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PROCURA DI CATANIA

Dalla Stidda ai Santapaola
Confiscato tesoro da 27milioni

confisca, finanza

Si tratta dei beni riconducibili a Rosario D'Agosta, ritenuto contiguo alla mafia catanese.

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CATANIA - La Procura etnea ha coordinato l'esecuzione di un decreto di confisca da 25 milioni di euro nei confronti di Rosario D'Agosta, "soggetto - scrivono gli inquirenti - ritenuto contiguo a “Cosa Nostra” catanese dopo un’iniziale affiliazione alla “Stidda”".

IL TESORO - Le Fiamme Gialle hanno messo i sigilli a un patrimonio "illecitamente accumulato di oltre 25 milioni di euro, costituito da: 58 unità immobiliari (appartamenti, garage, magazzini, attività commerciali e terreni) ubicati tra Vittoria e Ragusa, tra le quali spicca una villetta sul mare nella frazione di Scoglitti (RG); 6 unità immobiliari (3 appartamenti con annessi garage) ubicate in provincia di Varese, in particolare nei comuni di Caravate e Cocquio-Trevisago; 4 autovetture".

MONOPOLIO - Rosario D'Agosta è considerato monopolista, fin dagli anni novanta, nella gestione della commercializzazione e installazione degli apparecchi da gioco “truccati”, "settore lucroso storicamente appetito dalle organizzazioni criminali anche per la implicita possibilità di riciclare denaro “sporco”".

I RAPPORTI - "La contiguità di D’Agosta - si legge negli atti - a “Cosa Nostra” emerge dalla vicenda che lo ha visto condannato in primo grado, nel 2015, a 5 anni di reclusione per le lesioni (inizialmente qualificate come tentato omicidio) perpetrate nel 2009 a danno di Giuseppe Doilo (appartenente alla “Stidda”)". Tutto avviene durante un momento di tensione tra “Stidda” e “Cosa Nostra”, "culminato nell’azione di Rosario D’Aagosta - continuano gli inquirenti - che non esitava a sparare diversi colpi di pistola verso la vittima per poi essere provvidenzialmente bloccato da altri presenti prima che riuscisse a colpire gravemente il Doilo".

LA MINACCIA - D'Agosta avrebbe minacciato, nel 2014, un collaboratore di giustizia (“... fermati che te la devo far pagare ... ti devo uccidere”),e il Tribunale di Catania, con sentenza del novembre 2016, lo ha condannato a 6 mesi di reclusione per minaccia aggravata dal metodo mafioso.

I SEQUESTRI - "L’illecita attività - scrive la Gdf - condotta per decenni da D’Agosta è testimoniata anche dall’esito di diversi controlli amministrativi che hanno portato al sequestro di numerosissime “macchinette” illegali con conseguente revoca delle licenze per la gestione degli apparecchi da gioco".

IL TRUCCHETTO - D’AGOSTA avrebbe continuato a operare nel settore "attraverso la creazione di società le cui quote, anche per evitare l’applicazione delle misure di prevenzione antimafia, venivano affidate al figlio e alla figlia della convivente".

LE INDAGINI - Gli uomini delle Fiamme Gialle hanno utilizzato il software "molecola" per analizzare 24 anni di banche dati, incrociando gli elementi con le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia. Gli atti "hanno evidenziato una significativa sproporzione tra i redditi dichiarati dal nucleo familiare di D’Agosta e le acquisizioni immobiliari realizzate nel medesimo periodo. Inoltre, in 12 annualità, su 25 monitorate, la famiglia D’Agosta non ha dichiarato alcun reddito al Fisco".

 


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