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Via Capo Passero

Il blitz nel bunker dello spaccio
L'irruzione, la cattura... e il trono

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Il dirigente della Squadra Mobile Antonio Salvago racconta alcuni retroscena (inediti) dell'operazione scattata mercoledì all'alba.

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CATANIA - Tutto deve funzionare alla perfezione. Perché una nota stonata può far saltare una cattura. Nell’esecuzione di un blitz tutto deve essere sincronizzato. Come in un’orchestra: ogni musicista suona la stessa melodia come se fosse un unico strumento. “Tutto quello che è prevedibile deve essere messo in conto”, spiega il dirigente della Squadra Mobile di Catania che a due giorni di distanza racconta a LiveSicilia alcuni retroscena dell’operazione Cape Sparrow. “Dietro c’è un lavoro organizzativo imponente. Sopralluoghi, scelta degli uomini per ogni cattura, pianificazione delle zone da cinturare, monitoraggio di ogni possibile via di fuga. Basta un rumore, un secondo perso per fare andare qualcosa storto. E in questo blitz dovevamo stare ancora più attenti perché quasi tutti gli indagati - spiega ancora il dirigente - vivono in via Capo Passero”. Oltre 200 poliziotti impegnati, cani antidroga e un elicottero che sorvegliava dall’alto il quartiere bunker di San Giovanni Galermo. Una zona a densità criminale altissima. E c’è stato anche chi, per precauzione, appena ha capito che c’era aria di blitz ha deciso di farsi una passeggiata notturna in ciabatte e pigiama. Una pattuglia lo ha visto e fermato. Alla fine non era tra i destinatari dell’ordinanza, ma “questo dimostra che dobbiamo avere - spiega Salvago - la totale copertura della zona interessata e poter intervenire ad un possibile tentativo di sfuggire all’arresto”.

Nel palazzo dove vive Eugenio Minnella, l’unico indagato a cui è contestata l’aggravante mafiosa, si doveva agire senza perdere nemmeno un secondo. Quindi poliziotti con l’esperienza di centinaia di blitz alle spalle, calcio alla porta di ferro e sù al secondo piano. “Non doveva avere il tempo di pensare”, spiega ancora Salvago. Una volta fatta irruzione nella casa del genero di Marco Battaglia, gli investigatori si sono trovati come immersi in una scena di una puntata di Gomorra. E tra l’arredamento (dal gusto assolutamente discutibile) si sono trovati un trono: di pelle bianca e dai profili argento. Anche Minnella, dunque, come altri criminali catanesi in questi ultimi anni soffre della sindrome da ‘tronista’, portata in auge dal capolavoro di Brian De Palma “Scarface”.

Minnella aveva creato la sua ‘piazza’ sotto casa. Così come avevano fatto i suoi vicini di casa, o sarebbe meglio dire di “spaccio”. Insomma ‘casa e putìa’, con il consenso di tutto il quartiere. Perché alla fine alcuni entrano nel sistema criminale per guadagnare qualche spicciolo. E anche con il consenso di chi sceglie di ignorare e girarsi dall’altra parte. Una scelta che non rende innocenti.

Alla fine i ventiquattro indagati sono stati tutti catturati. “L’obiettivo è quello di assestare un duro colpo anche alle consorterie criminali. Perché i soldi frutto di questa attività di spaccio arrivavano anche alle casse della criminalità organizzata. Abbiamo fermato questo gettito di denaro. Ma - conclude Salvago - non dobbiamo mai fermarci davanti a un successo”. Ed il pensiero va già al prossimo blitz.

 


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