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PROCURA DI CATANIA

Migranti, corruzione e milioni
A giudizio il "re" dell'accoglienza

migranti, minori, corruzione

Giro d'affari da due milioni di euro. Tre le comunità per minori stranieri coinvolte nell'inchiesta.

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CATANIA. Fissata per il 6 febbraio 2020, davanti ai giudici della terza sezione penale del tribunale di Catania, la prima udienza del processo scaturito dall'inchiesta, denominata Camaleonte, sulla gestione di alcune comunità destinate all'accoglienza di minori stranieri non accompagnati. Il gup di Catania Marina Rizza ha infatti disposto il rinvio a giudizio, come chiesto dal pubblico ministero Marco Bisogni, per Giovanni Pellizzeri, nel passato candidato sindaco di Mascali, Mario Pellizzeri, Rita Brischetto, Maria Concetta Currenti, Maria Grazia Cinzia Emmi, Giuseppe Ioghà, Domenico Neglia e Rosaria Anna Pellizzeri. L'unica ad optare per il rito abbreviato, fissato per il prossimo 2 luglio, è stata Isabella Vitale. I reati contestati dalla Procura sono corruzione, maltrattamento di minori, falso e rivelazione di segreti d'ufficio.

L'INCHIESTA. C'è il business dell'accoglienza dei migranti al centro dell'inchiesta condotta dai carabinieri della Compagnia di Giarre. Tre le comunità, tra Giarre, Mascali e Sant'Alfio, tutte riconducibili a Giovanni Pellizzeri, a finire sotto la lente della Procura di Catania. Quei centri, gestiti con l'ausilio del figlio Mario Pellizzeri e di Isabella Vitale, avrebbero ospitato numerosi minori, circa 200, provenienti dal nord Africa, pur in assenza dei requisiti e delle autorizzazioni previste. Pari a 2 milioni di euro il giro di affari complessivo. Strutture rinvenute in più di un'occasione sporche e prive di cibo, riscaldamenti e coperte. A svolgere un ruolo primario, secondo l'accusa, sarebbe stata Rita Brischetto, ex funzionaria dell'ufficio Famiglia e Politiche sociali del Comune di Catania. Sarebbe stata lei ad indirizzare quei minori, sotto compenso, verso le strutture di Pellizzeri, pur essendo consapevole dell'assenza delle necessarie autorizzazioni. In un'occasione, sempre secondo l'accusa, avrebbe perfino preferito uno dei centri di Pellizzeri nonostante la disponibilità di una struttura accreditata. Coinvolti nell'inchiesta altri due dipendenti comunali, in servizio a Sant'Alfio. Si tratta di Domenico Neglia e di Maria Grazia Cinzia Emmi, rispettivamente responsabile e geometra dell'ufficio tecnico. Avrebbero attestato falsamente che la comunità per minori di via De Paoli a Sant'Alfio rispettava le norme di sicurezza e gli standard previsti dalla Regione. Ma per la Procura non avrebbero mai compiuto il sopralluogo indicato nella documentazione. Altro pubblico ufficiale imputato è il militare dell'Arma Giuseppe Ioghà, appuntato scelto in servizio, all'epoca dei fatti, alla Stazione di Fiumefreddo di Sicilia. E' accusato di aver consultato illecitamente la banca dati SDI, il Sistema di Indagine, per riferire a Giovanni e Mario Pellizzeri se vi fossero segnalazioni a loro carico.

 


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