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Appello, il turno della difesa

"Nelle conversazioni la prova
dell'estraneità di Lombardo"

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Corruzione elettorale. L'ex governatore e il figlio Toti in primo grado sono stati assolti.

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CATANIA - “Di remunerazione del voto non si parla mai nelle conversazioni, neppure in quelle in cui il linguaggio è più esplicito”. L’avvocato Salvo Pace, difensore dell’ex governatore siciliano Raffaele Lombardo, nella sua arringa ha citato diversi passaggi della sentenza della giudice Laura Benanti che aveva assolto il politico catanese e il figlio Toti dall’accusa di reato elettorale. La discussione del penalista è stata al centro dell’ultima udienza che si è svolta davanti alla Corte d’Appello di Catania. Oltre ai Lombardo, sono imputati anche Ernesto Privitera, Angelo Marino e Giuseppe Giuffrida.

Il penalista ha evidenziato come già il processo di primo grado avesse dimostrato “l’inverosimiglianza di un pactum sceleris tra i Lombardo e chi era da anni loro sostenitore (Privitera, ndr)”. Pace ha sottolineato inoltre come “l’analisi delle conversazioni nel loro dipanarsi nel tempo fornisce la prova piena dell’estraneità di Raffaele Lombardo alle promesse fatte a Marino e Privitera. L’impegno di qualsiasi natura non è stato preso da lui”. Una conclusione, quella rimarcata dal legale, a cui è arrivato anche il giudice di primo grado nella sentenza di assoluzione.

L’accordo, secondo la tesi accusatoria, si sarebbe concretizzato con l’assunzione di Giuffrida alla Ipi Oikos, l’Ati che nel 2013 gestiva l’appalto dei rifiuti del comune di Catania. Il legale ha evidenziato che oltre al fatto che non vi è alcuna correlazione tra l’assunzione e la campagna elettorale, “l’intervento di Raffaele Lombardo come ben descritto dal giudice di primo grado si colloca in un momento successivo alle votazioni per le regionali e ne discende come allo stesso non possa imputarsi alcuna responsabilità penale”. L’avvocato Pace, dunque, al termine dell’arringa ha chiesto alla Corte d’Appello la conferma della sentenza di assoluzione.

Nella scorsa udienza i difensori di Privitera, Marino e Giuffrida avevano chiesto di dichiarare inutilizzabili le intercettazioni telefoniche agli atti del procedimento. Il pm Angelo Busacca, che ha chiesto di ribaltare il verdetto di primo grado e quindi la condanna degli imputati, ha depositato una memoria per ribadire l’utilizzabilità delle intercettazioni. Il processo è stato aggiornato al prossimo 5 giugno per le repliche. Salvo sorprese la Corte d’Appello si ritirerà in camera di consiglio per la sentenza.


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