Live Sicilia

VIOLENZA SESSUALE AGGRAVATA

L'atroce stupro della giovane turista
Le registrazioni choc dei catanesi

catania, stupro, turista,

Incastrati dagli audio, i tre hanno abusato della turista.


CATANIA – “M'bare ta pozzu riri na cosa? A chista ma isu iu”. Sono le 23.14 di sabato 23 marzo. Tre ragazzi hanno conosciuto e fatto bere una ragazza americana, 19enne, che a Catania lavora come baby sitter. Lei non sta bene, è stata già a vomitare in bagno, ha bevuto troppo e loro le hanno offerto numerosi cocktail. Con una scusa la invitano ad andare in macchina, per prendere “i soldi”. L'orrore in quel momento non è ancora iniziato, ma la 19enne ha capito che i ragazzi non hanno buone intenzioni.

Alle 23.12 manda un primo file audio a un amico catanese, attraverso Whatsapp: “Io sto male (incomprensibile) per favore, aiuto me… ragazzi (incomprensibile) a me e non vuole”. Sta cercando di chiedere aiuto, di spiegare che “non vuole”, quello che potrebbe accadere, perché il trio è malintenzionato e lei lo ha capito. “Ho mandato – ha detto la ragazza ai carabinieri - questo messaggio audio al mio amico Salvo T., mentre mi trovavo al bar insieme ai tre giovani che poi mi hanno violentata; a Salvo T. dicevo appunto, in italiano, che stavo male e che c’erano dei ragazzi che parlavano con me e che io non volevo”

Poco dopo registra un altro audio, non capisce cosa stia dicendo Salvo, uno dei tre ragazzi che la stavano portando in macchina: “M’bare tapozzu riri na cosa? A chidda ma isu iu…”.

Ventritrè e 17 minuti, la ragazza chiede espressamente aiuto all'amico catanese: “Aiuto me (incomprensibile) aiuto, sono auto…”. “Quando ho registrato il messaggio – racconta ai carabinieri la turista americana - eravamo già saliti in auto ed i tre parlavano forte, per cui coprivano la mia voce; quando si sono accorti che io avevo il telefono in mano e parlavo, hanno cercato di togliermi il telefono, ma io sono riuscita a tenerlo”.

Poco dopo manda la propria posizione Gps all'amico, ma non riceve alcun aiuto.

Mezzanotte e 12 minuti, la 19enne registra un altro audio, “vieni qua”, dice un uomo che si lamenta del suo rifiuto, “non voglioooo”, risponde la ragazza. “Sì che vuoi!”, dice l'uomo. Dall'ascolto dell'audio si sente la ragazza dire “nooooo”. A questo punto seguono alcune frasi irripetibili pronunciate da un ragazzo durante la violenza sessuale.

La ragazza viene incastrata nel sedile posteriore, il suo corpo viene “violato” dai tre.

Poco dopo un'altra registrazione, si sente il pianto della ragazza.

E ancora, tra le 23.12 e l'una di notte, ha chiamato 9 volte il 112, diverse volte il suo amico catanese e un'amica catanese, ma anche il 911.

Il giorno dopo i tre catanesi tornano nello stesso bar e si vantano di quello che hanno fatto: “Ce la siamo spaccata”. Adesso sono in carcere.


/web/virtualhosts/catania.livesicilia.it/www/upload/assets/xml/1324,3,sotto-articolo.php


Segnala il commento