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la decisione del riesame

L'americana stuprata a Catania
I tre indagati restano in carcere

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"In questo processo non ci sono indizi, ma prove", commenta l'avvocato Mirella Viscuso, difensore della giovane vittima. La difesa: "Siamo delusi".

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CATANIA - Restano in carcere i tre giovani accusati di aver stuprato una 19enne americana. Lo ha deciso il Tribunale del Riesame, presieduto da Sebastiano Mignemi, che ha rigettato il ricorso dei difensori dei tre indagati Roberto Mirabella, Salvatore Castrogiovanni e Agatino Spampinato. Ha retto dunque il quadro accusatorio portato davanti ai giudici della Libertà dal pm Andrea Ursino e dal procuratore aggiunto Marisa Scavo che hanno coordinato le indagini dei carabinieri avviate dopo la denuncia della ragazza. In aula due giorni fa è stato anche proiettato il filmato registrato dai ventenni nel corso della presunta violenza.

"In questo processo non ci sono indizi, ma prove", commenta l'avvocato Mirella Viscuso, difensore della giovane vittima. "Dagli elementi investigativi di natura tecnica  e precisamente dai video, dai file audio e dalle stesse dichiarazioni rese dagli indagati si evince chiaramente che la ragazza ha manifestato il suo dissenso in maniera chiara e inequivocabile. Un dissenso che i tre ragazzi hanno ignorato. La mia assistita attraverso un escamotage è stata con violenza portata in auto e in precedenza ad una loro precisa richiesta di andare al mare aveva manifestato diniego. Già nell'ordinanza del Gip sono stati evidenziati sia i chiari indizi di colpevolezza che le esigenze cautelari nei confronti dei tre giovani con una motivazione ineccepibile che dava conto come la linea difensiva era in assoluto contrasto con gli atti d'indagine raccolti. Valutazione che - conclude l'avvocato - vista la decisione di oggi è anche condivisa dal Tribunale del Riesame che ha confermato la misura custodiale".

Le motivazioni saranno depositate entro 45 giorni. "Siamo delusi", è il commento a caldo invece dell'avvocato Giovanni Avila, uno dei difensori di Spampinato. "Siamo ancora convinti dell'estraneità dei nostri assistiti. Molto probabilmente presenteremo ricorso per Cassazione".  La detenzione carceraria è una misura cautelare "sproporzionata" secondo l'avvocato Giuseppe Rapisarda, che assiste Mirabella. "È sproporzionata nella misura della sussistenza della reiterazione del reato: si tratta di tre giovanissimi incensurati, due che lavorano e uno che ancora studia, e non sono emersi né attraverso testimonianze né esiti investigativi elementi che possano portare a desumere una possibile reiterazione della condotta criminale. Una misura custodiale adeguata poteva essere - spiega il legale - quella degli arresti domiciliari con braccialetto elettronico".

Nei prossimi giorni il Gip Simona Ragazzi potrebbe sciogliere la riserva in merito alla fissazione dell'udienza per l'incidente probatorio richiesta dalla Procura che servirà a cristallizzare la testimonianza della giovane americana vittima degli abusi sessuali.

 


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