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Europee, la sfida di Bonforte
"Portare l'ambiente in Europa"


Scende in campo l'attivista No discarica.

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CATANIA – La sua candidatura alle elezioni europee arriva dal basso: Anna Bonforte, attivista ambientalista, dice che sono state due “bellissime assemblee” popolari a indicare il suo nome come uno dei più adatti a rappresentare la lista “la Sinistra” al parlamento di Strasburgo. Un tentativo di rilanciare il blocco a sinistra dei popolari e dei socialisti, tra il tentativo di superare l’austerity, l’idea di introdurre salari minimi europei e l’attenzione ai temi ambientali.

Partiamo dal suo profilo di attivista e ambientalista: lei si è dedicata molto, tra le altre cose, alla vicenda della discarica di Misterbianco e Motta Sant’Anastasia. In che modo l’Europa può essere importante riguardo a questo tema? 

La vicenda è iniziata nel 2009, quando pubblicarono su un giornale sportivo la variante con cui autorizzavano la discarica sui territori dei due comuni etnei. Da allora abbiamo intrapreso molte iniziative, scrivendo anche a Bruxelles. La mia intenzione è di portare in Europa le istanze sulla situazione ambientale delle città di Misterbianco e Motta Sant’Anastasia, e in generale di tutta la Sicilia, dove nonostante gli sforzi abbiamo ancora molto da lavorare sulla raccolta differenziata. Manca la filiera per la gestione integrata dei rifiuti, e quello che ci chiede l’Europa non è solo di riciclare, ma anche di riutilizzare e consumare meno.

L’Europa in cosa può aiutare, riguardo a questi temi?

Può fare rispettare le direttive europee riguardo ai piani della stessa Unione, cosa che in questo momento non viene fatta rispetto alla discarica di Motta e Misterbianco.

Come mai ha scelto di candidarsi alle Europee?

La verità è che io non volevo candidarmi, la mia priorità era che si formasse questo schieramento di sinistra: credo moltissimo nella rappresentanza europea, ma elezioni a cui non ci si presenta sono elezioni mancate. Dunque abbiamo messo in moto un meccanismo per mettere insieme soggetti che vengono dall’Altra Europa con Tsipras, un progetto che abbiamo già sostenuto cinque anni fa e che andava di nuovo sostenuto. Abbiamo cercato diversi candidati e candidate durante assemblee pubbliche, ma a un certo punto una delle persone scelte si è ritirata e indicazioni venute da compagni e compagne di base hanno individuato me come possibile candidata alle elezioni europee.

Una candidatura “dal basso”, dunque…

Nessuna delle candidature di questa lista è stata decisa in alto, a parte, se proprio vogliamo, quella che benediciamo ogni giorno di Corradino Mineo, che ci dà un respiro internazionale e l’occasione di essere visibili e credibili. Mineo è l’unico che non ha votato il Jobs Act, l’unico che non ha votato la Buona Scuola. In effetti va detto che chi oggi sta con il Partito democratico svolge la funzione di foglia di fico di un partito, il Pd siciliano, che è il peggiore di tutta Italia.

Quali politiche e provvedimenti adotterebbe, una volta arrivata al parlamento di Strasburgo?

Di sicuro vanno introdotte misure per arrivare ad alzare i salari in tutta Europa: in questo momento siamo sotto attacco dai paesi della blacklist europea, come Ungheria, Romania, Lussemburgo, Irlanda, in cui la tassazione delle persone giuridiche è bassissima. Significa che le aziende possono spostarsi in luoghi in cui i salari sono più bassi e anche il regime fiscale è più favorevole che altrove, un vero e proprio dumping sociale e salariale. Un salario minimo europeo invece può servire a migliorare questa situazione. In Italia, poi, dovremmo incoraggiare l’utilizzo della contrattazione collettiva.

Anche candidati di altre forze, ad esempio il Movimento cinque stelle, hanno parlato di fissare un livello minimo per i salari. È possibile un’alleanza con loro, in Europa?

Noi andiamo a Strasburgo per fare cose giuste per tutti e trovare gli alleati adatti a farle. In questo non abbiamo nessun pregiudizio: essere parte del Gue, il gruppo della Sinistra europea, significa creare alleanze per spostare l’asse stantio tra Pse e Ppe verso politiche più sociali e solidali con i popoli, per riscrivere i trattati e soprattutto le leggi di stabilità, che in questo momento strozzano i comuni mettendo in costituzione il pareggio di bilancio. Dunque, deve essere spezzato l’asse dell’alleanza cieca con la Merkel e ricreare meccanismi che mettano a tacere le forze più retrive, come quelle rappresentate da Viktor Orban.

Cosa può fare l’Europa per gestire l’immigrazione?

Dal punto di vista di una parlamentare non molto, ma le corti di giustizia europee ad esempio possono essere attivate sia dal parlamento che dalle associazioni. Il senso di una candidatura, in questo momento, è la riscrittura dei trattati e nuove alleanze per incoraggiare un’Europa in cui sanità, giustizia, fisco siano armonizzati e permettano un maggiore rispetto dei popoli.   


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