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l'udienza

Il brutale omicidio di Dario
Scintille tra pm e imputato

chiappone omicidio processo

A parlare in aula Agatino Tuccio.

 

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CATANIA - Scintille in aula tra il pubblico ministero Santo Distefano e l'imputato Agatino Tuccio nel corso dell'ultima udienza del processo per l'omicidio del 27enne Dario Chiappone. Un'udienza, interamente dedicata ad esame e contro esame dell'imputato, che segna il giro di boa del processo. Ad assistere, come sempre, i fratelli della vittima, costituitisi parte civile con i legali Michele Pansera e Rosario Fabio Grasso. La tensione in aula traspare sin dalle prime battute, quando il pm chiede a Tuccio se conosce la via Salvemini a Riposto, in cui la vittima è stata barbaramente uccisa. Tuccio nega in prima battuta, il pm lo contesta. A quel punto l'imputato chiarisce di essere stato lì solo una volta per gettare degli scarti edili provenienti dalla ristrutturazione del bagno di casa. I legali di Tuccio, Enzo Iofrida e Vanessa Furnari, provano ad agevolare la lettura dei luoghi, caratterizzati da un dedalo di vie, producendo una mappa ingrandita. Ma la tensione non accenna a placarsi. Alla seconda contestazione l'imputato risponde: “Forse lei ha capito male”. Ma il pubblico ministero controbatte dichiarando che si tratta di dichiarazioni registrate.

L'esame del pm si concentra poi sui rapporti tra Agatino Tuccio e Salvatore Di Mauro, il secondo imputato, latitante dal maggio del 2017. A rappresentarlo in aula c'è il legale Cristofero Alessi. Tuccio spiega di essere cresciuto nello stesso quartiere di Di Mauro ma di non frequentarlo. I loro rapporti sarebbero stati caratterizzati quasi esclusivamente dalle continue richieste di denaro che Di Mauro, in difficoltà economiche, faceva a Tuccio. Piccoli prestiti di denaro che però sarebbero sempre stati restituiti. In alcune occasioni, spiega ancora l'imputato, gli avrebbe donato anche vecchi maglioni ed altro abbigliamento. Poco prima dell'arresto, nel giugno del 2017, i rapporti tra i due si sarebbero deteriorati. “Una sera ho visto che giocava al Bingo – spiega Tuccio – Quando poi è venuto a chiedermi un prestito l'ho cacciato accusandolo di giocarsi i soldi”. Ma è nel finale che l'imputato sbotta e accusa il pubblico ministero: “Lei per forza voleva farmi dire che io ero stato a cena fuori con Di Mauro”. Ad intervenire questa volta è il presidente della Corte di Assise Nunzio Trovato, che ammonisce l'imputato al rispetto dei ruoli in aula.

 

La difesa punta, invece, a far luce sui rapporti tra Agatino Tuccio e Paolo Censabella, ex fidanzato di Maria Alessandra Rapisarda, testimone oculare dell'omicidio. Rapporti squisitamente professionali, spiega l'imputato, su richiesta del proprio difensore Enzo Iofrida. A lui, “il signore delle bibite”, si sarebbe rivolto per l'acquisto delle bevande per il proprio compleanno e per quello di altri amici e parenti. Non ci sarebbe stata, infine, alcuna conoscenza con la vittima, né con i suoi familiari e amici. L'imputato spiega di aver appreso la notizia della morte del giovane l'indomani mattina al bar. E' poi il presidente della Corte a chiedere una spiegazione sulla presenza delle impronte di Tuccio sulle buste rinvenute sulla scena del crimine. Una domanda a cui l'imputato si dice non in grado di rispondere. A sorpresa, infine, il presidente Trovato chiede al pubblico ministero di procedere all'identificazione, per un'eventuale successiva citazione, di alcuni soggetti, tra cui il pluripregiudicato Benito La Motta, ritenuto dagli inquirenti il referente della famiglia Santapaola-Ercolano a Riposto. Intanto nella prossima udienza, fissata per il 13 maggio, saranno sentiti i primi testimoni della difesa: il brigadiere Massimo Caputo ed il sottotenente Mario Torrisi, all'epoca dei fatti entrambi in forza ai carabinieri della Compagnia di Giarre.


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