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il blitz dei carabinieri

Mafia e sangue, 26 arresti
In manette anche un carabiniere

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Azzerato il gruppo dei Nicotra, o meglio Tuppi, di Misterbianco e Motta Sant'Anastasia.

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CATANIA - Che i Nicotra di Misterbianco, meglio conosciuti come i Tuppi, avessero stretto un patto mafioso con il clan Mazzei di Catania lo avevamo già anticipato tre anni fa con un articolo pubblicato sulle colonne di LiveSicilia dedicato alle rivelazioni del pentito Luciano Cavallaro. Oggi c'è la 'certificazione' investigativa di un blitz dei Carabinieri che ha fatto scattare le manette a 26 esponenti del clan misterbianchese, protagonista della cruenta guerra di mafia degli anni '90 contro il gruppo di Giuseppe Pulvirenti, del Malpassotu.
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L'indagine, partita proprio dalle dichiarazioni del collaboratore di giustizia, ha fatto luce su uno degli omicidi di quell'epoca e precisamente quello del segretario comunale della Democrazia Cristiana Paolo Arena, assassinato con colpi di fucile esplosi da distanza ravvicinata il 28 settembre 1991. Luciano Cavallaro ha raccontato ai magistrati della Dda Assunta Musella e Marco Bisogni che hanno in mano il fascicolo di aver fatto parte del gruppo di fuoco che all'epoca decise di ammazzare il politico in una mattina d'autunno, a pochi passi dal Comune di Misterbianco. E fa il nome anche del mandante: Gaetano Nicotra, u zio Tano, fratello del capomafia Mario U Tuppu, da cui è ispirato il nome del gruppo mafioso, ucciso nel 1989 dai killer del clan rivale del Malpassotu. Già le indagini scattate dopo il cruento fatto di sangue - che portarono violente scosse telluriche nel mondo politico legato a Nino Drago e Andreotti - avevano ipotizzato che l'omicidio di Arena sarebbe stata una risposta per il suo transito - o vicinanza - dal clan Nicotra a quello (avversario) di Giuseppe Pulvirenti. Al centro gli appalti miliardari che la mafia voleva accaparrarsi grazie all'amicizia di Arena, vero 'capitano' Dc di Misterbianco. Di questo tradimento c'è un riscontro che arriva da un pizzino sequestrato dalla magistratura toscana. I Tuppi, detti anche Scappati, dopo l'assassinio del loro capo decisero di trasferirsi nel fiorentino per sfuggire al piano di sangue del Malpassotu ma anche per avere più libertà di azione per riorganizzarsi. A casa di Gaetano Nicotra fu rinvenuto un pizzino con una sfilza di nomi di traditori, tra cui quello di Paolo Arena, che è finito nelle mani dell'ufficio Pg dei Carabinieri. Ed è stato un ulteriore riscontro alle parole del pentito Cavallaro, che ha anche indicato il secondo sicario che a colpi di fucilate ammazzò il segretario Dc. "Su questo secondo personaggio stiamo ancora lavorando per trovare i validi riscontri processuali", ha detto Carmelo Zuccaro, procuratore di Catania, nel corso della conferenza stampa.

La retata è scattata questa mattina all'alba. Circa 200 Carabinieri del Comando Provinciale di Catania, supportati dai reparti specializzati (Squadrone Eliportato Cacciatori, Compagnia di Intervento Operativo del XII Battaglione “Sicilia” e Nucleo Elicotteri), nelle province di Catania e Reggio Calabria, sono stati impegnati nell'esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari di Catania, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti dei 26 indagati, ritenuti "affiliati dei Tuppi di Misterbianco e Motta Sant’Anastasia, che - come ha rivelato il pentito Luciano Cavallaro - è attualmente legato alla famiglia mafiosa dei Mazzei, storicamente affiliata a Cosa Nostra”. I 26 destinatari dell'ordinanza sono accusati, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, omicidio, estorsione in concorso, furto, ricettazione e riciclaggio in concorso, detenzione e porto illegale di arma clandestina, trasferimento fraudolento di valori e corruzione, con l’aggravante del metodo mafioso. Il Gip ha anche disposto il sequestro di conti correnti, beni immobili e attività commerciali per un valore complessivo di oltre 1.500.000 euro.

Le indagini hanno consentito di documentare e ricostruire l'assetto dei due gruppi. A Misterbianco il vertice è Tano Nicotra, affiancato dal fedelissimo Antonino Rivilli, nome in codice Gisella (da qui il nome dell'operazione). A supportare gli affari di famiglia anche Tony Nicotra, nipote di Gaetano, scarcerato il 17 febbraio 2017. Il suo ritorno a casa è stato accolto con tanto di spettacolo pirotecnico (VIDEO). Tony Nicotra aveva i suoi fedelissimi: il fratellastro Gaetano, il figlioccio Carmelo Guglielmino (impegnato a 'sbrigare le beghe sul campo') e di Daniele Amato Musarra. A Motta Sant'Anastasia invece le redini erano affidate a Daniele Distefano, detto Minnita, coadiuvato dal fratello Filippo. I soldati, cioè la manovalanza, erano Filippo Buzza, Domenico Indelicato, Gaetano Indelicato, Francesco Spampinato e Giuseppe Piro. Quest'ultimo già detenuto a Bicocca, perché coinvolto nel blitz Penelope sul clan Cappello.

Tra gli arrestati anche un carabiniere in servizio a Motta, Gianfranco Carpino, che avrebbe fornito informazioni al clan. "E' stato sospeso dal servizio", ha precisato Raffaele Covetti, comandante provinciale dell'Arma di Catania.

Il caso è strano. Il blitz di oggi arriva pochi giorni dopo l'assassinio a Chiavari dell'ex pentito Orazio Pino, uno dei protagonisti di quella guerra di mafia nell'ambito della quale fu assassinato il segretario cittadino dello scudo crociato. Proprio qualche anno fa in un'intervista l'ex killer del Malpassotu aveva parlato del ritorno dei Tuppi a Misterbianco. "So che sono tornati e si stanno riorganizzando", aveva detto. I suoi informatori avevano ragione.

I NOMI. Domenico Agosta (1986), Emanuele Agosta (90), Giuseppe Avellino (64), Filippo Buzza (74), Rosario Salvatore Cantali (73), Gianfranco Carpino (68), Luca Destro (82), Vincenzo Di Pasquale (67), Daniele Distefano (84), Filippo Distefano (77), Carmelo Guglielmino (78), Gaetano Indelicato (87), Alfio La Spina (82), Carlo Marchese (72), Saverio Monteleone (82), Daniele Musarra Amato (70), Tony Nicotra (66), Gaetano Nicotra (79), Gaetano Nicotra (51) Lucia Palmeri (69), Emanuele Parisi (89), Antonino Rivilli (71), Giovanni Sapuppo (80), Francesco Spampinato (77), Giuseppe Piro (91, già detenuto).

 


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