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SQUADRA MOBILE DI PALERMO

La tangente e il funzionario
Corruzione, inchiesta nel catanese

tangenti, corruzione, indagine

Ecco i particolari.

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CATANIA – Corruzione in alcuni appalti catanesi con i fondi antisismici, un troncone palermitano della maxi inchiesta eseguita dalla Squadra mobile di Palermo, che ha scosso i piani alti non solo siciliani, finisce nel cuore della provincia etnea, esattamente a Sant'Alfio dove doveva essere ristrutturata una scuola, il plesso Giorgio La Pira della Ungaretti.

L'INDAGINE – Secondo gli inquirenti esisterebbe un accordo corruttivo tra Claudio Monte, pubblico ufficiale in servizio nel provveditorato delle opere pubbliche di Sicilia e Calabria e Lorenzo Chiofalo, amministratore della Chiofalo Costruzioni. Gli investigatori coordinati dalla Procura di Palermo ritengono che ci sia stato un passaggio di denaro, o che comunque il pubblico ufficiale ne avrebbe “accettato la promessa”.

IL PATTO – In cambio dei soldi, Monte avrebbe predisposto gli stati di avanzamento lavori (SAL) e una perizia di variante “senza neppure provvedere a verificare i lavori effettuati dalla Chiofalo Costruzioni Srl”. Nella contabilità di cantiere sarebbero state inserite “voci di spesa relative a lavorazioni non effettuate o forniture non corrisposte, ovvero aumentandone gli importi delle relative voci di costo”. Gli inquirenti ritengono che sarebbe stata attestata l'esecuzione di lavori non avvenuti, come la “picchettatura” e la rimozione dell'intonaco interno ed esterno.

FALSE ATTESTAZIONI – Monte e Chiofalo sono indagati in concorso perché sarebbero stati attestati falsamente, in tre stati di avanzamento lavori, “voci di spesa non eseguite e/o non corrispondenti all’effettivo valore delle lavorazioni effettuate, aumentandone gli importi, ovvero inserendole o omettendole fittiziamente in modo da fare risultare lavorazioni e forniture complessivamente maggiori rispetto a quelle effettuate”. Non si tratterebbe di dimenticanze, ma di cifre consistenti, oltre duemila metri quadrati, per un valore di 11mila euro. Su queste basi, viene contestata anche la truffa.

TRUFFA – Al funzionario Monte viene contestata anche la richiesta di pagamento delle indennità chilometriche fasulle, cioè di aver raddoppiato la percorrenza della Catania – Palermo, per ottenere un doppio rimborso. La falsa attestazione sarebbe relativa a otto trasferte, nelle quali trasformava il viaggio di andata, in un viaggio di andata e ritorno di quasi 500 km.

LE INTERCETTAZIONI – Gli inquirenti parlano di una vicenda a tratti “romanzesca”, con l'imprenditore Chiofalo “in sintonia” con Claudio Monte, direttore dei lavori, in contrapposizione con la Rup Agata Tudisco, estranea alle indagini. Nei momenti di tensione con il Comune, l'imprenditore Chiofalo avrebbe affidato alcuni subappalti a un imprenditore nemico giurato del primo cittadino di Sant'Alfio, ma avrebbe anche assunto il fratello di una geometra del Comune, a tempo indeterminato. L'assunzione sarebbe stata sollecitata da Monte

LA MESSINSCENA- Quando sentono la pressione degli inquirenti, Monte e Chiofalo, secondo la ricostruzione che emerge dagli atti, avrebbero fatto “finta” di litigare, ammettendo tutto mentre le cimici registravano. “Veda – dice Chiofalo - che io sto usando una strategia che noialtri non siamo amici ah”. E il pubblico ufficiale risponde: “Certo”.

L'imprenditore ammette candidamente che, a consigliargli di fingere di litigare, sarebbe stato “l'avvocato”. Insiste Chiofalo: “Niavutri nnam'a sciarriari!!”.

Le indagini non sono ancora chiuse e potrebbero rivelare ulteriori sorprese.

 

 

 


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