali articoli venivano pubblicati sul sito dell'Unione Europea.

Il Pd è di sinistra?

Non lo è, è evidente a tutti. Da due punti di vista. Il primo sono le politiche economiche, il Pd è stato il partito dei tagli, delle austerità e della riduzione dei diritti dei lavoratori. Non è un partito di sinistra anche per la questione morale che non ha mai risolto al suo interno. Un partito di sinistra che dovrebbe seguire la battaglia di Berlinguer ha dimostrato di avere al suo interno personaggi arrestati per mafia o collusi con ambienti mafiosi, protagonisti del voto di scambio o ancora pupi nelle mani dei grandi e opachi interessi finanziari. Questo dà la misura di quanto il Pd sia più erede della Democrazia Cristiana che del Pci o della sinistra.

Quali sono le tue priorità?

Innanzi tutto rappresentare davvero il territorio. Sentirò, al di là del risultato raggiunto, la responsabilità di rappresentare tutte le elettrici e tutti gli elettori che scriveranno il mio nome sulla scheda elettorale. Noi ci siamo e continueremo a esserci, a differenza di tutti gli altri. Ci sono due questioni che dobbiamo per prime portare nel parlamento europeo. La prima riguarda i diritti umani, che non sono solo i diritti dei migranti che non vanno lasciati morire in mare, ma vanno accolti attraverso permessi di soggiorno temporanei e un diritto d'asilo europeo, ma anche i diritti delle cittadine e dei cittadini siciliani che sono considerati in Europa cittadini di serie B. C'è un dato inquietante e drammatico che dà la misura della diseguaglianza ed è non solo il reddito delle famiglie siciliane, una su otto in condizione di povertà assoluta, non solo la disoccupazione, al 60% tra i giovani, ma anche il diritto alla scuola: in Sicilia solo il 4% dei bambini ha diritto al tempo pieno a scuola. In Lombardia il 90%, in Francia pure. Solo nelle scuole elementari i bambini siciliani fanno duemila ore in meno di lezione. Il diritto all'istruzione e al lavoro è un diritto umano che viene negato esattamente come viene negato il diritto all'accoglienza e alla vita per i migranti. La seconda questione è legata al lavoro: c'è bisogno che l'unione europea si faccia carico del dramma della disoccupazione nelle ragioni più povere d'Europa e che si investa in politiche attive del lavoro ad esempio con un salario minimo europeo e con la riduzione dell'orario di lavoro a parità di salario. Questo porterebbe migliaia di nuovi posti di lavoro redistribuendo la ricchezza tra chi è stato lasciato indietro e chi ha accumulato enormi capitali.

Altro tema caldo è quello dell'agricoltura. I sovranisti puntano a privilegiare i prodotti locali

In Sicilia paradossalmente importiamo il 60% di quello che mangiamo e rispetto alla produzione agricola esiste un sistema di sfruttamento agghiacciante della grande distribuzione organizzata che da un lato compra i prodotti agricoli a 10 centesimi al chilo per poi rivenderli anche a due – tre euro. Dall'altro lato proprio la grande distribuzione organizzata che riduce alla fame gli agricoltori siciliani immette nel mercato siciliano prodotti che provengono da altre parti di Italia e del mondo. Il nostro problema non sono i prodotti che vengono dall'estero, sarebbe ipocrita festeggiare per le esportazioni e condannare chi intende importare in Italia, i temi veri sono la sovranità alimentare, la filiera, l'ecosostenibilità delle produzioni ma soprattutto i diritti dei lavoratori e le condizioni di lavoro. Noi vogliamo bloccare la commercializzazione dei prodotti frutto dello sfruttamento selvaggio dei lavoratori, i prodotti raccolti attraverso il caporalato, il lavoro nero, il lavoro in condizioni di semi schiavitù. Si tratta di produzioni estere ma anche di produzioni delle nostre campagne. Fermiamo i prodotti sporchi di sfruttamento e illegalità, indipendentemente da dove provengono.

Torniamo a Catania, qual è la tua opinione sull'amministrazione Pogliese?

L'amministrazione Pogliese sta mancando di qualsiasi tipo di coraggio nell'affrontare la drammatica situazione finanziaria del Comune di Catania. Pogliese non alza la voce, continua a chinare la testa di fronte agli esponenti di Governo, il Sottosegretario Candiani prima di tutti. Pur avendo detto di amare Catania sembra più interessato alla sua ricollocazione politica che a far sentire il dramma che sta vivendo la città. Catania ha servizi socioassistenziali ormai precarissimi, non riesce a pagare nessuna fattura, ha una condizione della gestione della spazzatura drammatica, gli stessi uffici affermano che Catania non è mai stata così sporca e a giugno rischiamo che non vengano pagati gli stipendi di impiegati comunali e delle partecipate. Di fronte a tutto questo serviva battere i pugni sul tavolo ed esigere dal governo nazionale misure urgenti e straordinarie. Invece si continua a chiedere elemosine col cappello in mano.

La Corte dei Conti ha individuato nella gestione Bianco parte delle responsabilità

Bianco ha tentato di fare quello che hanno fatto gran parte dei sindaci siciliani, ovvero nascondere i debiti, celare la vera situazione finanziaria. Questo ha portato la città al dissesto. Bianco però non ha solo la responsabilità di aver portato la città al dissesto, ma anche quella, ben più grave, di non avere fatto nulla politicamente per evitarlo, mentre Renzi tagliava i finanziamenti agli enti locali e agevolava le privatizzazioni, Bianco anziché opporsi lo invitava a fare comizi elettorali a Catania e persino la festa nazionale del PD. In questo Bianco è uguale ai sindaci di centrodestra succubi e riverenti nei confronti di chi comanda a Roma. Baciamano e inchini, mentre la città affonda.

Dopo queste europee che futuro vedi per la sinistra?

In questo momento ci sono due idee di Europa diverse, da un lato l'odio e il razzismo, la guerra tra poveri. Dall'altra gli interessi delle banche, delle grandi multinazionali e dei partiti neoliberisti, come il Partito Democratico. La sinistra ha vinto in Grecia, in Portogallo, potrebbe formare un governo in Spagna proponendo una terza via, fatta di diritti umani, redistribuzione della ricchezza e centralità del lavoro. È il compito che abbiamo anche in Italia. Chiunque voterà la Sinistra saprà che quel voto sarà preso sul serio e ci porteremo sulle spalle la responsabilità di rappresentare gli interessi di chi avrà espresso quel voto. Costruiremo sui territori, sulla base delle nostre esperienze amministrative e di lotta l'alternativa tanto alle destre, quanto ai partiti che hanno fatto tagli, hanno massacrato la scuola pubblica, hanno precarizzato il lavoro.


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