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PALAZZO DI GIUSTIZIA

Processo ai "Vicerè" della mafia
Il pentito e i quarantotto imputati

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Sono 48 gli imputati alla sbarra.

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CATANIA - Sarà sciolta il prossimo 2 maggio dai giudici della Corte di Appello di Catania, presieduta da Rosa Anna Castagnola, la riserva sull'istanza di audizione del pentito Sebastiano Alberto Spampinato.
Le foto degli arrestati nel 2016.
Entrerà nel vivo così il processo d'appello de I Vicerè, dal nome della maxi inchiesta antimafia che tre anni fa azzerò il clan Laudani nell'intera provincia etnea. Le dichiarazioni del nuovo collaboratore di giustizia potrebbero dunque confluire nel processo e rafforzare l'impianto accusatorio. Ieri mattina nell'aula bunker di Bicocca, dopo la lettura della relazione, il sostituto procuratore generale Sabrina Gambino ha illustrato l'istanza di riapertura del dibattimento. La Corte si è riservata ed ha rinviato a giovedì prossimo per la decisione. Nella prossima udienza si farà il punto anche sulle richieste di concordato.

GLI IMPUTATI - Sono 48 gli imputati del secondo capitolo del processo Vicerè. Le uniche due sentenze di assoluzione, pronunciate dal gup Rosa Alba Recupido per Sebastiano Laudani (classe '83) e Sebastiano D'Antona, sono state impugnate dalla Procura. Gli altri 46 imputati, tutti condannati in primo grado, sono: Paolo Aloisio, Filippo Anastasi, Giuseppe Arcidiacono, Carmelo Bonaccorso, Alberto Caruso, Andrea Catti, Orazio Cucchiara, Giuseppe D’Agata, Vito Danzuso, Salvatore Di Mauro, Antonino Di Mauro, Giuseppe Fichera, Antonino Finocchiaro, Sebastiano Flori, Antonino Fosco, Santo Gerbino, Giovanni Giuffrida, Sebastiano Granata, Franco Guglielmino, Concetto Laudani, Giuseppe Laudani, Santo Orazio Laudani, Sebastiano Laudani (classe ’69), Orazio Leonardi, Daniele Mangiagli, Orazio Militello, Salvatore Mineo, Giovanni Muscolino, Alfio Nucifora, Antonio Luca Josè Pappalardo, Valerio Rantone Parasiliti, Leonardo Parisi, Carmelo Pavone, Francesco Antonio Pistone, Alessandro Giuseppe Raimondo, Antonino Rapisarda, Alfio Romeo, Omar Scaravilli, Orazio Sciuto, Maria Scuderi, Orazio Salvatore Scuto, Salvatore Sorbello, Maurizio Tomaselli, Sebastiano Torrisi, Antonino Francesco Ventura, Daniele Claudio Magrì.

LA MAXI OPERAZIONE - E' il febbraio del 2016 quando nell'intera provincia etnea scatta una delle più imponenti operazioni antimafia, non a caso denominata “I Vicerè”. I carabinieri del comando provinciale di Catania, al termine di una lunga inchiesta condotta dalle pm Lina Trovato e Antonella Barrera, arrestano colonnelli e gregari dei Laudani, una delle famiglie mafiose più agguerrite. Sono oltre 100 i soggetti raggiunti da ordinanza di custodia cautelare nell'intera provincia etnea. Ed i nomi sono pesantissimi. Finiscono in manette e poi alla sbarra il capomafia Sebastiano Laudani ed i suoi figli e nipoti: Santo Orazio Laudani, Sebastiano Laudani ‘il grande’, Sebastiano Laudani 'il giovane', Giuseppe Laudani, Concetto Laudani. Ad inchiodarli è sangue del loro sangue. Le dichiarazioni di Giuseppe Laudani, nipote prediletto del patriarca e primo collaboratore di giustizia dei 'mussi i ficurinia', danno il via all'inchiesta che per la prima volta è in grado di ricostruire dall'interno la mappa geografica della famiglia mafiosa. Tra gli arrestati anche due insospettabili, gli avvocati Giuseppe Arcidiacono e Salvatore Mineo.

 

 


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