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il profilo criminale

Privitera, delfino di Santo Mazzei
L'intercettazione durante il summit

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È finito in carcere per scontare due anni. Scomparso dai blitz degli ultimi anni, ma nel 2017 un boss fa il suo nome, anzi nomignolo.

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CATANIA - Angelo Privitera è stato tra i fedelissimi del padrino Santo Mazzei. All’avvento del nuovo millennio è diventato il capo del “traforo”, la roccaforte del clan dei “Carcagnusi” a San Cristoforo. Negli ultimi anni però il suo nome è sparito dalle inchieste e dai blitz. Forse ha deciso di stare lontano da via Belfiore, strada in cui vive la dinastia dei Mazzei. Ma questo non sarebbe bastato perché poi il suo nome, anzi il suo nomignolo è comparso in alcune intercettazioni del Ros registrate nel 2017.

Per Angelo Privitera, detto ‘u scirocco’, le porte del carcere si sono aperte la scorsa settimana. Gli agenti della Squadra Mobile di Catania sono andati a prenderlo e lo hanno condotto in cella: dovrà scontare due anni. Una pena che è arrivata dal procedimento scaturito dal maxi blitz Medusa del 2004.

Al centro dell’inchiesta gli affari illeciti legati al pesce: Angelo Privitera è stato una delle teste di serie del mercato ittico. Poteva contare su amicizie influenti nel settore: da Acitrezza a Portopalo. Angelo ‘scirocco' si è specializzato in un affare che gli ha fatto correre pochissimi rischi. E questo ha suscitato, all'epoca, non poca invidia tra gli altri “carcagnusi”. Le cimici hanno registrato i commenti dei boss: “Questo lo ha capito Angelo... lui la mafia ce la lascia a noi; la rapina, lo scippo, le armi, quello ce li lascia a noi. Tanto a lui non è che gli possono contestare il porto di spinotto (spigola, ndr) abusivo... o di pesce spada abusivo…”.

Privitera è stato un personaggio di forte prestigio criminale. Il capomafia Santo Mazzei gli ha affidato per alcuni anni le chiavi del clan: è stato il “vertice” dei Carcagnusi al Traforo, mentre Orazio Coppola ha comandato a Lineri, frazione di Misterbianco (altra roccaforte dei Mazzei). Questa è la fotografia che è emersa dal bitz Traforo (appunto!). Angelo Privitera è stato nell’entourage del “carcagnusu”, già prima del suo arresto nel 1993. È stato tra i delfini di Santo Mazzei, alcuni dei quali sono stati uccisi. Come Massimiliano Vinciguerra, inghiottito dalla lupara bianca nel 1998, Giovanbattista Motta, ammazzato nel 2007, Matteo Gianguzzo, scomparso nel 2001, Rosario Sciuto, ‘u sucaru, freddato nel 2011. Un destino di sangue che ha accomunato i colonnelli più vicini a Mazzei.

Come detto, l’inchiesta Medusa è stata l’ultima in cui Angelo Privitera ha avuto un ruolo nel clan. Poi il silenzio, fino alle intercettazioni dell'inchiesta Chaos che due anni fa ha decapitato la cupola della famiglia catanese di Cosa Nostra. Il suo nome lo ha fatto Carmelo Distefano, luogotenente del boss degli Ercolano Antonio Tomaselli, durante un summit in cui si dovevano risolvere le tensioni sorte tra Santapaola e Carcagnusi. E rivolgendosi a Orazio Coppola, considerato uno dei vertici dei Mazzei, ha detto: “Allora, Orazio, tu non ci sei stato, ti sei perso qualche passaggio… a noialtri ci serve ora urgentemente che tu ci faccia, ora ti spiego perchè, l’appuntamento con Angelo, Mario se può venire e casomai non può venire, piglia e chiami Alfio…deve venire Alfio, Angelo e tu… Angelo Scirocco.. e Melo. Sennò lo facciamo a Lineri da te… noialtri veniamo.. e viene Antonio… Antonio vuole un appuntamento con Angelo”. Antonio Tomaselli, considerato il reggente dei Santapaola, forse voleva incontrare proprio Privitera, 'scirocco'. Un capo, di solito, vuole confrontarsi con un altro capo.

 


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