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l'intervista

Multiservizi e i 450 dipendenti
Di Giovanni: "Ecco cosa accadrà"

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Intervista all'unico componente riconfermato del vecchio Cda: Antonio Di Giovanni

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CATANIA - Multiservizi. Azzerato un cda se ne fa subito un altro. Con dentro – ancora una volta – Antonio Di Giovanni che, entrato sette mesi fa nella partecipata catanese, resta in sella ai vertici aziendali nonostante i recenti scossoni. “Come ha scritto qualche suo collega, sì: mi posso ritenere il sopravvissuto dello scorso consiglio d’Amministrazione. È così”, spiega a Live Sicilia.

Di Giovanni, allora, perché la riconferma?

Mi piace pensare che non sia questione di mera sopravvivenza politica, ma la conferma del lavoro svolto nei mesi precedenti.

Perché, cosa avete fatto?

L’oggetto della nostra iniziale attività è stato quello, ovviamente, di compulsare il nuovo statuto, che a breve arriverà in Consiglio comunale, dopo il visto della commissione competente. Altra vicenda importante è stata la formulazione del nuovo contratto con il Comune. Uno strumento che con il nuovo Cda speriamo di rinegoziare ulteriormente in virtù del dissesto. Va ridimensionato nei numeri. In fondo, da qualche parte i soldi bisogna pur prenderli.

Appunto, da dove?

Abbiamo la responsabilità di più di 450 lavoratori e quindi l’obbligo di estendere la platea dei servizi. Dobbiamo garantire all’azienda la capacità di poter camminare con le proprie gambe e non con continue ricapitalizzazioni o iniezioni di liquidità.

Si spieghi.

Significa che dobbiamo rendere servizi al Comune non soltanto per riuscire a pagare gli stipendi, ma anche per riuscire ad approvvigionarci in maniera lineare e costante: avere i nostri prodotti, avere l’attrezzatura che ci serve.

Multiservizi è un carrozzone?

Dall’esterno può sembrare che sia un ammortizzatore sociale. Dell’interno però ti rendi conto, invece, che le cose non stanno così, perché svolgiamo una funzione che per questa città è a dir poco indispensabile.

Che significa attivare nuovi servizi?

È stimato che il servizio di controllo delle caldaie potrebbe portare un introito di 250mila euro. Nuova linfa potrebbe arrivare anche dalla gestione di alcuni servizi cimiteriali, quali il trasporto e la manutenzione. Attualmente, gestiamo soltanto i lumini al cimitero. D’altronde, è irrazionale che il Comune prenda delle concessioni da privati, per cifre marginali, se ha delle società in house che possono gestire la cosa.

In statuto si parla anche di riscossione dei tributi.

Sì, è uno degli argomenti su cui entro breve tempo si aprirà probabilmente una discussione.

Ultimamente sono stati versati due stipendi arretrati al personale. Superata questa fase, si rischiano nuovi ritardi?

Nei prossimi giorni avremo il durc in regola, ciò significa che possiamo rivolgerci anche all’esterno e accedere ai fondi interprofessionali, quindi tornare a fare della formazione utile ai nostri lavoratori. Certo, la nostra azienda non fa incassi e le entrate dipendono dal nostro socio unico che è il Comune. Il destino di Multiservizi è legato sicuramente alla disponibilità di cassa del Comune. Ho motivo di pensare che in futuro la situazione possa essere più rosea per i nostri lavoratori.

Qual è lo stato di salute dei bilanci?

Siamo sotto di due milioni di euro, è vero. Ma non c’è da essere allarmati: sa, i numeri talvolta possono suggerire letture sbagliate. Io però ho un’indole da pompiere e non mi piace gettare benzina sul fuoco. Se tutti gli obbiettivi strategici che ci siamo prefissi saranno raggiunti, tutto rientrerà facilmente.

Qual è la situazione della pianta organica?

Non credo nella necessità di procedere a nuove assunzioni, credo invece che la pianta organica attuale debba essere riqualificata in maniera intelligente e gestita in modo razionale.

I nomi del nuovo consiglio d’amministrazione paiono in linea con le vecchie logiche di lottizzazione politica. Serve questo alla Multiservizi?

È l’Amministrazione comunale a determinare il consiglio d’amministrazione. La domanda andrebbe rivolta da quella parte. Non cedo però a quelle pulsioni dettate dall’antipolitica a tutti costi e che dice fuori la politica da tutti i gangli pubblici.

Cosa vuole dire?

Da cittadino chiedo qualità alla politica e da essa pretendo scelte efficaci, rispetto alle quali ovviamente ne dovrà rispondere. È una contraddizione chiedere alla politica scelte di qualità chiedendole allo stesso tempo di fare un passo indietro dagli ambiti che le competono.

Una questione di filosofia politica?

La politica deve sentire forte la responsabilità di aver nominato qualcuno. E alla fine devono essere i gruppi politici a rispondere della qualità delle persone che hanno promosso per i vari incarichi. I cittadini non devono fare di tutta l’erba un fascio, ma conoscere semmai chi ha nominato chi per poterlo giudicare al momento opportuno.


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