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l'intervista

“Capisco Pogliese, ma io resto
Miccichè? Vediamo i risultati...”

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L'europarlamentare Giovanni La Via pronto a tornare in cattedra.

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CATANIA - Forza Italia perde la componente ex An catanese che si era arroccata sulla difesa ad oltranza di un ex Ncd. Un incrocio impensabile fino a non troppo tempo fa. La mancata candidatura dell’europarlamentare uscente Giovanni La Via, relatore peraltro del complicato dossier della Pac, fa esplodere un dibattito interno che covava da mesi. Da tempo infatti Salvo Pogliese era ai ferri corti con il plenipotenziario Gianfranco Micciché, commissario degli azzurri di Sicilia e uomo di riferimento di Silvio Berlusconi nell’Isola. Nella partita tutta interna per le candidature, alla fine vince il presidente dell’Ars, che ha la meglio non solo sugli ex An, ma addirittura sul coordinatore nazionale degli azzurri e presidente dell’Europarlamento, Antonio Tajani: il main sponsor, cioè, di Giovanni La Via.

Giovanni La Via, come ha preso la notizia dell’esclusione dalle liste?

Sono rilassatissimo e in pace con la mia coscienza: quello che dovevo fare ho fatto. In questi dieci anni ritengo di aver onorato il ruolo dell’europarlamentare come meglio potevo, nell’interesse della Sicilia e della Sardegna.

Nessun altro sentimento, è possibile?

Alla fine, così come avevo detto nei mesi precedenti, il mio nome era a disposizione del partito. Lo è stato fino alla fine. Questa disponibilità è stata raccolta da alcuni a Bruxelles, da altri in Sicilia Orientale, che l’hanno supportata. Debbo ringraziare Tajani, Salvo Pogliese, ma anche gli amici storici Giuseppe (Castiglione, ndr) e Pino (Firrarello, ndr), che hanno sostenuto le mie valutazioni.

Che è successo alla fine?

Che ognuno ha fatto le sue. Sicuramente il partito ha fatto la valutazione migliore possibile, pur non scegliendomi.

La scelta migliore, ho inteso bene?

Sicuramente avrei preferito essere candidato, per essere sottoposto al giudizio degli elettori. Chi è convinto di aver lavorato bene vuole essere valutato. Vanno bene i partiti, ma la valutazione più giusta è quella dei cittadini.

E ora?

Mi fermo un attimo, smaltisco l’insoddisfazione. Poi con calma e serenità si valuterà. Sono sempre stato tra i popolari europei.

Intanto però il partito ha perso buona fetta del gruppo dirigente catanese. Addirittura il sindaco. Forza Italia si è spaccata sul suo nome, che vuole dire tutto ciò?

Io ero convinto della bontà dell’idea di avere un candidato in Sicilia Orientale. In fondo, la composizione della lista che è venuta fuori non mi pare bilanciata. Va benissimo che due siano sardi, va bene Berlusconi, ma che degli altri cinque, tre siano palermitani, mi pare discutibile. La presenza di un orientale, avrebbe dato più equilibrio territoriale alla lista.

Il suo futuro è ancora in Forza Italia?

Non esco dal partito. Capisco però le valutazione di Salvo Pogliese, che con me è stato corretto e leale. Dopo il passo indietro di Basilio Catanoso, da quel momento lui ha convintamente supportato la mia candidatura anche se le nostre matrici politiche sono differenti. Insieme siamo stati convinti della necessità di rappresentare la Sicilia orientale.

Di fatto la disputa tra Salvo Pogliese e Gianfranco Micciché è esplosa pubblicamente e letteralmente all’indomani del suo rientro in Forza Italia dopo la parentesi alfaniana. Come stanno le cose?

A dirla tutta, le incomprensioni tra loro nascono alle scorse Regionali. Ma è storia passata. La decisione di organizzare un evento per il rientro mio, di Castiglione e Firrarello, il giorno prima della riunione organizzata da Pogliese, come Salvo sa benissimo, non fu predeterminata. La decisione di Micciché di partecipare a un evento e disertare l’altro, non mi attiene. È evidente, però, che già in occasione delle Politiche c’era stata una scarsa considerazione della componente etnea. Tuttavia, se in un partito c’è la volontà di fare un percorso assieme, le cose si ricompongono.

Che vuol dire?

Che per ora ci godiamo la pausa pasquale, dopo di che faremo una valutazione serena con tutti gli amici, con tutti coloro che hanno sostenuto questo percorso. Decideremo assieme gli atteggiamenti da prendere e le scelte da fare.

Tra ieri e oggi si è sentito con Gianfranco Micciché?

No.

E con Silvio Berlusconi?

Neanche.

Vi sentirete?

Vedremo. Capisco che la scelta di Berlusconi sia stata fortemente condizionata dalla fiducia che lui stesso ripone in Micciché. Se Forza Italia dovesse raggiungere un risultato non brillante alle Europee, quanto successo potrà condizionare l’esito futuro del partito.

E da qui a breve?

Dal 3 luglio tornerò a lavorare all’Università, in tempo teoricamente per gli esami. [Sorride] E non so se per gli studenti sia una buona notizia. Lo vedremo strada facendo.


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