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La sfida di Virginia Puzzolo
“In gioco il futuro dell’Europa”

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La candidata dem ha sposato con convinzione il programma messo su dall’ex ministro Carlo Calenda.   

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CATANIA - Virginia Puzzolo, europeista convinta, caposettore all’Agenzia esecutiva per la Ricerca aerospaziale della Commissione europea ha quarantaquattro anni. Da tredici vive e lavora a Bruxelles e da cinque ricopre il ruolo di manager. Puzzolo corre sotto l’egida del Pd in quota “Siamo europei” dopo avere sposato con convinzione il programma messo su dall’ex ministro Carlo Calenda, “padre nobile” del manifesto europeista che ha incassato l’adesione dell’intero Partito Democratico. La ricetta per cambiare l’Europa? Puzzolo non ha dubbi: “La cooperazione”.

 

Virginia Puzzolo ha deciso di correre con il Pd in quota Calenda. Esatto?

In quota “Siamo europei”.

 

Bene. Ci spiega la differenza?

Sì. Mi piace specificare che non ci sono quote legate a uomini politici che praticamente iniziano dei processi, ma si inseriscono in un programma che persone decidono di sposare e di sostenere. Quindi mi piace sottolineare il fatto di eliminare l’idea che le persone sono “portate” da singoli politici. L’idea che sta alla base di “Siamo europei” è stata sposata da tanti che come me lavorano nel contesto europeo e vivono fuori dall’Italia o vivono in Italia ma hanno capito la valenza di queste elezioni: c’è in gioco quello che sarà l’Europa.

 

In questa fase storica in cui tanti mirano a disgregare l’Europa, così come l’abbiamo conosciuta, voi rilanciate un impegno comune?

Esattamente. Noi chiediamo di portare avanti il progetto Europa. Parlo di progetto perché l’Europa ancora si sta costruendo. Si tratta di un percorso molto difficile perché stiamo mettendo insieme le diversità delle nostre aree europee, sapendo che insieme, proprio in virtù delle nostre diversità, possiamo essere più forti.

 

Come?

Vogliamo spingere l’Europa avanti, cambiando quello che abbiamo visto non funzionare dimostrando i limiti di alcuni meccanismi. Infatti, oggi siamo molti di più, il contesto geopolitico è cambiato, le pressioni economiche che vengono dagli altri mercati sono completamente diverse da quelle di vent’anni fa: quindi dobbiamo adattare l’Europa a quelle che sono le reali problematiche di oggi. Dobbiamo modificare i meccanismi. Noi non vogliamo portarla indietro. Il modello è il futuro e lo dobbiamo costruire.

 

 

Come immagina un’Europa più giusta?

L’Europa deve diventare molto più solidale. La parte cooperativa deve diventare il punto nodale di questa Europa. Per farlo bisogna cambiare dei meccanismi. Quello che succede oggi è che la parte delle proposte di legislazione viene dalla Commissione europea e non dal Parlamento che dovrebbe essere invece l’organo per portare avanti queste iniziative. Servirebbe un lavoro comune, mettendo insieme le competenze tecniche della Commissione e la visione politica del Parlamento. Ma oggi chi realmente può definire le priorità è il Consiglio. Quindi cosa succede: le istanze nazionali spesso prevalgono sugli interessi comunitari. E’ questo che va cambiato: il bene comunitario viene prima degli interessi di un singolo Stato. Penso ad esempio alla politica estera.

 

Non c’è una politica estera comune?

C’è, ma non è abbastanza forte perché a livello nazionale ogni Paese mantiene le proprie istanze di politica estera che a volte non sono in linea con quella che vorremmo portare avanti a livello comunitario. Ma se non abbiamo una politica estera comune non possiamo risolvere nodi come la instabilità politica del Nord Africa dalla quale derivano una serie di problematiche legate all’immigrazione o al mancato sviluppo di tutta una serie di indotti economici che si potrebbero creare se questi Paesi fossero stabili.

 

Il fronte sovranista tiene insieme realtà politiche che vorrebbero tutelare i propri confini nazionali. Eppure gli interessi dei vari Stati sono contrapposti. Penso alle quote di migranti.

