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Dissesto, sindacati in piazza
“Così Catania muore”

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Le sigle sindacali pungolano il governo nazionale e quello regionale.

 

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CATANIA – Dissesto: pagamenti bloccati dal mese di giugno. Uno scenario apocalittico che potrebbe concretizzarsi con conseguenze nefaste per l’intero tessuto sociale.  Stamattina le sigle sindacali (Cgil, Cisl, Uil e Ugl) sono scese in piazza per accedere i riflettori sulla bomba sociale che rischia di cadere sulla città. E non solo. Si chiede a gran voce un intervento da parte del governo nazionale e di quello regionale per invertire la rotta. “Il 23 luglio vanno restituiti 66 milioni di euro al tesoriere: quindi da giugno non ci saranno più impegni di spesa. Come ci ha detto il sindaco di Catania ci ritroveremo senza stipendi per sei mesi”, spiega Giacomo Rota, segretario provinciale della Cgil.

I numeri non fanno dormire sonni tranquilli: sarebbero circa 9000 le persone coinvolte. “Con ricadute immense in termini di servizi, denaro, possibilità di lavoro”, spiega. “Siamo in una situazione preoccupante e gravissima, l’appello al governo nazionale e regionale è contenuto nella lettera inviata al presidente del consiglio e al presidente della Repubblica. Non si può bloccare e uccidere la nona città italiana, la più produttiva della Sicilia”, argomenta Rota. Gli fa eco la segretaria della Uil, Enza Meli. “Chiediamo quello che chiediamo da un anno e mezzo: pari opportunità. Catania è stata usata soltanto per fare passerelle. Ci dicono di aspettare perché sono in campagna elettorale”. “Catania è viva, non vuole morire e non morirà mai”, aggiunge.

Meli lamenta la mancata attenzione da parte del governo nazionale e di quello regionale”.  E non solo. “Non c’è ora e non c’è stato negli ultimi 30 anni”. Poi rincara la dose:  “30 anni di mala politica, chiediamo alla magistratura di individuare i responsabili e di farli pagare”. “Non chiediamo elemosine, ma opportunità che ci vengono negate, altro che cittadini di serie b: siamo da terzo mondo”, attacca la sindacalista. A conti fatti la situazione rischia di allargarsi a macchia d’olio. “Oltre ai sei mesi di mancato pagamento che si prospettano c’è il rischio di scivolamento in basso della società perché ci sono dipendenti senza stipendio da sei mesi e non credo ci siamo famiglie monoreddito che abbiano la possibilità di vivere 12 mesi senza stipendi”, spiega Giovanni Musumeci, segretario dell’Ugl. “Inoltre, temo si stia andando verso un nuovo default con il rischio di collezionarne 3 da qui al 2020”, spiega.

Anche il segretario della Cisl, Maurizio Attanasio manifesta preoccupazione. “Come ha dichiarato il sindaco avremo una paralisi per sei mesi. Si prospettano tempi bui. C’è un grosso problema: due frange politiche che invece di sostenere Catania litigano”, dice. “La condizione economica non permetterà alla città di rialzarsi da sola senza un intervento statale, non necessariamente denaro ma il blocco dei mutui passivi che valgono circa 35 milioni ed eventualmente capire come restituire i 66 milioni dilazionando le somme nel tempo”, spiega. Alla manifestazione ha fatto capolino anche il sindaco di Catania, Salvo Pogliese che nei giorni scorsi in Prefettura aveva fatto il punto sulle ricadute che la situazione di stallo rischia di avere sulle fasce più deboli della città. Il sindaco, inoltre, aveva inviato una missiva al presidente Conte in cui ha chiesto un intervento deciso dell’esecutivo. Intervento, richiesto a gran voce dalla piazza, e ancora non pervenuto.


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