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inchiesta nuova famiglia

Il 'camaleonte' del clan Mazzei
Gandolfo condannato a 8 anni

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Il verdetto del Gup.

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CATANIA - Quando scatta l'inchiesta Nuova Famiglia nel 2015, Sergio Gandolfo era dietro le sbarre. Non si trovava però in un carcere italiano: era in Slovacchia. La Guardia di Finanza decapita i nuovi vertici della famiglia Mazzei, che si erano riorganizzati nel corso della latitanza del boss Nuccio 'u carcagnusu. Le indagini, coordinate dal pm Andrea Bonomo, immortalarono lo scossone provocato dal blitz Scarface e poi la riorganizzazione del clan costretto a fare a meno del suo "capo". E tra le figure che spiccava c'era quella di Sergio Gandolfo che, data la sua storica 'militanza' all'interno del clan, avrebbe avuto il ruolo di interfaccia con le altre cosche catanesi. I finanzieri lo seguivano mentre incontrava imprenditori noti del catanese. Intrecciava rapporti, ma riusciva a mimetizzarsi. Non a caso il suo nickname è "Camaleonte" Gandolfo.

La sua posizione, visto la sua carcerazione in terra slovacca, è stata stralciata. Quindi il processo è andato avanti autonomamente rispetto al filone principale. Gandolfo, difeso dall'avvocato Salvo Pace, ha optato per il giudizio abbreviato. Una volta ascoltata la requisitoria del pm Andrea Bonomo e l'arringa del difensore, Il gup Giancarlo Cascino si è ritirato in camera di consiglio ed ha emesso la sentenza. Il Giudice ha condannato Sergio Gandolfo alla pena di 8 anni e 8 mesi per associazione mafiosa, clan Mazzei, con l'esclusione dell'aggravante della "direzione e organizzazione". Fissati in 75 giorni i termini per il deposito delle motivazioni.


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