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L’istituto omnicomprensivo Pestalozzi spegne 50 candeline

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Pedagogia, didattica e formazione in occasione dei 50 anni dell’omnicomprensivo di Librino

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CATANIA - Cinquanta candeline per la Pestalozzi di Catania. Mezzo secolo di passione e dedizione per l’istituto scolastico che dalla sua istituzione ad oggi ha cambiato più volte la sua distribuzione in plessi, divenendo nel 2000 comprensivo, dal 2015 anche istituto professionale per l’enogastronomia e l’ospitalità alberghiera, dal 2018 sede del corso serale per adulti. Che educare voglia dire soprattutto amare lo sanno bene i docenti e il personale intento ad operare in uno dei quartieri più a rischio della città: Librino. Una lezione ereditata dal pedagogista svizzero da cui l’omnicomprensivo prende il nome. A fare gli onori di casa in occasione del seminario “Mente, cuore e mano”, organizzato per il cinquantesimo anniversario, è stato Emanuele Rapisarda, dirigente dell’istituto.
“Riscoprire la figura di Pestalozzi - ha spiegato Letterio Todaro, docente di Storia della Pedagogia all’Università di Catania - può costituire un’occasione assai significativa per capire la sfida complessa che l’educazione si trova a sostenere anche nel contesto attuale, sia in rapporto ad un progetto di costruzione armonica del mondo sociale, sia in rapporto alla responsabilità che essa interpreta per un progetto formativo che guarda alla promozione della persona umana nella sua interezza”.
“Il modello di educazione professionale ipotizzato dal pedagogista svizzero - ha sottolineato Silvia Annamaria Scandurra, docente di Storia della scuola dell’Ateneo di Catania - riprendendo le esperienze delle botteghe artigiane rinascimentali e anticipando la realizzazione dell’apprendistato formativo, permisero di riconoscere il lavoro come azione intenzionale, volontaria e universale, attraverso cui l’uomo attua la propria essenza e contribuisce alla trasformazione della società in senso democratico”.
E l’incontro è stata un’occasione per riflettere pure di scuola e sistema duale, orientamento e apprendistato. “La ‘Pedagogia dell'industria’ di Pestalozzi - ha affermato infatti Elena Longo, referente Anpal - rappresenta uno dei principali spunti per la successiva evoluzione di un sistema educativo duale, una formazione che si realizza contemporaneamente in due diversi luoghi di apprendimento, scuola ed impresa, con l'obiettivo di fornire agli studenti un'adeguata preparazione professionale di base nonchè conoscenze, abilità e competenze necessarie per facilitarne l'inserimento nel mondo del lavoro”.

A moderare il seminario è stata Maria Assunta Di Dio, docente dell’istituto. Tra gli intervenuti anche, Claudio Sammartino, prefetto di Catania, il questore Alberto Francini, il mecenate Antonino Presti e  Roberto Lagalla, assessore regionale dell'Istruzione e della Formazione Professionale. Tra gli studenti presenti all’evento, Andrea Palla, studente dell’alberghiero all’indomani della vittoria al concorso enogastronomico internazionale “Goût de France”. “Con ‘educazione della mano’ o ‘educazione all’arte’ - ha spiegato Gianluca Rapisarda, consigliere della federazione nazionale delle Istituzioni Pro Ciechi - Pestalozzi prevede la necessità dell’educazione artigiana come naturale tendenza al fare. Grazie soprattutto alla sua opera pedagogica, diversi filantropi fondarono i primi istituti per assistere, addestrare ed istruire i ciechi. Nel 1829 il giovane cieco parigino Louis Braille pubblicò un primo libro riguardante il suo originale sistema di scrittura puntiforme per rappresentare lettere, numeri, simboli e note musicali. Era il sistema a sei punti dell’alfabeto omonimo”. A tutti gli ospiti e ai relatori è stato omaggiato il libretto “Mente, cuore e mano: racconto di una passione” , realizzato dai docenti del Gruppo Studio dell'Omnicomprensivo Pestalozzi per ricordare la straordinaria umanità e passione del pedagogista svizzero.


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