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Il blitz Cape Sparrow

Cosa nostra e il patto della droga
"I soldi li prendeva Eugenio"

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Il pentito Antonio D'Arrigo incastra Eugenio Minnella. Il genero del trafficante Marco Battaglia è considerato uno dei capi-piazza di via Capo Passero.

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CATANIA - Un patto per la droga. Un accordo per evitare tensioni. Una stretta di mano tra boss di Cosa nostra per poter evitare fibrillazioni inutili nello spaccio di via Capo Passero, il più grande market di droga della Sicilia Orientale. Questa alleanza sarebbe stata sancita un po’ di tempo fa. Ancor prima del maxi blitz Fiori Bianchi del 2013 e della retata Stella Polare del 2012. Erano ancora liberi Lorenzo Pavone, all’epoca capo del gruppo di Picanello e l’uomo d’onore Daniele Nizza, referente di San Cristoforo. A svelare i termini del contratto mafioso è un pentito dell’ultima ora, Antonio D’Arrigo, ex affiliato della squadra di Picanello, che in un verbale di un anno fa racconta di “un problema sorto con Fabrizio Nizza che voleva impossessarsi della piazza di Enzo Zuccaro (uomo di fiducia di Marco Battaglia, ndr)”. Per risolvere la questione “Lorenzo Pavone avrebbe parlato con Daniele Nizza con cui aveva stretto un’alleanza”. Per quell’intervento però ci sarebbe stato un prezzo da pagare. D’Arrigo spiega che “Pavone per proteggere la piazza dello Zuccaro entrò in società con questi prendendo la metà degli introiti”. I mafiosi non fanno mai niente per niente.

Ma nella “pignata” di Picanello sarebbe arrivato anche un fisso da Marco Battaglia, il trafficante più quotato di via Capo Passero e di San Giovanni Galermo. Un pentito, in un processo, lo ha definito il “trafficante di cocaina più potente”. D’Arrigo spiega ai magistrati che “sino all’arresto di Lorenzo Pavone la piazza del Battaglia ha continuato a versare nella cassa del gruppo 1000 euro a settimana”.

Nizza e Pavone sono in carcere. E ai vertici del gruppo di Picanello - come documentato nel processo Orfeo - si posiziona Giovanni Comis, boss storico della famiglia Santapaola. “Con l’arrivo di Comis le cose cambiarono perché questi ruppe l’alleanza con i Nizza dicendo che il gruppo di Picanello era sempre stato autonomo e non aveva bisogno di nessuno”. Nuovo capo, nuove regole: in cassa vanno metà dei proventi dello spaccio.

Si susseguono i blitz, ma secondo D’Arrigo “anche mentre eravamo in carcere nel 2017 le piazze di spaccio di Enzo Zuccaro e di Marco Battaglia hanno continuato a lavorare”. In cella si parla, si discute e Antonio D’Arrigo avrebbe saputo i nomi dei nuovi responsabili dello spaccio in via Capo Passero. Gli eredi di Battaglia insomma. E tutto sarebbe rimasto in famiglia. “Una volta arrestato Marco Battaglia la piazza di spaccio è stata gestita dal genero di Battaglia di nome Eugenio (Minnella, ndr)”, racconta il pentito. I verbali, finiti nelle oltre 600 pagine dell’ordinanza che ha fatto scattare il blitz Cape Sparrow ieri mattina, offrono un preciso ritratto criminale di una delle figure chiave dell’inchiesta coordinata dal pm Rocco Liguori. “I soldi degli incassi li prendeva Eugenio perché è il genero del Battaglia”. Ma Eugenio Minnella avrebbe avuto un ruolo nella piazza di spaccio di via Capo Passero già da tempo. Il pentito Davide Seminare, ex boss del gruppo Nizza, spiega che Battaglia “si avvaleva di uomini di fiducia per gestire la piazza di spaccio ed in particolare di Turi detto “cacocciola”, e del genero Minnella il cui soprannome era “Iaio”. Tasselli su tasselli che si aggiungono all’imponente apparato probatorio raccolto in mesi di indagini dalla Squadra Mobile di Catania che è riuscita ad addentrarsi nel bunker dello spaccio e a piazzare cimici e telecamere.

Manca un tassello però nella ricostruzione degli inquirenti, infatti un nome pronunciato da Antonio D’Arrigo è omissato. Questo fa presagire che le indagini non si sono fermate. “Ma… omissis… era colui che si occupa della gestione materiale della piazza. Eugenio presenziava sulla piazza ai fini di controllo ma non compiva alcuna attività materiale per evitare di essere arrestato”. Strategia che non ha funzionato a quanto pare. Ieri notte infatti i poliziotti hanno dato un calcio alla porta del palazzo di via Capo Passero dove abita e lo hanno arrestato. 


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