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Droga, operazione Cape Sparrow
Regge il quadro accusatorio

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Solo qualche sostituzione di misura per alcuni indagati, che dal carcere sono andati ai domiciliari.

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CATANIA - Il blitz Cape Sparrow, scattato un mese fa, ha permesso di calare le saracinesche in alcuni punti della piazza di spaccio più grande dell'hinterland etneo: quella di via Capo Passero (da qui l'ispirazione al nome dell'operazione, ndr). Le intercettazioni audio e video non hanno lasciato alcun dubbio nemmeno al Tribunale della Libertà che, tranne qualche sostituzione di misura dal carcere ai domiciliari, ha confermato l'ordinanza emessa dal Gip di Catania nei confronti degli indagati. L'impianto accusatorio, dunque, ha retto davanti al Riesame. Non tutti gli arrestati hanno presentato ricorso: alcuni, infatti, hanno rinunciato.

Qualche sostituzione di misura cautelare, quindi. Il Tribunale del Riesame ha disposto gli arresti domiciliari per Emanuel Kevin Ferro che - secondo le indagini coordinate dal pm Rocco Liguori - farebbe parte della squadra della piazza di spaccio operativa tra i civici 113 e 121 capitanata da Giuseppe Bellia. Ai domiciliari anche Salvatore Musumeci (entrambi difesi dall'avvocato Eugenio De Luca)Ed ha lasciato il carcere per gli arresti domiciliari anche Claudio Natalizio Minnella (assistito dal penalista Filippo Pino), papà di Eugenio, uomo chiave dell'inchiesta e l'unico ad avere la contestazione dell'aggravante mafiosa. Eugenio Minnella, oltre ad essere secondo gli inquirenti il capo-piazza del civico 129, è anche il genero del trafficante Marco Battaglia, affiliato - secondo diversi pentiti - al gruppo santapaoliano di Picanello. Battaglia, prima con Pavone e poi con Comis, avrebbe stretto un accordo per far arrivare gli introiti della piazza di spaccio nelle casse del clan.


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