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Nuove politiche e infrastrutture
La passione europea di Brunetto

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Ecco chi è il "candidato pendolare" del Movimento Cinque Stelle.

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CATANIA – Il miglioramento delle strade, delle ferrovie e di altre infrastrutture siciliane: è questo uno dei temi che sta più a cuore ad Antonio Brunetto, candidato alle elezioni europee del Movimento Cinque Stelle. Brunetto è un candidato pendolare: oltre a girare la Sicilia per centinaia di chilometri per i suoi impegni elettorali, divide le sue attività tra Catania e Santa Teresa di Riva, dove ha la residenza.

 

Lei è ingegnere e si occupa di infrastrutture e telecomunicazioni. Quanto peserà il suo profilo da tecnico nell’attività da parlamentare europeo?

Sono innanzitutto un candidato del Movimento Cinque Stelle, quindi se venissi eletto porterò avanti il programma votato dagli iscritti sulla piattaforma Rousseau. Poi è chiaro che ognuno con il proprio background professionale punta su ciò in cui ha più competenze. Da ingegnere, il tema mi sta più a cuore è quello delle infrastrutture: L’Europa è nata come Comunità economica europea per mettere in comunicazione merci e persone, ma se in Sicilia abbiamo difficoltà a fare circolare le merci e le persone, e dunque il turismo, su cosa dovremmo basare la nostra economia?

 

Di che tipo di opere stiamo parlando? 

Io punto spesso sulle infrastrutture ferroviarie. Ci sono vari problemi, dagli scartamenti delle ferrovie sarde non in linea con gli standard europei ai tratti in Sicilia in cui ancora non c’è elettrificazione o c’è un binario unico. Come si può migliorare l’economia con infrastrutture in queste condizioni?

 

Dunque l’Europa come occasione di rilancio delle grandi opere? 

L’Unione può fare tantissimo, penso anche alla messa in sicurezza antisismica. Il problema è che fino a questo momento l’Europa ha imposto condizioni assurde e anacronistiche di austerity sul Pil italiano, se vogliamo mettere in sicurezza il territorio italiano siamo condizionati sulla spesa che possiamo sostenere. Questa è una cosa assurda, l’Europa dovrebbe abbattere le differenze per creare un’Unione stabile. Penso ad esempio ai fondi europei, un ambito in cui sembra quasi di essere a scuola: l’alunno bravo viene premiato, quello meno bravo riceve una nota. In questo modo si crea un gap tra paesi destinato a diventare sempre più grande, invece se uno stato è meno bravo a spendere i fondi europei deve essere aiutato, non penalizzato.

 

Come mai questa attenzione, da parte sua, per i temi europei? È questo che l’ha spinta a candidarsi?

Mi sono reso conto, parlando con le persone nei mercati e nelle piazze, che molti vedono l’Europa come una cosa lontana, ma la verità è che siamo europei prima ancora che italiani o siciliani. Ormai la politica europea condiziona quella italiana e quella regionale, quindi avere in Europa un peso politico per modificare l’assetto attuale è fondamentale, per poter portare avanti determinate scelte in sinergia con il governo nazionale.

 

In che modo lei contribuirebbe a questo cambiamento?

Come Movimento Cinque Stelle, gli iscritti hanno votato su Rousseau alcuni punti di programma che chi verrà eletto cercherà poi di attuare. In Sicilia puntiamo a prendere tre seggi, per avere un peso maggiore in Europa. Per andare a incidere in maniera efficace sulle politiche esistenti bisogna entrare in parlamento con un peso maggiore e scardinare le dinamiche dei grandi gruppi europei.

 

Quale sarebbe il primo provvedimento che porterebbe a Strasburgo?

Se diventerò un portavoce del Movimento inizierò una relazione continua con gli iscritti: su Rousseau ci confrontiamo di continuo su quali siano i temi più importanti. Detto questo, sicuramente i due temi delle infrastrutture e della valorizzazione delle eccellenze, soprattutto quelle agricole in Sicilia e quelle del comparto caseario in Sardegna, saranno quelli a cui farò più attenzione.

 

Vede possibile un’alleanza con la Lega anche in Europa?

Assolutamente no. Bisogna precisare che quella con la Lega non è un’alleanza: abbiamo fatto un contratto di governo per responsabilità nei confronti degli italiani che ci hanno votati alle scorse politiche. Siamo stati individuati come prima forza politica e dovevamo costituire un governo, e per questo abbiamo trovato un interlocutore nella Lega. In Europa sono diversi i gruppi con cui sia la Lega che noi andremo a dialogare: il Movimento non è di certo nel fronte dei sovranisti.

 

Ma come si può collegare la divisione su alcuni temi europei, ad esempio la revisione del trattato di Dublino, con il governare insieme in Italia?

In Europa, a differenza della politica italiana, si lavora su macro-temi. Questo si traduce in una differenza anche nelle votazioni del parlamento: non è come in Italia, in cui si vota a gruppi compatti, ma si lavora in maniera più trasversale ed è normale che un determinato tema sia sposato da alcuni rappresentanti di un gruppo politico mentre altri vi si schierano contro. È successo anche negli scorsi cinque anni in parlamento europeo, in cui alcuni nostri portavoce hanno portato avanti dei temi e hanno trovato l’appoggio di altre forze politiche.

 

Lei è candidato del Movimento, ma si sottolinea spesso il suo passato nel gruppo universitario dell’Ncd, il partito di Angelino Alfano. Come mai questo passaggio?

Durante l’Università mi sono interessato di vita politica universitaria. Chiunque sia passato tra i banchi accademici sa che i temi di cui si parla non sono quelli di politica nazionale ma riguardano più le attività quotidiane all’interno dell’università. Si prova a risolvere i problemi di aule o della didattica, un fare politica in maniera molto diversa da come si fa nelle istituzioni. Noi eravamo un gruppo di amici e portavamo avanti determinate iniziative a tutela degli studenti, ma mi sono fermato lì. Non mi sono mai candidato con nessun partito.

 

 

 


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