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Inchiesta 12 apostoli

Il santone e i verbali dell'orrore
Setta degli abusi, oggi il processo

, Cronaca
Foto di Capuana, tratta da un servizio de Le Iene.

Agghiaccianti i racconti delle vittime nell'incidente probatorio. La difesa di Capuana: "Lista di 115 testi".

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CATANIA - È necessario fermarsi e respirare ogni dieci righe. Perché i racconti, così lucidi e dettagliati, sono fotografie agghiaccianti. E si diventa testimoni inermi davanti all’innocenza strappata, violata, violentata. Una ragazza, poco più di una bambina, seduta sulla scrivania di uno studio è invitata a togliersi la maglietta, mentre ‘l’arcangelo’ seduto la guarda e poi la tocca. Ricordo dopo ricordo. Fanciulle diventate donne troppo presto. Il percorso, così intimo e delicato, della scoperta della sessualità inquinato dietro il paravento di “purezza, privilegio e religione”. Sono centinaia le pagine di verbali delle udienze in cui nel corso dell’incidente probatorio sono state immortalate le testimonianze delle ragazze che avrebbero subito gli abusi del ‘santone’ Pietro Capuana, il punto di riferimento della comunità “Cultura e Ambiente” di Aci Bonaccorsi, che conta migliaia di adepti. Presunte. Perché nessuna sentenza ancora è stata emessa. E c’è chi in questi mesi ha difeso l’associazione Acca. Bollando come ‘bugie’ ogni accusa.

Oggi è cominciato il processo scaturito dall’inchiesta 12 Apostoli che l’anno scorso ha svelato le presunte violenze sessuali che si sarebbero consumate nel silenzio della Comunità di Lavina dietro la sopraffazione e la manipolazione di un credo religioso. Di una purezza “voluta dall’alto”. Non c’è stato alcun passaggio davanti al Gup: Pietro Capuana, Fabiola Raciti, Rosaria Giuffrida e Katia Concetta Scarpignato hanno chiesto il giudizio immediato. Le tre donne, battezzate dalla stampa ‘le ancelle del santone’, sarebbero state le complici che avrebbero aiutato l’imputato “al convincimento e alla cooptazione delle bambine di cui poi Capuana avrebbe abusato più volte nel corso dei turni organizzati”. Battagliero l’avvocato Mario Brancato, difensore di Pietro Capuana: “Finalmente si potrà avviare un concreto e reale contraddittorio che permetterà di rilevare l’inconducenza dell’accusa". Si preannuncia un lungo dibattimento. “Abbiamo già depositato una lista di circa 115 testimoni”, spiega Brancato. Per un difetto di notifica, il procedimento è stato rinviato al 14 ottobre. 

Sono diverse le storie di violenza raccolte nei faldoni della magistratura. Intercettazioni, screenshot di chat, lettere, foto della casa di Motta Sant’Anastasia dove le adolescenti avrebbero svolto i ‘turni’ per accudire Capuana. Giovani ‘geishe’ che sarebbero state appositamente reclutate per rispondere ai desideri, anche sessuali, del leader dell’associazione laica. “Ci dicevano che era l’ultimo amico di Gesù. Che era un privilegio assoluto stare con lui, eravamo vicine a Dio quando eravamo con lui”, dice una delle ragazze rispondendo alle domande della pm Marisa Scavo. E come le giustificavano le richieste sessuali? “Era un amore che veniva dall’alto, non era un amore terreno”, risponde. E poi continua la testimonianza. Molte volte il giudice ha dovuto interrompere l'interrogatorio perché Capuana parlava fuori dal microfono. Chissà cosa mormorava?

I verbali dell'incidente probatorio entreranno come prova nel processo. E questo eviterà alle ragazze di dover nuovamente rivivere l'incubo. La cosa certa è che si costituiranno parte civile. Ed ha annunciato la costituzione anche la Diocesi di Acireale.  “Inizia finalmente il processo che farà piena luce sugli abusi subìti dalle ragazze”, commenta l’avvocato Tommaso Tamburino che assiste alcune delle vittime. “L’impianto accusatorio appare già ben solido, grazie soprattutto all’incidente probatorio svoltosi nel corso delle indagini - spiega ancora Tamburino - che ha consentito alle vittime di rendere le loro dichiarazioni, rivelatesi tutte concordanti e pienamente attendibili”. È pienamente cosciente che sarà un dibattimento difficile, l’avvocato Salvo Pace, legale di una delle ragazze che ha denunciato. “Ho incontrato la mia assistita alcuni giorni fa. È serena e determinata. Per quanto giovanissima - afferma Pace -mi sembra consapevole che il processo sarà lungo e che si tenterà di fare passare le vittime per carnefici. Ha deciso di essere presente al processo consapevole che non è lei che deve provare vergogna”.

 


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