Questo per me è fisiologico. Il sovranismo si sta sviluppando sulla scia della recessione economica che non è ancora terminata. Quando le persone hanno difficoltà a trovare lavoro e pagare i mutui, quando la capacità dei salari non è tale da permetterci di avere una vita in linea con certi standard cosa succede? Si cerca di creare opportunità, ma per farlo puoi portare avanti posizioni molto semplicistiche. I sovranisti vendono soluzioni semplici.

 

E propagandistiche?

Semplici. Dicono di risolvere i problemi economici chiudendoci: questo è impossibile. Nel contesto attuale, chiudersi, sia in termini di politica economica sia estera, non può dare le soluzioni. Il mondo di oggi non è quello di 50 anni fa. Guardare al passato per me è completamente anacronistico.

 

Quindi?

Oggi noi viviamo una recessione paurosa mentre i paesi asiatici come la Cina, l’India, la Corea e il Giappone sono in fase di grande espansione economica. A livello mondiale abbiamo uno squilibrio enorme. Il sovranismo prende piede perché è più facile in un momento di paura dire “mi chiudo”. I movimenti sovranisti europei (che si avvicinano più alla destra ma non soltanto) parlano di chiusura ma è solo un palliativo che porta a divisioni e mettere in pericolo i valori di base della democrazia.

 

Alla luce della sua esperienza lavorativa quale sarà il suo contributo in caso di elezione?

Lavoro alla Commissione europea da quindici anni. Sono di Catania e sono andata a lavorare a Bruxelles perché nel mio percorso di formazione là ho trovato delle opportunità che qua non avrei avuto. Lavoro nel settore aerospaziale e quando ho iniziato era un settore all’avanguardia e qui non c’erano nemmeno le competenze per sviluppare dei programmi o delle applicazioni in quel campo. Il mio lavoro mi ha portato prima nel centro di ricerca della Commissione europea poi nel campo della gestione dei finanziamenti connessi alle politiche di ricerca in quel settore. In questi quindici anni ho lavorato con tutte le grandi e piccole industrie del settore aerospaziale, con centri di ricerca e Università e con i governi.  Uno dei grandi problemi che abbiamo, sia a livello regionale sia nazionale, è l’assenza di strategia politica: non sappiamo dove stiamo andando.

 

Sbaglio o è stata attaccata perché da vent’anni non vive a Catania?

Sì. Rispondo in questo modo: il fatto che fisicamente non viva a Catania non vuol dire che abbia reciso le mie radici. Il legame con la terra non è soltanto legato agli aspetti sentimentali. Ho passato tutta la mia giovinezza, fino alla fine degli studi, sull’Etna studiando l’ambiente: quindi il mio è un legame doppio. Io non ho tagliato i ponti e conosco questa realtà. Ad ogni modo portare le istanze locali in un contesto europeo è una cosa diversa.

 

Facciamo un esempio.

Quello che purtroppo spesso facciamo è pensare che tutto debba venire dal territorio e debba arrivare in Europa. Io sto proponendo una persona come me che conosce entrambe le dimensioni.

 

Spieghiamolo.

Conosco la realtà europea e quindi capisco come si possono portare le istanze territoriali in Europa. L’istanza locale lì non avrà mai voce, per renderla forte dobbiamo mettere insieme e trovare le cose che accomunano un’area geografica. Ad esempio tutte le grandi isole dell’area mediterranea europea o del Sud dell’Europa.

Come?

Io parlo dello sviluppo di una strategia euro-mediterranea. Guardando alle peculiarità di tutte le grandi isole europee (Sicilia, Sardegna, Corsica, Baleari, Creta, Cipro) che hanno delle problematiche comuni e degli asset che potrebbero diventare prioritari nello sviluppo di una strategia politica. Avendo questa dimensione e lavorando con chi vive qua saremo capaci di dare una valenza a livello europeo alle specificità di questa terra. Faccio un esempio concreto.

Prego. 

Si parla tanto di continuità territoriale, un problema che accomuna tutte queste grandi isole. Dobbiamo allora ripensare e cambiare le politiche europee connesse ai trasporti. Questo è il modus operandi. Io lavorerò con tutte le persone che vivono qui e in base ai dossier che riterremo importanti per le nostre isole, ma in un contesto europeo, lavorando con l’idea di cambiare le normative e proporre politiche che hanno quella valenza. Io posso fare da ponte tra queste due realtà.

 

 


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