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Montaudo e la politica europea
“Serve un terzo polo come in Italia”

montaudo m5s europee

La candidata a tutto campo.

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CATANIA – Una passione politica nata con il Movimento Cinque Stelle, dalla scoperta del blog di Beppe Grillo e poi dai contatti con il gruppo catanese iniziati dal 2012. Matilde Montaudo, avvocato di cassazione e specialista nel diritto del lavoro, è intenzionata a portare in Europa la sua professione per arrivare all’approvazione di un salario minimo orario valido per tutta l’Unione. Montaudo è stata designata vicesindaco alle elezioni comunali di Catania del 2018 e a quelle di Aci Catena del 2017, e già nel 2014 ha partecipato alle “parlamentarie” del Movimento cinque stelle per le elezioni europee del 2014.

La sua è una passione per l'Europa, dunque. Come mai?
L'Europa è uno dei nostri punti nevralgici, da lì arrivano tantissime delle politiche che coinvolgono gli italiani. Penso al 2014, quando fummo sconfitti e dalla sua vittoria Renzi trasse il consenso per adottare misure come il Jobs act e da lì abolire l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. La mia passione per l'Europa nasce da questo, il voto europeo può condizionare anche la vita politica italiana.

Un modo per condizionare gli equilibri tra forze politiche, dunque...
Per aggiustare i rapporti di forza e anche perché in Europa vengono adottate direttive che influenzano gli italiani. Troppo spesso l'Europa ci ha visto succubi di un asse franco-tedesco. Io mi sento europeista e su questo ci si deve assumere le proprie responsabilità.

Negli ultimi anni il Movimento Cinque Stelle è stato molto duro nei confronti delle istituzioni europee. Pensa si debba fare qualcosa per cambiarle?
Non credo che a queste elezioni il Partito popolare europeo supererà il cinquanta per cento, dunque ci sarà un'apertura verso un terzo polo, chiamiamolo così, un po' come è successo in Italia. A formarlo saranno le forze che hanno a cuore il benessere dei cittadini e lo mettono al di sopra degli interessi di multinazionali e lobby. Siamo certi di poterlo formare, perché già ci sono delle interlocuzioni in questo senso.

Con chi?
Con altri gruppi di altri paesi europei, che hanno i nostri stessi obiettivi: vogliamo mettere al centro dell'agire dell'Unione Europea il benessere dei cittadini. Un po' come è successo in Italia il quattro marzo dell'anno scorso, siamo riusciti ad andare al governo e a fare approvare provvedimenti che i cittadini aspettano da tanto tempo come il reddito di cittadinanza, la legge spazzacorrotti, quota cento per le pensioni. Nello stesso modo sono convinta che anche in Europa, grazie al cambiamento profondo che il parlamento di Strasburgo vedrà al suo interno, si adotteranno provvedimenti che andranno a favore dei cittadini più che delle lobby.

Quali proposte a vantaggio dei cittadini porterebbe in Europa, da parlamentare?
Ciascuno porta a Strasburgo la propria professionalità, e io, da specialista nel diritto del lavoro, punterei sull'adozione di un salario minimo orario a livello europeo. Ci sono persone letteralmente sfruttate, costrette dal bisogno ad accettare paghe minime e non dignitose. Questa è una battaglia che va fatta in Italia ma è importantissima anche a livello europeo: solo se in Europa ci sarà una uniformità del trattamento economico dei lavoratori si potrà evitare il dumping salariale, ovvero la delocalizzazione delle aziende in posti in cui il lavoro costa meno.

In Italia, e in Sicilia in particolare, abbiamo anche un problema di spesa dei fondi comunitari. Come pensa di intervenire?
Questo dei finanziamenti europei è legato a un problema fondamentale per i siciliani, quello delle infrastrutture carenti o inesistenti. Nel corso della mia campagna elettorale ho conosciuto decine di imprenditori, tra cui alcuni impegnati in produzioni di eccellenza che esportano in tutto il mondo. Per loro spesso è più conveniente spedire merce a Singapore che non nella stessa Sicilia, dove costa troppo a causa delle infrastrutture assenti. Il mio primo impegno quindi sarà fare sì che ci siano dei piani specifici per le infrastrutture. I fondi ci sono, vengono stanziati dall'Europa ma spesso si bloccano alla Regione, che spesso non emette i bandi. Il problema è legato anche al fatto che abbiamo sbagliato rappresentanti: c'è parecchia incapacità, e forse, sottolineo forse, c'è anche l'intenzione di lasciare la Sicilia in uno stato di bisogno, per poterla utilizzare al momento delle elezioni come bacino di voti.

Tornando agli equilibri politici e a come vengono influenzati dall'Europa: crede che sarà possibile un'alleanza tra Movimento cinque stelle e Lega anche al parlamento di Strasburgo?
Premetto che la mia è un'opinione personale, dato che queste cose si stabiliscono a livello di partito o movimento. Ma non so fino a che punto si potrà continuare l'alleanza con la Lega: in parlamento europeo Salvini sta scegliendo dei compagni di viaggio che non sono confacenti ai nostri programmi come il primo ministro ungherese Viktor Orban, il quale nel momento in cui l'Italia ha chiesto più flessibilità per gli investimenti ha sempre sollecitato la Commissione europea ad adottare provvedimenti negativi nei nostri confronti. Quindi non la ritengo un'alleanza fattibile. Bisogna puntare su quei movimenti che somigliano al Movimento cinque stelle e hanno gli stessi ideali e la stessa volontà di mettere al centro i bisogni dei cittadini.


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